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“Mia figlia ha un cancro” ma, era tutto finto: così la mamma incassa donazioni enormi

Lei si chiama Lindsey Abbuhl, ha 35 anni, è di Canton in Ohio (Stati Uniti), e si è dichiarata colpevole dell’accusa di aver organizzato una truffa, avendo aperto auna raccolta fondi sostenendo che sua figlia di 11 anni avesse un tumore in stato terminale.

Pubblicato il 21 Novembre, 2022

Lei si chiama Lindsey Abbuhl, ha 35 anni, è di Canton in Ohio (Stati Uniti), e si è dichiarata colpevole dell’accusa di aver organizzato una truffa, avendo aperto auna raccolta fondi sostenendo che sua figlia di 11 anni avesse un tumore in stato terminale.

Meticolosa la cura dei dettagli, infatti, la donna aveva falsificato le cartelle cliniche della figlia, aperto una raccolta fondi online e scritto messaggi di aiuto per guarire la figlia undicenne malata di cancro. Per fortuna, la piccola Rylee stava benissimo e sua madre voleva solo incassare i proventi delle donazioni ma, gli è andata malissimo.

L’inganno orchestrato da Lindsey Abbuhl è stato scoperto l’anno scorso dagli investigatori della Contea di Stark, successivamente a dei sospetti sollevati proprio dal padre della bambina, Jamie Abbuhl, divorziato dalla donna nel 2017.

Così, la donna è stata processata e si è dichiarata colpevole delle accuse a suo carico lo scorso 17 novembre davanti al tribunale: la corte ha condannato la donna a scontare sei anni di reclusione e a pagare una somma di oltre 8mila dollari di risarcimento nei confronti delle vittime della truffa.

A quanto raccontano i media locali, la truffa di Abbuhl è continuata per mesi. La donna aveva raccolto tramite il falso annuncio (Rylee’s warriors) migliaia di dollari di donazioni e aveva anche fatto seguire la bambina da uno psicologo che le stava insegnando a “elaborare la propria morte”.

Moltissime le persone raggirate: le squadre di softball (sport preferito della bambina) delle Università di Malone e Walsh avevano anche organizzato una partita di beneficenza per raccogliere fondi e la giocatrice professionista messicana Sierra Joy Romero, aveva diffuso un videomessaggio di incoraggiamento indirizzato alla bambina. L’associazione no-profit statunitense “Wishes Can Happen” aveva invece regalato alla figlia un viaggio nell’isola di Key West.

Sembra che la donna sia arrivata – nell’organizzazione della sua truffa – addirittura al punto di avvertire i parenti di tenersi pronti per il funerale della piccola.

A squarciare il velo sotto il quale si nascondeva il raggiro è stata proprio un’inchiesta del quotidiano locale The Repository che era riuscito ad avere (non si sa come) un referto medico che si scontrava con quanto affermava la madre di Rylee.

In seguito dell’incriminazione di sua madre, Rylee è stata affidata ai servizi sociali. “E’ la soluzione migliore per evitare che la bambina subisca altri traumi”, ha detto il procuratore della Contea di Stark, Kyle Stone.

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