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IA e lavoro: 425mila licenziamenti in tre anni

Pubblicato il 14 Giugno 2026

Un impatto sempre più evidente sul mercato del lavoro

Negli ultimi tre anni il numero di posti di lavoro persi a causa, direttamente o indirettamente, dell’intelligenza artificiale ha raggiunto quota 425.000 licenziamenti, di cui 142.000 solo in Europa. Un dato che evidenzia quanto rapidamente stia cambiando il mercato occupazionale globale.

La piattaforma ailayoffs.live restituisce l’immagine di un sistema lavorativo profondamente trasformato dall’adozione dell’IA, con effetti già misurabili su larga scala.

Secondo le analisi dell’International Labour Organization International Labour Organization, riprese dal Consumers’ Forum, circa il 25% dell’occupazione mondiale rientra in professioni potenzialmente esposte all’automazione tramite IA. Nei Paesi ad alto reddito la quota sale fino al 34%, segnalando un rischio più elevato nelle economie avanzate.

I settori più vulnerabili all’automazione

Le professioni maggiormente a rischio sono quelle caratterizzate da attività ripetitive e facilmente digitalizzabili. Tra queste rientrano:

  • assistenza amministrativa
  • customer care e call center
  • impiegati di banche e uffici postali
  • cassieri
  • traduttori

In questi ambiti, l’integrazione dell’IA sta accelerando processi di automazione già in corso da anni, riducendo progressivamente la necessità di lavoro umano.

Visioni opposte: tra allarmi e ottimismo

Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro resta aperto. Da un lato prevalgono le preoccupazioni istituzionali e sociali, espresse anche da figure come la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il governatore di Banca d’Italia Banca d’Italia Fabio Panetta, che sottolineano la necessità di governare la transizione tecnologica.

Dall’altro lato, alcune grandi figure dell’innovazione mantengono una visione più ottimista. Il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, ha affermato che l’idea di una scomparsa massiccia dei posti di lavoro sarebbe una previsione errata, sostenendo invece che l’IA potrebbe generare una nuova fase di crescita economica e “nuove età dell’oro”.

L’impatto energetico e ambientale dell’intelligenza artificiale

Accanto alle trasformazioni occupazionali, cresce anche l’attenzione sull’impatto energetico delle tecnologie basate su IA. Secondo le stime dell’International Energy Agency, il consumo elettrico globale dei data center potrebbe quasi raddoppiare entro il 2030.

Si passerebbe infatti da circa 415 TWh nel 2024 a 945 TWh, pari a circa il 3% del consumo elettrico mondiale.

Il Consumers’ Forum segnala inoltre che i data center legati all’intelligenza artificiale sono già responsabili di una quota compresa tra il 2,5% e il 3,7% delle emissioni globali di gas serra, un dato destinato a crescere con l’espansione delle infrastrutture digitali. Fonte: Ansa

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