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Cgia Mestre, Dl Green Pass: «Oggi 2 milioni di lavoratori rimarranno a casa»


18.10.2021 – Lunedì 2 milioni di lavoratori non potranno recarsi in
fabbrica o in ufficio perché impossibilitati a farsi il tampone per
ottenere il Green pass. Purtroppo, le farmacie e le strutture
pubbliche/private dedicate a questo servizio non sono in grado di
compiere giornalmente un numero di test sufficienti per coprire la
domanda. Lavoratori che, loro malgrado, saranno costretti a rimanere
a casa senza retribuzione. La denuncia è sollevata dall’Ufficio studi
della CGIA.

I numeri
Secondo le stime del Governo sarebbero 3 milioni i lavoratori italiani
senza il certificato verde, il 13 per cento circa degli occupati presenti
nel nostro Paese. Persone che per accedere al proprio posto di lavoro
entro la fine dell’anno dovranno fare ogni 2 giorni il tampone per
ottenere il green pass. Attualmente l’offerta è molto inferiore: ieri, ad
esempio, il numero di tamponi realizzati in Italia è stato di poco
superiore a 506 mila. Ipotizzando un aumento della produttività da
parte delle farmacie e delle strutture dedicate a fare questi test,
dopodomani il numero complessivo potrebbe salire fino a 700 mila1
.
Se a questo numero aggiungiamo le oltre 300 mila persone che per
ragioni di salute non sono obbligate al possesso della certificazione,
rimarrebbero senza pass circa 2 milioni di lavoratori.

Flop dell’effetto annuncio
A metà settembre, in sede di presentazione del decreto che obbligava
l’uso del Green pass per entrare nei luoghi di lavoro, i ministri


Ovviamente si suppone che questi tutti questi test avranno esito negativo
Ufficio Studi News del 16 ottobre 2021


Brunetta, Orlando e Speranza l’avevano sottolineato più volte. Il
successo della misura si basava sull’effetto annuncio, ovvero che una
gran parte dei 4 milioni di lavoratori italiani che allora non erano
ancora vaccinati lo facessero entro un mese, ovvero entro il 15
ottobre, data in cui era prevista l’entrata in vigore delle disposizioni
previste dal decreto. Le cose, purtroppo, non sono andate così e solo
una minoranza nel frattempo si è vaccinata. Gli altri, invece, hanno
deciso di non farlo.


A rischio la ripresa economica


La mancata presenza di circa 2 milioni di occupati non rappresenta
solo un problema economico e sociale che rischia di mettere a
repentaglio la tenuta produttiva di moltissime attività economiche, ma
costituisce anche seria violazione del diritto al lavoro. Se il Governo
ha deciso per decreto di consentire l’ingresso negli uffici e nelle
fabbriche solo a chi ha il Green pass – e quest’ultimo è ottenibile
attraverso il vaccino o il tampone – lo Stato deve garantire la
possibilità di fare il tampone anche a chi non vuole sottoporsi
all’iniezione del siero vaccinale. Diversamente, lede il diritto al lavoro
a milioni di persone, venendo meno a un principio fondamentale di
uno Stato di diritto: la legalità, che deve essere sempre rispettata
sia dai soggetti pubblici sia da quelli privati. Intendiamoci, il Covid va
sconfitto con la prevenzione, aumentando il numero di immunizzati e
con le disposizioni indicate dagli esperti, ma allo stesso tempo
dobbiamo salvaguardare anche il diritto al lavoro e le piccole imprese,
che da questa pandemia sono state fortemente penalizzate.
 Cambiare il decreto o mobilitare l’Esercito.


Secondo l’Ufficio studi della CGIA, per risolvere questa situazione il
Governo ha due possibilità: stabilire che il green pass si ottiene solo
attraverso l’inoculazione del vaccino, eliminando così il problema
dell’impossibilità di fare i tamponi a tutti, o mobilitare l’Esercito, la
Protezione civile o non sappiamo chi altro, affinché vengano diffuse su
tutto il territorio nazionale delle unità mobili in grado di fare i test,
garantendo così a tutti il diritto di conseguire, ancorché
temporaneamente, il certificato verde.


I “no vax” sono soprattutto al Sud


Dati puntuali sul numero di lavoratori non vaccinati non ce ne sono.
Gli unici disponibili sono di fonte della Presidenza del Consiglio e
fotografano il numero di persone non ancora vaccinate all’8 ottobre
scorso nella fascia di età tra i 20 e i 59 anni. Coorte che include la
stragrande maggioranza dei lavoratori presenti nel Paese. Ovviamente
tra queste persone sono inclusi anche i disoccupati e gli inattivi. La
regione più “no vax” è la Sicilia, la percentuale è pari al 24,3 per
cento ed è costituita da 625.565 persone non vaccinate. Seguono la
Calabria con una tasso del 23,4 per cento (226.745 non immunizzati),
la Provincia Autonoma di Bolzano con il 22,7 per cento (63.570 non
vaccinati), la Valle d’Aosta con il 21 per cento (13.017 non vax) e le
Marche con il 20,4 per cento (156.724 non vaccinati). Le situazioni
più virtuose, invece, si riscontrano in Lombardia (14,3 per cento di
non vaccinati), nel Lazio (14,2 per cento) e in Toscana (13,8 per
cento). Tra le 4 macro aree del Paese è il Sud a presentare il più alto
numero di non vaccinati (2.143.769 pari al 20 per cento del totale
della popolazione tra i 20 e i 59 anni). In Italia, infine, i “no vax” in
età lavorativa sono 5.432.118, pari al 17,4 per cento della coorte 20-
59 anni (vedi Tab. 1).


Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Presidenza del Consiglio dei Ministri
(*) Per popolazione non ancora vaccinata si intendono quei soggetti che all’8 ottobre 2021 non avevano ancora
ricevuto una prima dose vaccinale.
Nota: nella tabella si riportano i dati delle province autonome di Trento e di Bolzano, che presentano differenze
significative. In complesso, in Trentino Alto Adige il numero di non vaccinati in età 20-59 anni è pari a 105.735
unità pari al 19,8% della rispettiva popolazione.

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