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Gli eredi di Enrico Fermi scelgono Civitanova per lanciare un messaggio di speranza all’umanità

Pubblicato il 2 Ottobre, 2020

“Alcuni di voi potrebbero chiedersi quale sia il beneficio di lavorare così duramente, solo per collezionare qualche fatto che non ci porterà alcun piacere, tranne che a qualche professore dai capelli lunghi, che ami collezionare certe cose di nessuna utilità per alcuno, poiché al massimo solo qualche specialista sarebbe in grado di capirle?” scrive Enrico Fermi con la sua consueta eleganza un anno prima della sua morte, nel 1953. E’ il suo addio a un mondo che sta cambiando.

I suoi eredi, Vincenzo e Maurizio, hanno voluto portare a Civitanova allo scienziato Massimo Rogante, scelto per consegnare il “Premio Fermi” a uno scienziato ungherese, Marchigiano dell’anno per le sue attività a favore di Cultura e Scienza, un messaggio della nipote di Enrico, Olivia, che è di grande attualità nel pieno come siamo di una crisi mondiale climatica, ecologica, sociale e umanitaria. Vale la pena di riproporlo ora.

L’attualità di quanto dicono Fermi e la nipote è evidente e allarmante.
“…Potrei avventurarmi in una previsione abbastanza sicura… La storia della scienza e della tecnologia ci ha costantemente insegnato che i progressi scientifici nella comprensione di base hanno prima o poi portato ad applicazioni tecniche e industriali che hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere. Mi sembra improbabile che questo sforzo per arrivare alla struttura della materia debba costituire un’eccezione a tale regola. Ciò che è meno sicuro, e ciò che tutti noi speriamo ardentemente, è che presto l’uomo diventerà sufficientemente adulto da fare buon uso dei poteri che acquisisce sulla natura”. Ma così potrebbe anche non essere, benchè le speranze nel futuro dell’uomo sono oggi le stesse di Fermi.

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