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Raoul Bova

Raoul Bova e l’avvocato Vincenzo Matteo Cartolano si accusano in tribunale di violenza privata

Pubblicato il 1 Dicembre, 2023

Raoul Bova e l’avvocato Vincenzo Matteo Cartolano, figlio di un noto penalista capitolino, rivali in un’aula di tribunale.

Entrambi sono imputati per violenza privata.

L’attore 50enne, per aver aggredito il legale (risponde anche di minacce e lesioni); l’avvocato 44enne per aver quasi investito, parcheggiando la sua Fiesta, la compagna di Bova, Rocìo Munoz Morales. 

Dalla testimonianza della modella, attrice e ballerina spagnola nell’aula otto del tribunale monocratico il giudice Valerio De Gioia prova a districare una vicenda banale nei fatti, ma complicatissima nella necessaria ricostruzione processuale, riferisce il Corriere.

“Ero uscita dal ristorante – dice Munoz Morales – e stavo per entrare dalla parte anteriore nella nostra auto parcheggiata a spina di pesce quando si è avvicinata l’auto di Cartolano per accostarsi alla nostra. Con una mano ho fatto segno di stare attento, lui mi ha risposto in malo modo di spostarmi, io sono indietreggiata e caduta dopo essere inciampata nel marciapiede”.

Più del dolore fisico senza conseguenze (“Ho appoggiato prima una mano e poi il sedere a terra”), quello che ancora sembra ferire la donna è il successivo atteggiamento di Cartolano.

“Ha fatto finta di non vedermi, è rimasto in auto come se niente fosse a guardare il suo telefono e mai, né allora né dopo, mi ha chiesto scusa. Anzi, da quando è intervenuto Raoul io per lui sono diventata come un fantasma”, ha evidenziato la compagna di Bova.

Qui le strade dei due imputati si separano nella ricostruzione ma si intrecciano processualmente, tanto che il giudice deve ricordare alla 33enne di essere sì parte lesa ma anche testimone a difesa del suo compagno.

“Raoul mi ha vista a terra, mi ha chiesto come stavo e poi è andato da lui: Hai visto che hai fatto? la stavi ammazzando e lui, invece di scusarsi, comincia a dire di essere di origini calabresi come Bova e poi si difende dicendo che è un avvocato e che può rovinare il mio compagno. Ma Raoul – afferma sicura Munoz Morales – aveva solo bussato al suo finestrino, non l’hai mai toccato, né minacciato, non gli ha rotto il telefono, né l’ha costretto a scendere dall’auto”. 

Tocca poi a Cartolano deporre.

Spiega di essere arrivato lì, sotto casa propria, perché chiamato dal padre, racconta le difficoltà a trovare parcheggio, sostiene di aver quasi completato l’inserimento dell’auto nello spazio a spina di pesce quando vede la donna sbracciarsi agitata e distratta dal telefono e le assicura di averla vista.

Poi completa la manovra e al telefono scrive al padre di essere sotto casa: “Una questione di pochi secondi, non ho fatto neanche in tempo a pensare che lei potesse essere caduta, le avrei chiesto scusa, che già c’era Bova che dava pugni al mio finestrino e mi urlava Ti ammazzo. Lo conoscevo perché pranza spesso al ristorante lì sotto e ci salutiamo anche. Ma lui continua a colpire auto, mi afferra e mi tira fuori. Gli dico Sei pazzo?. Per fortuna c’è un ufficiale della finanza che passa di lì, lo calma per un attimo, riesco a riprendere il mio telefono che lui aveva sbattuto sull’auto e chiamo la polizia: aveva il vetro rotto ma funzionava ancora”.

Cartolano la sera va al pronto soccorso per i colpi ricevuti alla spalla, gli danno cinque giorni di riposo, e sostiene di avere anche subìto una distrazione degli addominali, non refertata.

Alla scena iniziale non hanno assistito testimoni, neanche la sorella di Bova che era al ristorante con lui e la compagna.

Vista la lieve entità dei fatti, il giudice si affida al buon senso degli avvocati, Giuseppe Belcastro per Cartolano e Alessandro Di Giovanni per Bova, per arrivare a una conciliazione, magari con reciproco ritiro delle denunce.

La prossima udienza dirà se il suo invito sarà stato accolto.  

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