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La cura per l’influenza degli influencer

Pubblicato il 22 Giugno, 2020

Gli influencer creano un giro d’affari di 1.000 milioni di euro, sì la cifra è giusta: un miliardo di euro, un fenomeno in crescita inarrestabile. Il 49% dei consumatori si affida a loro sui social network per avere consigli e il 20% dichiara di averli ascoltati e aver tradotto un loro consiglio in un acquisto concreto. Gli influencer, la nuova tendenza delle imprese per raggiungere un numero sempre maggiore di acquirenti. Alcuni di loro si sono arricchiti da far spavento pubblicizzando prodotti di dubbio gusto estetico, ma lo sappiamo, la moda si nutre di provocazioni.

Ma chi è l’influencer? Non è più la modella o l’attrice di grido che sponsorizza un profumo dall’alto della sua inarrivabile bellezza e ricchezza dentro una villa hollywoodiana. Semmai è il tipo anonimo e “pissero” come diciamo in Toscana, nella sua forma di carne ma con un’identità elettronica fighissima e con contenuti degni d’attenzione. Se il media manager gli mette gli occhi addosso, è fatta. Obiettivo: tirar dentro il progetto “lavaggio del cervello” tutti i follower del tipo anonimo e fargli comprare la maglietta che d’ora in avanti porterà nelle foto, gli occhiali da cui mai più si separerà, il telefono che usa per i cento suoi selfie quotidiani. Amen.

La pubblicità ha fatto i conti col fatto che la mente delle persone può essere influenzata con mezzi più subdoli (e pare più efficaci) delle reclame tradizionali e per farlo è andata a scuola e li ha imparati. Ah, quanta nostalgia degli anni ottanta…

Le regole sono essenziali e soprattutto poche.

Prossimità: l’influencer deve essere conforme al gruppo target cui cerca di rifilare oggetti e idee. La psicologia sociale ci insegna che le dinamiche in-group vs out-group sono potentissime in certi gruppi sociali. Se il tipo veste come me, parla come me e desidera le mie stesse cose, è facile che lo difenda anche se inconsapevolmente ritengo le sue parole autentica m….a. Questo avviene perché lo ritengo appartenente alla mia tribù.

Frequenza: più vedo il tipo che veste figo più lo invidio. Inizio a credere che lui è la versione ricca e di successo di me, per cui è uno che ha scalato la montagna e ce l’ha fatta. L’invidia, se non prende pieghe distruttive, muove le persone e le mette in moto. Comprare quella maglietta, per molti, significa avercela fatta.

Pertinenza col prodotto: per questo ti propongo un esperimento mentale: sei il manager di una casa editrice specializzata in filosofia della mente. Hai a disposizione un tronista di uomini&donne per sponsorizzare una nuova collana dedicata a questo tipo di testi. Domanda: prova a calcolare il netto dei guadagni e il numero di copie vendute in un anno di social media marketing con il personaggio citato sopra… Giusto per intendersi.

Il consiglio risulta meccanico quanto paradossale. Siate voi stessi, forse è meglio. Ma per essere se stessi ci si deve pure fidare di se stessi. Altrimenti, ci pensa il vostro influencer!

Dott. Pier Paolo Giusti, psicologo e psicoterapeuta

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