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Quanto costa mantenere una Partita IVA nel 2021?

Pubblicato il 17 Maggio, 2021

Sono tantissimi i giovani che, negli ultimi anni, hanno scelto di dedicarsi ad un’attività “indipendente”, lanciandosi nel mondo dell’imprenditoria, oppure aprendo uno studio professionale, un locale, un negozio (fisico o digitale).

Che si tratti di un settore ormai collaudato o di un ambito ancora sul nascere, la voglia di mettersi in gioco e sperimentare, di certo, non manca. Anzi, proprio la generazione dei trenta-quarantenni sembra mostrare una particolare attitudine per il lavoro freelance, oltre alla capacità di aggiornarsi e, se occorre, reinventarsi.

Tuttavia, osservando con maggiore attenzione, si può notare come questo slancio verso l’auto-imprenditoria sia stato favorito da diversi interventi legislativi, che hanno reso assai più semplice ed accessibile l’avvio di un’attività “in proprio”.

Dunque, se aprire una Partita IVA non è più un’operazione dispendiosa, cosa succede, invece, negli anni successivi? Quali spese deve sostenere un giovane freelancer? Vediamo più da vicino a quanto ammontano i costi di mantenimento.

Quante tasse si pagano nel 2021?

Le imposte, per chi è titolare di una Partita IVA, sono una preoccupazione non da poco. Ma sono davvero così alte ed insostenibili? Ebbene, per i professionisti e i piccoli imprenditori che possono avvalersi del regime forfettario, la risposta è no.

Introdotto nel 2016 ed ampliato nel 2019, con l’innalzamento della soglia massima di ricavi e compensi da 30.000 € a 65.000 € annui, il regime forfettario prevede l’applicazione di una sola imposta sostitutiva con aliquota al 15% o al 5%.

In particolare, chi possiede i requisiti per la vantaggiosa “aliquota start-up”, paga solamente il 5% di tasse (calcolate sul reddito imponibile, e non sulla totalità degli incassi) durante i primi cinque anni d’imposta. Dal sesto anno, poi, si passa al 15%.

Quanti contributi si pagano nel 2021?

La seconda spesa di cui bisogna tener conto è relativa ai contributi previdenziali.

I quali, diversamente dalle tasse, si calcolano in base alle regole stabilite dalle singole Casse o Gestioni.

Dunque, per semplificare, possiamo ricondurre i lavoratori autonomi in tre gruppi:

#1 Professionisti con Cassa

Alcune categorie di professionisti fanno riferimento ad una Cassa apposita: tra questi, ad esempio, vi sono gli avvocati (Cassa Forense), i medici (ENPAM) e molti altri. Ogni ente stabilisce, in maniera autonoma, le aliquote contributive, le tipologie di versamenti (fissando, in certi casi, una quota minima obbligatoria), le scadenze, nonché le eventuali riduzioni per i lavoratori più giovani e/o in difficoltà.

#2 Professionisti GS

Tutti i professionisti che non possono accedere ad una Cassa “di categoria”, per legge, confluiscono nella Gestione Separata INPS. Si tratta, quindi, di un gruppo molto eterogeneo, che include figure lontanissime tra loro: dai nuovi freelancer che lavorano online ai profili di recente creazione (es. logopedisti, formatori, ecc.).

I contributi, per gli iscritti alla GS, ammontano al 25,98% del reddito lordo.

#3 Artigiani & Commercianti

Il terzo gruppo è composto dagli autonomi che svolgono attività artigianali e commerciali, dunque facenti capo alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS.

I contributi sono composti da una parte fissa obbligatoria per tutti gli iscritti (circa 3.900 €, ridotti a 3.500 € per gli under 21) e da una parte variabile, dovuta in caso di superamento del reddito minimo INPS (15.953 €) e calcolata sulla sola parte eccedente (ad esempio, su un reddito di 20.000 €, essa è pari a 4.047 €).

L’aliquota applicata sull’eccedenza è al 24% per gli artigiani (ridotta al 22,36% per gli under 21) o al 24,09% per i commercianti (ridotta al 22,44% per gli under 21).

Infine, ricordiamo che i forfettari possono inviare una richiesta all’INPS ed usufruire di uno “sconto” del 35% sui contributi (sia fissi che variabili).

Quanto “costa” un commercialista?

Oltre agli oneri fiscali e contributivi, non dimentichiamo che esiste un’altra spesa irrinunciabile per chi lavora in proprio. Ovvero il compenso del commercialista!

Stabilire l’esatto costo dell’assistenza fiscale, purtroppo, è complicato.

Su di esso, infatti, influiscono più variabili, come il regime adottato, l’attività svolta (e i relativi adempimenti), ma anche il luogo in cui ci si trova. Per questo, una fetta sempre più larga di imprenditori e professionisti ha deciso di affidare la gestione della Partita IVA ad un “commercialista telematico”. Il risparmio, a seconda delle circostanze, parte dal 20-30% e può arrivare fino al 50% della spesa complessiva, senza che ciò intacchi la qualità dell’assistenza ricevuta.

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