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L’acqua degli oceani è sempre più calda: come esplosione di 7 bombe atomiche al secondo

L’acqua degli oceani è sempre più calda: è record. Sulla base di uno studio internazionale, nel 2021 “la variazione del contenuto termico degli oceani nel 2021 è equivalente all’energia che si otterrebbe facendo esplodere 7 bombe atomiche ogni secondo per tutta la durata dell’anno”. La ricerca ha coinvolto 23 studiosi di 14 istituzioni (tra cui l’Ingv ed Enea). 

Nell’ambito del cambiamento climatico, è allarme: si tratta delle temperature più calde mai misurate, per il sesto anno consecutivo. Volgiamo lo sguardo all’anno da poco trascorso: il 2021 ha fatto sì che sopportassimo il caldo in Sicilia ad agosto, la pioggia in Liguria; e ancora: i ‘medicanes‘ (uragani del Mediterraneo, ndr) a fine novembre ancora in Sicilia”. Pubblica lo studio la rivista “Advances in Atmospheric Sciences”, con il titolo “Another record: Ocean warming continues through 2021 Despite La Niña Conditions“. Il che ci porta al contenuto del prossimo paragrafo.

Nel 2021 c’è stato un fenomeno noto come La Niña: ha contribuito a limitare il riscaldamento nell’oceano Pacifico, poiché porta temperature fredde sugli oceani. Nonostante ciò, in acqua si soffre per il calore eccessivo. L’oceano, come evidenzia lo studio che abbiamo menzionato, “assorbe poco meno di un terzo della Co2 emessa dall’uomo, ma il riscaldamento delle acque riduce l’efficienza di questo processo, lasciandone una percentuale maggiore in atmosfera”. Simona Simoncelli dell’Ingv lo ha affermato: è necessario monitorare le variazioni di temperatura e di Co2 al fine di “giungere a un piano di mitigazione per limitare gli effetti del cambiamento climatico”. Le temperature registrate negli oceani “creano le condizioni per tempeste e uragani sempre più violenti e numerosi, abbinati a periodi di caldo esasperato in zone sempre più estese”.

Il Mediterraneo si scalda più velocemente degli altri mari

All’uomo comune può sembrare che il pesce potrebbe essere cotto prima ancora di essere pescato. Al di là dell’ironia, “l’acqua più calda è meno ricca in ossigeno e influisce sulla catena alimentare, così come acqua con acidità più elevata ha effetti anche pesanti sulle forme viventi”. Ma c’è di più. “In conseguenza del riscaldamento delle acque degli oceani, sta aumentando il volume e quindi il livello del mare, con ripercussioni drammatiche ad esempio per gli atolli del Pacifico e le isole Maldive, ma anche per le nostre aree costiere“. Il Mediterraneo, poi, si scalda più velocemente degli altri mari.

Franco Reseghetti è un ricercatore dell’Enea: ha partecipato alla ricerca citata. Si dichiara “sconcertato e poi sconfortato” dai dati emersi. Si riferisce all’ultima campagna di rilevamento, a metà dicembre 2021, nel mar Tirreno. Là “ha iniziato a scaldarsi in modo evidente anche una zona più profonda rispetto al passato“. L’acqua calda, repentina, “ha incominciato ad ‘invadere’ il Tirreno da sud, partendo dalle isole Egadi e la costa nord-ovest della Sicilia. Poi ha proseguito verso nord, interessando una zona di mare sempre più ampia e a profondità crescenti”. Reseghetti afferma anche che l’energia si sta accumulando nel Mediterraneo: è possibile che dia origine “sempre più spesso a episodi meteo estremi come ondate di calore e violenti fenomeni precipitativi, sconosciuti in precedenza in queste zone“.

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