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Mazzette all’Ospedale di Saronno: 50 euro per vedere il parente morto di Covid

Pubblicato il 29 Novembre, 2022

Un giro di mazzette alquanto vergognoso all’obitorio di Saronno, in provincia di Varese: ai parenti che avevano appena visto un loro caro morire per Covid-19, chiedevano 50 euro per consentire loro l’ultimo saluto. Inoltre chiedevano la stessa cifra alle aziende di onoranze funebri per convincere un “cliente” ad affidare a loro l’iter dei funerali. Gli inquirenti hanno anche scoperto infine, falsi certificati medici, furti di materiale ospedaliero e servizi solitamente svolti dai dipendenti di pompe funebri. Tutto questo appare nella fitta documentazione presentata al Gip comprese varie intercettazioni.

Sono 18 le persone indagate per il giro di mazzette all’obitorio dell’ospedale di Saronno, 10 di loro sono stati già sottoposti a misure cautelari.
Le indagini svolte dai carabinieri di Saronno ancora non sono concluse del tutto, le ipotesi di reato sono: corruzione di incaricato di pubblico servizio, peculato, furto, truffa e falso ideologico.

Come il giudice ha verbalizzato per le indagini preliminari, gli indagati “non risultano minimamente in grado di comprendere il disvalore e la gravità delle condotte criminose poste in essere né i doveri e le responsabilità derivanti dalla qualifica di incaricati di pubblico servizio rivestita dai medesimi, sempre violati e sacrificati al fine di soddisfare interessi personali”.

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Le aziende di onoranze funebri indagate sono in tutto 4, convincevano il personale dell’obitorio per far si che i parenti del defunto si rivolgessero a loro per i funerali.

Come risulta dalle intercettazioni, capitava che alcuni dipendenti dell’ospedale litigavano tra di loro per la spartizione dei soldi, in molti casi costituivano una cassa comune per farsi un tesoretto per andare a mangiare una pizza, comprare stecche di sigarette o giocare ai gratta e vinci.

I falsi attestati

Non sono finiti i movimenti sospetti nell’ospedale, ad esempio c’era chi si faceva firmare documenti attestanti malattie false con referti del tipo “stati d’ansia con panico”, in maniera che potessero allontanarsi dall’ospedale per lavorare altrove e percepire anche il doppio stipendio.

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