Pubblicato il 4 Giugno 2026
Un nuovo rapporto ONU accende i riflettori sull’impatto ambientale dell’IA
L’espansione dell’Intelligenza Artificiale rischia di avere conseguenze significative sulle risorse naturali del pianeta. Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite dedicato al costo ambientale dell’IA, entro il 2030 il settore potrebbe arrivare a consumare una quantità d’acqua equivalente a quella necessaria per soddisfare i bisogni di 1,3 miliardi di persone, una cifra paragonabile all’intera popolazione dell’Africa subsahariana.
Lo studio stima inoltre che il comparto dell’IA potrebbe richiedere fino a 945 terawattora di energia elettrica, un volume pari a circa tre volte il consumo complessivo di Paesi densamente popolati come Pakistan, Bangladesh e Nigeria.
L’intera filiera dell’IA sotto osservazione
Il documento, intitolato “Costo ambientale del consumo energetico dell’IA: impronta di carbonio, acqua e suolo”, analizza l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita della tecnologia. Non si tratta soltanto dell’utilizzo quotidiano dei sistemi di Intelligenza Artificiale, ma anche della costruzione dei data center, della produzione delle infrastrutture necessarie e della gestione dei rifiuti elettronici generati dal settore.
Gli esperti sottolineano come sia necessario adottare una visione complessiva per valutare correttamente gli effetti dell’IA sull’ambiente, evitando di concentrarsi esclusivamente sulle emissioni di carbonio.
Gli esempi di Irlanda e Uruguay
Tra i casi analizzati emerge quello dell’Irlanda, uno dei principali poli europei per i data center. Nel 2023 queste strutture hanno assorbito circa il 21% dell’intera domanda nazionale di elettricità, superando perfino i consumi attribuiti alla popolazione urbana.
Un altro esempio significativo arriva dall’Uruguay. Qui la realizzazione di un grande data center ad elevato consumo idrico si è sovrapposta alla grave siccità che ha colpito il Paese nel 2023. La crisi ha portato all’esaurimento delle principali riserve di acqua dolce di Montevideo, compromettendo la qualità dell’acqua distribuita attraverso la rete pubblica.
Non solo CO₂: l’impatto riguarda anche acqua e territorio
Il rapporto evidenzia che l’impronta ambientale dell’Intelligenza Artificiale non può essere misurata esclusivamente attraverso le emissioni di gas serra. I sistemi IA richiedono infatti enormi quantità di acqua per il raffreddamento dei processori e un utilizzo crescente del territorio per ospitare infrastrutture sempre più grandi e complesse.
Per questo motivo, gli autori ritengono insufficiente valutare il fenomeno prendendo in considerazione un solo indicatore ambientale.
La richiesta dell’ONU: un ecosistema di IA responsabile
Secondo Kaveh Madani, direttore dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite e coordinatore del gruppo di ricerca, il rapporto non rappresenta una critica all’Intelligenza Artificiale.
L’obiettivo è piuttosto quello di promuovere uno sviluppo responsabile e sostenibile della tecnologia, capace di massimizzare i benefici per la società riducendone al minimo gli effetti collaterali.
Le conclusioni dello studio chiedono quindi una governance globale dell’Intelligenza Artificiale, basata su principi di trasparenza, efficienza, equità e giustizia ambientale, per garantire che la crescita del settore avvenga in modo compatibile con la tutela delle risorse naturali. Fonte: Ansa

