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Keu rilevato presso l'area Ex-Vacis

L'area Ex-Vacis dove è stato rinvenuto keu

Inchiesta Keu, si allungano i tempi per la messa in sicurezza dell’area Ex-Vacis

L’area Ex-Vacis in zona Pisa Sud e sito interessato dall’inquinamento da keu è al centro di una disputa la cui sentenza è stata nuovamente rimandata.

Pubblicato il 6 Gennaio, 2022

Slitta ancora la decisione del TAR della Toscana in merito al ricorso presentato dall’impresa edile che ha riqualificato l’area Ex-Vacis nei confronti del Comune di Pisa. L’area, in cui oggi sorge un polo commerciale molto frequentato, dalle indagini della Dda di Firenze risulta essere uno dei tredici siti inquinati da keu.

Poco più di due mesi fa, il 26 ottobre 2021, il sindaco di Pisa Michele Conti aveva firmato un’ordinanza destinata all’impresa edile Braccianti di Vicopisano – che si è occupata di riqualificare l’area Ex-Vacis a sud della città e di dare vita all’attuale polo commerciale – per chiedere la rimozione dei rifiuti e il ripristino dello stato dei luoghi nell’area, ai sensi dell’articolo 192 del testo unico dell’ambiente (d.lgs. 152/2006). L’impresa avrebbe avuto 30 giorni di tempo per presentare un elaborato tecnico che illustrasse lo stato dell’area e in particolare delle matrici ambientali a contatto con le fonti primarie di contaminazione.

Il ricorso della Braccianti al TAR

La Braccianti, però, ha immediatamente presentato ricorso al TAR, motivando l’azione intrapresa con il troppo poco tempo a disposizione per formulare un piano di indagine adeguato e, soprattutto, con l’estraneità ai fatti. Marco Braccianti infatti, proprietario dell’area e titolare dell’impresa, aveva spiegato al Tirreno che “quei materiali sono stati utilizzati dalla cooperativa “La rinascita”, società che adesso ha una procedura di fallimento in corso” e che la sua società stava rischiando di subire un danno d’immagine rilevante.

“Ma la Braccianti non ha colpe e in questa vicenda è parte lesa, così come lo è il Comune” aveva aggiunto nell’intervista rilasciata subito dopo aver ricevuto comunicazione dell’ordinanza emanata. Nonostante l’azione legale ormai in corso, l’imprenditore aveva sottolineato, nel corso della stessa intervista, la volontà dell’azienda “di trovare un accordo con il Comune per risolvere velocemente la questione”. Comune che non si è costituito in giudizio.

Marco Braccianti, titolare dell’impresa edile Braccianti e proprietario dell’area Ex-Vacis (foto: quinewspisa.it)

I tempi dell’azione legale stanno purtroppo ritardando la risoluzione della questione: dopo un primo decreto del TAR in data 25 novembre 2021 con il quale la decisione circa la sospensiva richiesta dalla ditta Braccianti è stata rimandata al 16 dicembre 2021, anche la seconda pronuncia è stata unicamente sotto forma di decreto. Day Italia News ha avuto l’informazione dal Comune di Pisa dopo averne fatto richiesta durante il periodo delle festività natalizie, poiché a distanza di più di dieci giorni dalla pronuncia del TAR non era stata resa pubblica alcuna informazione in merito.

La prossima pronuncia del TAR avverrà solo l’8 giugno 2022 e anche se si dovesse avere una sentenza trascorrerà comunque ancora del tempo prima di ottenere un accordo tra le parti per procedere alla bonifica. Tutto tempo in cui la falda acquifera rischia di venire contaminata dalle ceneri di keu, utilizzato illegalmente in quanto non privato degli elementi inquinanti. Lo stesso materiale, se trattato in modo corretto, può avere invece largo uso in campo edilizio.

Il contesto dell’inchiesta Keu

L’indagine della Dda di Firenze ormai conosciuta come “inchiesta keu”, iniziata nel 2018 su segnalazione dell’Arpat di Pisa che aveva rilevato anomalie presso il cantiere allora attivo nell’area Green Park di Pontedera, ha messo nuovamente sotto i riflettori il tema dell’inquinamento ambientale in Toscana, portando inoltre alla luce la collusione esistente tra il mondo dell’imprenditoria conciaria, la politica locale e regionale e la ‘ndrangheta.

Tra i siti in cui sono stati rilevati gli scarti delle lavorazioni conciarie (il keu) smaltiti illegalmente, due ricadono all’interno del territorio del Comune di Pisa: un sito è stato individuato nei pressi dell’aeroporto militare; l’altro, non troppo distante, presso l’area Ex-Vacis, recentemente riqualificata dall’impresa edile Braccianti di Vicopisano.

L’area inquinata presso l’aeroporto militare è stata bonificata in tempi brevi e l’operazione non è stata particolarmente complessa in quanto non si è trattato, in quel caso, di una porzione di terreno particolarmente estesa. Nonostante il sito inquinato fosse stato a contatto con la falda acquifera, le analisi di laboratorio hanno poi accertato, fortunatamente, l’assenza di contaminazioni.

Ma poco distante, adiacente alla Via Aurelia Sud, c’è l’altro sito inquinato, su cui i test di laboratorio effettuati per conto della Procura di Firenze hanno rilevato la presenza di cromo esavalente con una concentrazione fino a 50 volte superiore al limite consentito per legge. Ed è qui che è sorto il problema giunto fino alle aule del Tar. Ma come è stato scoperto?

Secondo le indagini degli inquirenti della Dda, durante il periodo in cui sono stati svolti i lavori all’Ex-Vacis ci sono state operazioni di scarico di camion provenienti dalla ditta Lerose di Pontedera: il titolare, Francesco Lerose, è vicino alla cosca della ‘ndrangheta Gallace.

Con la connivenza di alcuni esponenti politici locali (come la sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda e il consigliere regionale del PD Andrea Pieroni, indagati), Lerose ha aiutato a smaltire illegalmente i rifiuti conciari che giungevano presso la sua impresa dal depuratore Aquarno di Santa Croce, gestito dalla ditta Ecoespanso.

Lerose era il faccendiere di questa storia, il punto di riferimento per i conciatori toscani, sicuri di abbattere i costi di smaltimento e di aggirare i criteri richiesti dalle certificazioni di qualità per l’utilizzo del keu come materiale di costruzione nell’edilizia. Lerose era stato arrestato ad aprile scorso e scarcerato un mese dopo, quando gli era stata assegnata la misura degli arresti domiciliari.

A fare scalpore nell’ambito di questa inchiesta è anche l’assordante silenzio della politica: non una risposta ai cittadini, in primis a quelli di Santa Croce sull’Arno, la cui sindaca Deidda è stata accusata di associazione a delinquere per aver nominato i consulenti in ambito ambientale in base alle preferenze indicate dai vertici del già citato depuratore Aquarno, che ha rinnovato il suo CdA a luglio scorso in seguito all’inchiesta.

La sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda (foto: ilcuoioindiretta.it)

Ma a chiedere spiegazioni sono anche i cittadini dell’intera regione, investiti dall’ennesimo sistema che mette in pericolo la loro salute e che sta avvelenando la Toscana, questa volta toccando le province di Pisa, Lucca, Arezzo e Firenze.

Francesca Staropoli

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