Pubblicato il 23 Agosto 2026
Il governo Meloni sta valutando l’introduzione di un fondo previdenziale destinato a ogni bambino dalla nascita, con l’obiettivo di costruire nel tempo una forma di previdenza aggiuntiva per le future generazioni.
L’ipotesi, ancora in fase di studio, prevede un primo contributo pubblico alla nascita, seguito da versamenti volontari da parte di genitori e familiari fino al compimento dei 18 anni. Una volta entrato nel mondo del lavoro, sarebbe poi il diretto interessato a proseguire con i versamenti.
L’idea è stata rilanciata dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, che ha definito il progetto utile e opportuno, collegandolo alla necessità di rafforzare i futuri trattamenti pensionistici in un Paese alle prese con un progressivo invecchiamento della popolazione.
Un fondo previdenziale aperto alla nascita
Il progetto nasce nell’ambito delle iniziative pensate dal governo per sviluppare nuovi pilastri della previdenza complementare.
Secondo l’ipotesi allo studio, ogni nuovo nato potrebbe ricevere un piccolo capitale iniziale finanziato dallo Stato. A questo si aggiungerebbero, nel corso degli anni, eventuali contributi versati volontariamente dalla famiglia.
La logica sarebbe quindi quella di iniziare a costruire il futuro previdenziale del bambino fin dai primi anni di vita, sfruttando un orizzonte temporale molto lungo per far crescere il capitale.
Il fondo non sarebbe comunque pensato come una pensione immediata, ma come una forma di risparmio previdenziale destinata a produrre effetti soprattutto nel momento in cui il beneficiario raggiungerà l’età pensionabile.
Chi metterebbe i soldi nel fondo
Uno dei principali interrogativi riguarda naturalmente le risorse necessarie per finanziare il progetto.
La proposta prevede che lo Stato effettui il versamento iniziale, con una somma contenuta. Successivamente, genitori e altri familiari potrebbero scegliere liberamente se e quanto contribuire fino alla maggiore età.
Una volta iniziata la carriera lavorativa, il beneficiario potrebbe continuare ad alimentare il proprio fondo attraverso i versamenti legati alla propria attività professionale.
La ministra Marina Elvira Calderone, nella foto d’apertura, ha sottolineato che, almeno nella fase iniziale, non sarebbero necessarie somme particolarmente elevate. Il riferimento utilizzato dal governo è quello della Germania, dove è stato previsto un contributo pubblico mensile di 10 euro.
Il possibile ruolo dell’Inps
Un altro punto ancora da definire riguarda la gestione del fondo.
L’ipotesi indicata da Calderone è quella di affidare la gestione all’Inps, mentre la Covip avrebbe il compito di esercitare la vigilanza.
Non viene però esclusa la possibilità di una collaborazione con soggetti privati. La struttura definitiva dipenderà dalle scelte che il governo farà nel corso della preparazione della prossima legge di Bilancio.
Per il momento, quindi, non esiste ancora un fondo operativo né sono stati definiti in maniera definitiva importi, modalità e requisiti.
Il precedente della Germania
L’idea italiana guarda in particolare al modello tedesco della Frühstart-Rente, una misura pensata per avvicinare i giovani alla previdenza complementare e alla logica degli investimenti di lungo periodo.
Nel modello tedesco, lo Stato versa 10 euro al mese tra i 6 e i 18 anni all’interno di un deposito previdenziale destinato a essere investito sui mercati finanziari.
L’esempio utilizzato per spiegare il meccanismo mostra come, con l’aggiunta di ulteriori contributi da parte della famiglia, il capitale possa raggiungere cifre significative nel corso dei decenni. Con un contributo statale di 10 euro e altri 20 euro versati dai genitori, è stata ipotizzata una somma nell’ordine di 160 mila euro al raggiungimento dei 65 anni, grazie alla capitalizzazione nel lungo periodo.
Perché il governo guarda alla previdenza dalla nascita
Alla base della proposta c’è soprattutto una questione demografica.
L’Italia deve fare i conti con una popolazione sempre più anziana e una riduzione della componente più giovane, mentre le future generazioni potrebbero avere carriere lavorative più lunghe e trattamenti pensionistici meno generosi rispetto al passato.
Creare un capitale previdenziale con decenni di anticipo consentirebbe quindi di affiancare alla pensione pubblica una componente aggiuntiva costruita progressivamente nel corso della vita.
Il progetto si inserisce inoltre in una strategia più ampia del governo sulla previdenza complementare, che comprende anche le recenti modifiche riguardanti l’adesione ai fondi pensione e la deducibilità dei contributi.
Le perplessità sul modello tedesco
Il sistema, tuttavia, non è privo di critiche.
Uno dei principali punti di discussione riguarda il ruolo degli operatori privati e dei mercati finanziari. Secondo i detrattori del modello tedesco, un intervento pubblico di questo tipo potrebbe finire per favorire indirettamente il settore della previdenza privata.
L’impostazione immaginata in Italia sembra invece orientata, almeno nelle intenzioni iniziali, a mantenere la gestione del fondo presso l’Inps e la supervisione alla Covip, lasciando comunque aperta la possibilità di coinvolgere operatori privati.
Per ora si tratta comunque di una proposta ancora da definire. Saranno la discussione sulla legge di Bilancio e le successive decisioni del governo a stabilire se il fondo previdenziale dalla nascita diventerà realmente una nuova misura del sistema pensionistico italiano.

