Pubblicato il 31 Agosto 2026
Scorte idriche diminuite del 12% in appena trenta giorni
La disponibilità d’acqua negli invasi siciliani continua a ridursi rapidamente. In un solo mese i bacini dell’Isola hanno perso più di 66 milioni di metri cubi, tra i prelievi effettuati e l’evaporazione, quest’ultima responsabile di circa il 15% della diminuzione a causa delle temperature elevate.
Secondo gli ultimi dati dell’Autorità di bacino della Regione Siciliana, al primo agosto nelle 30 dighe monitorate erano presenti complessivamente 500,71 milioni di metri cubi d’acqua, rispetto ai 566,78 milioni registrati un mese prima. La contrazione è quindi pari al 12%, superiore al calo del 10% rilevato nel precedente aggiornamento.
La quantità realmente utilizzabile è molto più bassa
I numeri diffusi dall’Autorità di bacino si riferiscono ai volumi lordi degli invasi e non coincidono con la quantità effettivamente disponibile per gli utilizzi.
Una volta sottratti circa 140 milioni di metri cubi, tra sedimenti accumulati e volumi cosiddetti “morti”, la disponibilità effettiva scende a circa 350 milioni di metri cubi.
Il quadro potrebbe peggiorare ulteriormente. Se durante agosto il ritmo di diminuzione dovesse raggiungere il 15%, come previsto, alla fine del mese le riserve realmente utilizzabili potrebbero scendere intorno ai 280 milioni di metri cubi. Un livello che riporterebbe la Sicilia ai valori del 2023, prima della grave crisi idrica che aveva colpito l’Isola.
Pozzillo tra gli invasi più in difficoltà
Non tutti i bacini stanno attraversando la stessa situazione, ma alcuni registrano perdite particolarmente significative. Pozzillo è il caso più evidente: in un mese è passato da 34,49 a 13,15 milioni di metri cubi, con una riduzione di 21,34 milioni.
Anche il Poma ha registrato una contrazione importante, passando da 58,96 a 51,67 milioni di metri cubi, mentre l’Arancio è sceso da 18,14 a 14,56 milioni.
Complessivamente, sei dei 30 invasi risultano pressoché vuoti, a conferma delle difficoltà che il sistema idrico regionale continua ad affrontare.
Alcuni bacini mantengono ancora riserve consistenti
Il quadro presenta però anche situazioni più favorevoli. L’invaso di Lentini dispone di 90,66 milioni di metri cubi, una quantità molto vicina a quella dell’agosto 2025, quando erano 90,30 milioni. Il bacino deve tuttavia fare i conti con problemi frequenti al sistema di pompaggio.
Ancora più elevata, in rapporto alla capacità complessiva, è la situazione di Santa Rosalia, che dispone di 19,12 milioni di metri cubi su una capacità totale di 20 milioni.
L’allarme dell’ex segretario dell’Autorità di bacino
A lanciare l’allarme sul rischio di una nuova emergenza è l’ingegnere Leonardo Santoro, ex segretario dell’Autorità di bacino.
Secondo Santoro, i livelli attuali delle riserve ricordano quelli di tre anni fa, quando la Sicilia si trovava all’inizio della precedente fase di forte siccità. L’ipotesi è che, considerando la ciclicità delle crisi idriche e il divario temporale osservato tra Nord e Sud, nel giro di circa due anni l’Isola possa trovarsi nuovamente davanti a una grave emergenza.
A rendere il possibile scenario ancora più critico sarebbero due problemi rimasti in larga parte irrisolti: l’aumento dei sedimenti presenti negli invasi e le perdite lungo una rete di distribuzione che necessita ancora di interventi.
Servono più capacità di accumulo e meno perdite
Per Santoro, negli anni passati sarebbe stato necessario intervenire per incrementare la capacità di accumulo degli invasi attraverso la rimozione dei sedimenti. Oggi, però, un intervento di questo tipo avrebbe costi molto elevati.
Una strategia alternativa potrebbe essere rappresentata dalla costruzione di nuove dighe, ma si tratta di opere che richiedono tempi lunghi e non possono quindi risolvere le necessità più immediate.
Per affrontare il breve periodo e prepararsi a una possibile nuova crisi, la priorità dovrebbe essere invece la riduzione delle perdite della rete idrica, così da limitare al massimo lo spreco delle risorse ancora disponibili.
Ancipa, riserve sempre più sotto pressione
Particolarmente delicata è la situazione dell’Ancipa, che al primo agosto disponeva di 19,07 milioni di metri cubi lordi, contro i 21,06 milioni del mese precedente e i 22,42 milioni registrati nell’agosto 2025.
Il bacino è sottoposto a una forte pressione per i prelievi destinati sia all’uso potabile sia all’agricoltura. A maggio Siciliacque ha ottenuto l’autorizzazione dell’Autorità di bacino per prelevare 13,77 milioni di metri cubi destinati all’acqua potabile fino a dicembre.
Altri 4 milioni di metri cubi sono stati destinati al Consorzio di bonifica della Sicilia orientale per le esigenze irrigue.
Per il 2027 sarà decisivo l’andamento delle piogge
La pressione sull’Ancipa potrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi mesi. Siciliacque ha già stimato che, nei primi mesi del 2027, serviranno altri 8,8 milioni di metri cubi d’acqua.
La possibilità di garantire queste risorse dipenderà in larga misura dall’andamento delle precipitazioni. Un autunno sufficientemente piovoso sarà fondamentale per ricostituire le riserve; in caso contrario, con i prelievi già programmati, l’invaso rischia di arrivare progressivamente all’esaurimento.
Il quadro complessivo conferma quindi la fragilità del sistema idrico siciliano: le riserve diminuiscono, diversi invasi sono già in forte difficoltà e gli interventi strutturali necessari per aumentare la sicurezza idrica richiedono ancora tempo.

