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Mia

La storia di Mia, il Chihuahua sequestrato per ricattare la fidanzata

Pubblicato il 6 Ottobre, 2022


Questa è la storia di un cane, Mia, un Chihuahua, acquistato per rendere felice la donna amata e poi strappato via dalle sue braccia per punirla. 

Giorgio e Giorgia (nomi di fantasia, ma i partner nella realtà hanno davvero lo stesso nome) fanno tutto in simbiosi. Lavorano nella stessa azienda. Frequentano gli stessi amici. Mangiano la stessa pizza. Vanno in palestra insieme e sognano una vita matrimoniale.

Giorgio decide di chiedere in sposa Giorgia e lo fa realizzando il suo desiderio più grande: avere un cane.  Non un cane qualunque, ma un Chihuahua. Un cagnolino piccolo che potesse stare sempre con loro: al mare, in vacanza, in montagna, finanche in palestra.

Il rapporto simbiotico di Giorgio e Giorgia si estende anche a Mia. 

Fanno tutti insieme, non si separano mai, tranne quando Giorgia rincasa dai suoi genitori. La cagnolina è molto dolce e affettuosa. Ha il manto bianco color orchidea, la testolina tonda a forma di mela, delle orecchie grandissime sempre dritte e in ascolto e il tartufo rosa cipria. Ha un’espressione dolcissima e sognante, gli occhi sono scuri e brillanti e non smettono per nessun motivo di guardare i suoi padroni. È vivace e intelligente e vive per loro. In barba alle sue minuscole dimensioni Mia ha una grandissima considerazione di sé e del suo amore per Giorgio e a Giorgia, sentimento che dimostra ogni istante della sua vita con loro.

Giorgia in passato è stata una mia paziente per una problematica di dipendenza affettiva. Era stata una non amata, aveva avuto una madre fredda, dominante e screditante, del tutto anaffettiva, che l’aveva resa affamata d’amore. 

Aveva scelto Giorgio perché, in fondo, si era accontentata. Giorgio a sua volta era un uomo insicuro e pretendeva la simbiosi perché non riusciva a reggere nessuna distanza. Questa simbiosi aveva reso Giorgia ancora più fragile e insicura e aveva imparato a confondere l’amore, che non viveva, con la serenità e la presenza ingombrante di Giorgio.

Nel suo immaginario le cure di Giorgio avevano surrogato il vuoto lasciato dalla madre. 

Da quando Mia era entrata nella sua vita, grazie all’amore incondizionato che la cagnolina le ha donato, Giorgia ha imparato a sentirsi più autonoma e a comportarsi di conseguenza. 

Ha iniziato a guidare in tangenziale – cosa che precedentemente non riusciva a fare da sola e pretendeva che Giorgio l’accompagnasse dappertutto – a fare delle lunghe passeggiate in compagnia della sua dolcissima Mia, e a stare bene da sola. Esperienza per lei assolutamente inedita.

Giorgio ha iniziato a percepire questo anomalo cambiamento in Giorgia. Era decisamente più luminosa e allegra, chiaramente più sorridente e soprattutto autonoma. Tutto d’un tratto non aveva più bisogno di lui.

Giorgio ha subito palesato insicurezza e ha reclamato a gran voce, con modalità ossessive e perentorie, una maggiore presenza della compagna nella sua vita.

Giorgia, imbevuta di questo nuovo benessere, gli ha chiesto la famigerata pausa di riflessione, il preludio un po’ più morbido di un successivo abbandono. Giorgio ha reagito malissimo e tra le tante minacce le ha chiaramente detto che in caso di separazione si sarebbe ripreso il cane. E così ha fatto. 

Senza chiederle il permesso e senza valutare i rischi di una denuncia per sequestro, ha portato via con sé il cane pur di spezzare il cuore alla sua compagna, ed è andato via di casa. Mia ha iniziato a non mangiare più, a tremare più del solito e rimanere chiusa dentro il trasportino. Aveva smesso di scodinzolare, di giocare e di essere allegra, di esplorare e anche di mangiare. 

In alcuni momenti sembrava che piangesse: i suoi occhi grandi e profondi si inumidivano talmente tanto che le conferivano un’aria triste e addolorata. Giorgia, dal canto suo, era disperata, ma non avrebbe mai e poi mai accettato di ritornare con Giorgio sotto il peso di un ricatto emotivo. Si rivolse alla polizia, al suo avvocato e aveva il cuore talmente tanto stretto in una morsa che sembrava avere smesso di batterle in petto. 

Un punizione così grande, per Mia e per lei, era qualcosa di così grave da farle vedere Giorgio come un mostro. Non sarebbe mai più potuta tornare tra le sue braccia. 

Giorgio, che in fondo voleva bene a Mia, vedendola così triste ed emaciata decise che avrebbe rinunciato a lei e alla punizione e che l’avrebbe restituita alla sua amata padrona. Mia in un paio di giorni aveva perso ben quattrocento grammi, che per un cane così picciolo sono un’enormità.

Questa triste storia si conclude con il ricongiungimento di Mia e Giorgia, con il recupero dei grammi persi, con due cuori che hanno ricominciato a battere e con una separazione definitiva: quella tra Giorgio e Giorgia. 

“Questa storia ci regala due insegnamenti – Valeria Randone, psicologa, specialista in sessuologia clinica a Catania e Milano – Uno: due persone insicure e ferite dalle loro infanzie tormentate e irrisolte non possono pensare di trovare un equilibrio sano e funzionale azzerando ogni distanza, ma il percorso per diventare una coppia adulta e in cammino è ben altro.  Due: un animale non è un giocattolo, un oggetto, un surrogato affettivo, ma ha le sue necessità emotive e fisiche, e spezzategli il cuore per un ricatto non è servito a far tornare indietro il partner in fuga”. 

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