Pubblicato il 18 Settembre 2026
La Russia torna alle urne dal 18 al 20 settembre 2026 per eleggere i 450 membri della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento. È la prima elezione parlamentare nazionale dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. Il voto viene organizzato anche nelle aree ucraine occupate dalla Russia, una scelta contestata dalle autorità di Kiev.
Il quadro politico resta fortemente condizionato dal controllo esercitato dal Cremlino sul sistema elettorale. Russia Unita, il partito che sostiene Vladimir Putin, mantiene una posizione dominante, mentre le forze apertamente contrarie alla guerra hanno avuto difficoltà o sono state escluse dalla competizione.
Come si vota per la Duma
La Duma è composta da 450 deputati. Il sistema elettorale prevede due modalità di assegnazione dei seggi: 225 deputati vengono eletti attraverso liste di partito con metodo proporzionale, mentre gli altri 225 sono scelti nei collegi uninominali.
Nelle precedenti elezioni parlamentari, nel 2021, Russia Unita aveva ottenuto circa il 49,8% dei voti e 324 seggi. Il Partito comunista aveva raccolto circa il 18,9%, mentre il Partito liberal-democratico russo si era attestato poco sopra il 7%.
La tornata del 2026 si svolge però in un contesto profondamente diverso, segnato dalla guerra in Ucraina e da un sistema politico nel quale, secondo diverse analisi internazionali, la competizione elettorale è fortemente limitata.
L’esclusione di Jabloko e le difficoltà dell’opposizione
Uno degli episodi più significativi riguarda Jabloko, la principale formazione russa apertamente contraria alla guerra, che è stata esclusa dalla competizione nazionale per la Duma. Alcuni suoi esponenti, tuttavia, partecipano alle elezioni in singoli collegi.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di forte pressione sulle forze politiche e sui candidati che contestano le posizioni del Cremlino. Reuters e Associated Press descrivono il sistema politico russo come fortemente controllato, con numerosi oppositori incarcerati, costretti all’esilio o comunque impossibilitati a partecipare alla competizione elettorale nazionale.
Anche le candidature indipendenti possono incontrare ostacoli significativi. Il risultato è una competizione nella quale le forze favorevoli al governo partono da una posizione nettamente predominante, mentre gli spazi per una vera opposizione risultano ridotti.
Il voto nei territori ucraini occupati
Le elezioni si estendono anche a Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, territori dell’Ucraina che la Russia considera parte della propria Federazione dopo le annessioni rivendicate da Mosca nel 2022.
La stessa Commissione elettorale centrale russa ha formalmente disposto lo svolgimento delle elezioni della Duma in queste aree il 20 settembre.
La decisione è stata respinta dall’Ucraina, che considera illegittimo il voto organizzato nei territori occupati. Kiev ha invitato i residenti delle aree sotto occupazione a non partecipare, sostenendo che le consultazioni siano prive di validità giuridica.
Putin presenta il voto come una prova di sostegno
Il presidente Vladimir Putin ha collegato pubblicamente le elezioni alla situazione del Paese e alla guerra in Ucraina. Nel suo messaggio alla popolazione, il voto viene presentato anche come un’occasione per dimostrare coesione e sostegno allo sforzo militare russo.
Per il Cremlino, dunque, le consultazioni assumono un significato che va oltre il semplice rinnovo della Duma: rappresentano anche un test politico in un momento segnato dal conflitto, dalle sanzioni occidentali e dalle difficoltà economiche interne.
Un’elezione sotto i riflettori internazionali
La tornata del 2026 viene osservata con particolare attenzione proprio perché rappresenta la prima elezione parlamentare russa dopo l’inizio della guerra su larga scala in Ucraina.
Le autorità russe hanno predisposto tre giornate di voto, dal 18 al 20 settembre, mentre in alcune aree sono previste modalità di voto specifiche legate alle condizioni di sicurezza.
Il risultato della consultazione permetterà quindi di misurare non soltanto la composizione della nuova Duma, ma anche il grado di consenso che il Cremlino riuscirà a ottenere in un sistema politico nel quale la presenza dell’opposizione è fortemente ridotta.

