« Torna indietro

Guerini: “Ecco perché servono più spese militari”

Pubblicato il 28 Marzo, 2022

“In questi giorni, a causa delle conseguenze dell’aggressione russa all’Ucraina, è tornato all’attenzione del dibattito pubblico interno il tema delle spese per la Difesa nel nostro Paese. Dibattito che investe questioni di principio, altre di politica interna e altre ancora legate agli impegni internazionali assunti dall’Italia nel corso dell’ultimo decennio. Questioni che dovremmo avere la capacità di dibattere tenendo sullo sfondo lo scenario nel quale ci troviamo
di rinnovata competizione tra gli Stati, con riflessi conseguenti anche nella dimensione di sicurezza e difesa,
e le prospettive di revisione del concetto strategico della Nato e del rilancio del progetto di Difesa europea”. Sono le parole del ministro della Difesa Lorenzo Guerini, in una lettera al quotidiano La Stampa.

Guerini: “Vi racconto il vertice del Galles e gli impegni assunti”

Guerini si è espresso in questo modo: “Il confronto politico di queste ore si è soprattutto soffermato sulla questione degli impegni assunti nel 2014, al vertice in Galles, dai Paesi membri dell’Alleanza atlantica e quindi anche dall’Italia, sul raggiungimento dell’obiettivo del 2% del Pil per le spese della Difesa dei singoli Stati entro il 2024. Impegno sottoscritto dall’allora Governo italiano in carica e riaffermato da tutti i presidenti del Consiglio, nessuno escluso, negli
anni seguenti nelle dichiarazioni formali conclusive sottoscritte alla fine di svariati summit e confermate anche a quello di Londra, nel dicembre 2019. Vorrei partire proprio da questi impegni sottoscritti in questi anni per alcune brevi considerazioni. La prima, innanzitutto, si riferisce alla volontà di essere un Paese credibile”.

Kissinger: “Nelle relazioni internazionali la reputazione dell’affidabilità è una risorsa più importante della dimostrazione di abilità tattiche”

E ancora: “‘Nelle relazioni internazionali la reputazione dell’affidabilità è una risorsa più importante della dimostrazione di abilità tattiche’, scrive Kissinger in un bel libro di qualche anno fa, Ordine mondiale. Non credo che sul punto ci sia molto da aggiungere: la credibilità di un Paese e, a mio giudizio, dei suoi leader, è un capitale fondamentale sul piano delle relazioni internazionali. Probabilmente il più importante. È un concetto che va tenuto bene a mente, anche quando rischia di scontrarsi con immediati interessi politici o elettorali. Ciò detto vengo alla seconda considerazione:
come siamo messi sul punto in Italia?”

Guerini: “Le esigenze di ammodernamento del nostro strumento militare sono al centro da anni”

Ecco le domande che pone il ministro della Difesa: “Qual è lo stato delle nostre spese e dei nostri investimenti nella difesa e quindi nella nostra sicurezza? È tutto
ascrivibile solo al rispetto di un vincolo esterno (l’impegno del 2% assunto in sede Nato) o ci sono anche altre valutazioni che riguardano il livello e l’efficienza del nostro strumento militare? E tutto ciò, in termini di analisi e decisioni conseguenti, può permettersi di non tener conto della contingenza attuale e delle conseguenze che avrà
negli scenari di medio periodo?

Le risposte sono talmente evidenti che le domande che ho posto rischiano di essere considerate retoriche. Le
esigenze di ammodernamento del nostro strumento militare sono da anni al centro dei richiami che non solo gli
specialisti di settore, non solo i vertici militari della Difesa e delle Forze Armate, hanno più volte evidenziato, ma sono
presenti in numerose e reiterate analisi del Parlamento
, accompagnate da conseguenti inviti ad agire ai vari
governi che si sono succeduti in questi anni ad agire per farne fronte. Scarsità ed incertezza delle risorse sul piano
degli investimenti, esiguità del bilancio ordinario della Difesa (anche in confronto a quelli di altri Paesi europei,
ad esempio la Francia o addirittura la Germania), necessitano di una graduale crescita delle risorse dedicate nell’ottica
di ammodernare le nostre Forze Armate anche sul piano della qualità dei sistemi d’arma e della volontà di
confermare il ruolo dell’Italia nella costruzione della Difesa europea oltre che membro importante dell’Alleanza
atlantica.

Dal settembre 2019, quando ho avuto l’onore di essere nominato ministro della Difesa del nostro
Paese, ho cercato di pormi e di conseguenza agire in questa prospettiva: lavorare per una crescita graduale, costante
e sostenibile delle risorse per la Difesa che ci avvicinasse, secondo tempi dettati dalle nostre possibilità finanziarie
ma con inequivocabile chiarezza di intenti, agli obiettivi assunti in ambito Nato e rispondesse ai temi critici
endogeni che ho sopra richiamato
“.

Guerini: “Prendere la direzione del ‘valore’ della difesa e non del suo ‘costo'”

Il ministro ha aggiunto: “Trovando sempre condivisone e sostegno nei governi a cui ho partecipato e nel Parlamento, a partire dalle Commissioni Difesa di Senato e Camera che ringrazio pubblicamente per il loro importante lavoro di questi anni. Il bilancio ordinario è cresciuto costantemente e, con la legge di bilancio approvata nel dicembre 2020, è stato finalmente istituito il Fondo pluriennale degli investimenti della Difesa. Un passaggio, quest’ultimo, importante perché consente certezza di risorse pluriennali su cui definire i programmi di ammodernamento e, nel contempo, rafforza anche la nostra industria nazionale di settore nei programmi di cooperazione industriale internazionale a
cui partecipa con eccellenze e capacità riconosciute.

In questa direzione, quella del ‘valore’ della Difesa e non del suo ‘costo’, si muove il programma di crescita finanziaria
del ministero della Difesa che mi auguro continui ad essere supportato dal governo e dal Parlamento nei
passaggi dei prossimi mesi e dei prossimi anni che ci consentirà di raggiungere questi obiettivi attraverso un piano
di crescita ulteriore credibile e sostenibile. Si tratta, quindi, di continuare su questa strada, con gradualità e costanza,
tenendo conto dei vincoli finanziari con cui ci dobbiamo confrontare, ma mantenendo chiara la direzione di marcia che l’Italia intende percorrere se vuole confermarsi un attore credibile ed affidabile nell’ambito delle relazioni internazionali e mostrarsi consapevole delle responsabilità che derivano dallo scenario internazionale nel quale ci troviamo. Sono certo che il confronto politico sarà all’altezza rifuggendo da tentazioni di piegare questioni
tanto rilevanti, in un senso o nell’altro, a esigenze politiche o elettorali
che, seppur comprensibili, rischiano
di essere di corto respiro”.

About Post Author