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IL RIGASSIFICATORE IN MARE NEL GOLFO DI FOLLONICA

Pubblicato il 21 Aprile, 2022

Un gran dibattito è scaturito in questi giorni sul tema del rigassificatore a Piombino per la complessità della vicenda soprattutto legata alla sicurezza ,alle tempistiche, alla localizzazione, alle procedure, ai rischi per la popolazione e per l’ambiente , per le attività esistenti, dislocate sul porto e a poche miglia dalla costa,  per le ricadute sulla economia dei territori vicini  oltre che   sui comuni  dell’isola d’Elba.

Una vicendadavvero impegnativa che comporterà l’obbligo di decisionisupportate da pareri  tecnici, da   approfonditi studi di fattibilità, nonché l’obbligo di specifiche procedure ai sensi delle normative vigenti in materia. Dovrà essere esaminato in conferenza dei servizi dal comitato tecnico regionale, dei vigili del fuoco, della capitaneria, dai rappresentanti ministeriali.

Il Comitato Salute Pubblica ritiene che entrambe le soluzioni, sia quella che prevede la collocazione del rigassificatore in banchina, come annunciato dal Ministro Cingolani, sia quella  in mare aperto, presentino  criticità rilevanti e tali da non  ritenere adeguata l’area di Piombino.  

Un impianto di rigassificazione, in banchina o in mare, èsottoposto, leggendo le procedure inerenti il rigassificatore di Livorno, alle direttive Seveso (rischi di incidenti rilevanti) di cui al Dlgs 105/2015. Da una recente sentenza del TAR TOSCANA sul rigassificatore di Livorno ( n. 1870 del 30 luglio 2008) si afferma che “la nave, essendo stabilmente ancorata al fondo marino, perde la principale caratteristica del mezzo di trasporto, vale a dire la mobilità da un luogo all’altro, per assumere la diversa funzione dell’impianto fisso di immagazzinamento e trasformazione del gas liquefatto, come tale soggetto alla disciplina degli impianti a rischio dettata dal D.Lgs. n. 334/99”oggi Dlgs 105/2015. 

Il rigassificatore   verrebbe attraccato per 1-2 anni in una delle banchine disponibili all’interno di un  porto troppo piccolo, attiguo alla   città, con quartieri  abitati vicinissimi, con attività e servizi esistenti, con un traffico di navi e passeggeri intensissimo, con traffici commerciali ingenti. Ebbene, chi si assumerà la responsabilità di garantirne la sicurezza? Come si potrà addivenire ad autorizzare un  simile progetto? Ci risulta che il rigassificatoredi Livorno, situato a 12 miglia dalla costa,  abbia una fascia di sicurezza di  2 miglia(circa 3700 metri). La nave   proposta per  Piombino sarebbe ospitata all’interno del porto , quindi in mare,  pertanto anche per essa dovrebbe scattare analoga fascia di sicurezza o dobbiamo ritenere  che le acque del porto non siano  marine, se si dovesse scendere sotto la fascia di sicurezza delle 2 miglia?  

Ma al contempo la nave, con sopra l’impianto di rigassificazione, verrebbe attraccata in banchina (per 1-2 anni) quindi in continuità con la terra ferma, il ché dovrà comportare anche una fascia di sicurezza in analogia agli impianti situati a terra, considerando che nelle vicinanze vi sono turisti,  lavoratori, abitazioni. Insomma vogliamo dire che le fasce di rispetto, inquesta ipotesi, occorrono sia in mare che in terra. Nel piano di sicurezza del rigassificatore di Livorno si parla di zero rischi per la popolazione e per gli elementi a terra sensibili. Questo non si può  dire per l’ipotesi di Piombino. Il Governo è in attesa delle verifiche tecniche da parte di  Snam , ma le proposte della società sulla fattibilità del luogo, sulla sicurezza, sui rischi, sulle fasce di rispetto dovranno essere approvate da organi tecnici e istituzionali.

Anche l’ eventuale collocazione in mare aperto, desta non meno perplessità e preoccupazioni, al punto che molti in città stanno  sostenendo che i nostri esponenti   governativi forse dovrebbero meglio conoscere il nostro mare, le nostre coste. Siamo nel bel mezzo dell’arcipelago toscano, ci viene voglia di ricordarlo (Elba, Giglio, Giannutri, Cerboli, Isola di Montecristo, Palmaiola, Capraia e verso  nord Gorgona), siamo nel bel mezzo del santuario dei cetacei.

Abbiamo provato, avvalendoci di una  cartografia, ad ipotizzare la  collocazione dell’impianto di  rigassificazione a 10 / 12 miglia a largo di Piombino. Il risultato è straordinario: l’impianto   si troverebbe a fianco dell’Elba o nel  mezzo del santuario dei cetacei o nella tratta di navigazione del Canale di Piombino. 

La piattaforma in mare  costituirebbe un ulteriore elemento negativo da sommare a quelli esistenti (SIN, discariche, impianti industriali, fatiscenti, abbandonati…) sull’ambiente marino, sull’impatto visivo, con ripercussioni sul turismo di una vasta area, senza considerare le ripercussioni su impianti di itticoltura esistenti.  Inoltre le attività marittime    non sono esenti da incidenti rilevanti. Non meno rilevanti sono gli aspetti legati all’inquinamento marino. Per riportare il gas liquido  allo stato gassoso si stima , a 35 metri di profondità nella zona dell’impianto, una perdita di habitat marino pari a 230 ettari all’anno.

Le interferenze con i traffici  dell’Elba hanno indotto ad un confronto tra  i Sindaci di quei comuni con  il Sindaco di Piombino, di Follonica e   i Sindaci della Val di Cornia. Auspichiamo che si arrivi ad una presa di posizione contraria congiunta tra i Sindaci sopracitati, per le caratteristiche del nostro golfo e del nostro territorio. Le decisioni che vengono dall’alto  (Governo), specie quelle frettolose, si realizzano in ambito locale quando non incontrano criticità e pareri sfavorevoli da parte delle istituzioni amministrative locali.

IL COMITATO SALUTE PUBBLICA PIOMBINO VAL DI CORNIA

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