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I lavoratori della carta e della cartotecnica (10.000 addetti in Veneto) approvano il rinnovo del contratto collettivo nazionale e dicono NO al ritorno alla Legge Fornero

26.10.2021 – Si è conclusa in questi giorni una partecipata stagione di assemblee nelle fabbriche del settore della carta e cartotecnica del Veneto per il rinnovo del contratto collettivo nazionale

43 assemblee per dare la parola a 4328 lavoratrici e lavoratori di un settore che conta nella nostra regione oltre 10.000 addetti. Un settore in forte crescita, in particolare per quanto riguarda gli imballaggi (grazie anche al boom dell’e-commerce e al superamento dell’utilizzo della plastica monouso), che nel nostro territorio ha una presenza forte sia di aziende locali che di grandi multinazionali.

Il contratto collettivo – dichiara Nicola Atalmi, segretario generale Slc Cgil Veneto – è stato approvato dal 91% dei votanti, premiando l’importante impegno delle Rsu e delle Organizzazioni sindacali. Pur rimanendo un giudizio di insoddisfazione sull’aumento medio previsto (100 euro per il livello C1), dalle fabbriche è venuto un sì convinto perché sono state respinte le richieste di Confindustria che pretendeva ulteriore flessibilità e la riduzione della tredicesima mensilità”.

E’ stato introdotto  – prosegue il sindacalista – il riconoscimento della polivalenza e della professionalità e un aumento della previdenza contrattuale a carico dell’azienda. E’ stato ribadito e rafforzato il ruolo delle Rsu aziendali e della formazione per la sicurezza”.

Ma dalle lavoratrici e dai lavoratori cartai e cartotecnici in queste assemblee – conclude – è arrivato anche un secco NO alle proposte del Governo Draghi in materia di pensioni. E’ inaccettabile tornare alla legge Fornero e per impedirlo siamo pronti alla mobilitazione. E’ insostenibile prolungare l’età pensionabile a 67 anni per chi lavora a turni e di notte. Non si può fare cassa sui lavoratori. Ed è proprio questo l’obbiettivo delle proposte quota 102 e 104, che per l’esigua platea di persone a cui si rivolge sono poco meno di una presa in giro. Serve una vera riforma delle pensioni, con un sistema di uscita flessibile. La Cgil propone 41 anni di contributi o 62 anni di età, tenendo conto dei lavori usuranti e del lavoro delle donne, e garantendo un futuro anche previdenziale ai giovani”. 

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