Pubblicato il 29 Settembre 2026
Blitz della Squadra Mobile nello studio del commercialista
Nuovo sviluppo nell’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dopo un’intossicazione che gli investigatori ritengono possa essere collegata alla ricina.
Nella mattinata di oggi, martedì 29 settembre, gli uomini della Squadra Mobile di Campobasso hanno effettuato una perquisizione nello studio di Gianni Di Vita, 56 anni, commercialista, marito di Antonella e padre di Sara.
L’ufficio si trova di fronte all’abitazione della famiglia, teatro della tragedia avvenuta nei giorni immediatamente successivi al Natale del 2025.
Gli agenti nello studio per pochi minuti
L’intervento della polizia è durato relativamente poco. Gli investigatori sono entrati nello studio e intorno alle 9 hanno lasciato l’edificio, dopo pochi minuti di permanenza.
Non è ancora stato chiarito se durante la perquisizione siano stati acquisiti o sequestrati documenti, dispositivi o altro materiale ritenuto utile all’inchiesta, né quali siano stati gli accertamenti specifici eseguiti dagli investigatori.
Il procedimento della Procura di Campobasso resta, al momento, a carico di ignoti e non risultano persone formalmente indagate.
L’inchiesta per duplice omicidio
La Procura di Campobasso indaga da mesi sulla vicenda ipotizzando un duplice omicidio premeditato.
L’attenzione degli investigatori si è progressivamente concentrata sull’ipotesi che le due vittime possano essere state avvelenate intenzionalmente. Restano però ancora numerosi interrogativi da chiarire, a partire da chi abbia eventualmente somministrato la sostanza, attraverso quale modalità e per quale motivo.
La perquisizione eseguita oggi potrebbe quindi inserirsi in una nuova fase degli accertamenti, mentre gli investigatori continuano a ricostruire ogni elemento della vicenda.
I malori durante le festività natalizie
La tragedia si è consumata tra il 25 e il 28 dicembre 2025. Antonella e Sara avevano iniziato ad accusare diversi disturbi, tra cui nausea, vomito e forti dolori addominali.
Madre e figlia erano state accompagnate più volte al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso tra il 25 e il 26 dicembre. Inizialmente i sintomi erano stati ricondotti a una possibile intossicazione alimentare e le due erano state dimesse.
Il loro quadro clinico, però, era peggiorato rapidamente. Dopo un nuovo accesso in ospedale erano state ricoverate, ma nonostante gli interventi dei medici le loro condizioni erano diventate irreversibili.
Sara è morta il 27 dicembre, mentre la madre Antonella è deceduta il giorno successivo.
Anche Gianni Di Vita aveva accusato problemi di salute ed era stato ricoverato. L’uomo era però riuscito a sopravvivere. L’altra figlia della coppia, Alice, non aveva invece manifestato gli stessi sintomi.
L’ipotesi della ricina
Nella fase iniziale dell’indagine, gli accertamenti si erano concentrati soprattutto sugli alimenti consumati dalla famiglia, prendendo in considerazione anche la possibilità di una contaminazione accidentale.
Un elemento decisivo era emerso nel marzo successivo, quando Carlo Locatelli, responsabile del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, aveva segnalato la possibile presenza di ricina nei campioni di sangue delle due vittime.
L’ipotesi era stata quindi sottoposta a ulteriori analisi e controanalisi, con il coinvolgimento di laboratori specializzati, nel tentativo di stabilire con certezza l’origine dell’avvelenamento e ricostruire le circostanze che hanno portato alla morte di madre e figlia.
Gli accertamenti proseguono e la perquisizione nello studio di Gianni Di Vita rappresenta un nuovo tassello dell’inchiesta sul duplice decesso, ancora priva di un responsabile formalmente individuato.

