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Omicidio di Copertino. Svolta definitiva? Ergastolo per presunto assassino

Pubblicato il 22 Novembre, 2023

Ergastolo e isolamento diurno. Questa è la sentenza di primo grado circa l’omicidio di Copertino e il processo di primo grado. Sentenza a carico di Michele Aportone che, secondo quanto deciso dai giudici, il 3 maggio 2021, nel paese salentino, assassinò il maresciallo in pensione, Silvano Nestola, freddato da quattro colpi di fucile davanti casa della sorella, dove Nestola era andato a cenare con il figlio di 11 anni. C’erano stati tanti risvolti nella storia e si erano scoperti alcuni risvolti inquietanti e particolari, ma mancavano due cose fondamentali: l’omicida ed il movente. Dopo sei mesi, però, il 29 ottobre 2021, arrivò la prima vera svolta circa le indagini dell’omicidio di Copertino. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce, infatti, eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Michele Aportone, all’epoca 70enne padre della ex compagna del carabiniere assassinato, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione così come richiesto dai pubblici ministeri Paola Guglielmi e Alberto Santacatterina. Il movente invece era da ricercare, secondo gli inquirenti, nel rifiuto di accettare, da parte di Aportone, la relazione tra la figlia e Nestola ed essere disposto a tutto per osteggiarla. Secondo i giudici, a questo punto, anche ad uccidere.

Omicidio di Copertino, la ricostruzione dell’episodio e le indagini

Bari

La sera del 3 maggio 2021, quindi, sempre secondo l’accusa e la sentenza dei giudici, ad attendere l’uomo frequentato dalla figlia, nascosto dietro ad una siepe, c’era Aportone che avrebbe pensato bene di freddarlo con un fucile da caccia. Correndo incontro al suo assassino, che gli scaricava addosso quattro cartucce, l’ex maresciallo salvò la vita al figlio, all’epoca dei fatti appena 11enne. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, gli ascolti di amici e familiari della vittima e poi le intercettazioni e osservazioni dei militari hanno ricostruito cosa accadde la notte dell’omicidio di Copertino. Dal tragitto percorso da Aportone per raggiungere la vittima, prima con un camioncino e poi con uno scooter, ai tentativi dell’imputato di eliminare le prove, ai retroscena precedenti all’assassinio, come il GPS installato da Aportone sull’auto della figlia Elisabetta, per monitorarne gli spostamenti ed eventuali incontri con Nestola. Tutto ha portato a lui, Michele Aportone e alla sentenza di ieri sull’omicidio di Copertino. Il Pm Santacatterina ha invocato l’ergastolo, sottolineando l’efferatezza dell’omicidio, contestandone anche la premeditazione e i motivi futili e abietti. Ora, la difesa, presieduta dall’avvocato Francesco Conte, che ha sempre sostenuto l’innocenza dell’imputato, attenderà le motivazioni della sentenza e poi valuterà se fare ricorso in appello o meno.

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