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Ricordando la pittrice Andreina Lida Ninonà

Una grande artista, Andreina Lida Ninonà, pittrice naïve originaria di Civitanova, mancata due anni fa all’età di 86 anni nella propria abitazione di Roma, che ha tenuto alto il nome della sua città di nascita e delle Marche in tutta la sua carriera. 

Appassionata di pittura sin dalla più tenera età, allorché dipingeva per diletto, Andreina Ninonà proseguì nella propria attività artistica con sempre maggior passione ed entusiasmo. Nel 1957 si sposò a Civitanova col Dr. Giuseppe Buccieri, insigne patologo clinico, grande figura di riferimento nel percorso artistico della pittrice, che seppe consigliarla e affiancarla nella scelta e nell’applicazione delle tecniche pittoriche.

Trasferitasi a Roma, iniziò la sua carriera pittorica negli anni ’70: sollecitata da parenti, amici e critici, decise d’affrontare il giudizio del pubblico con una personale tenutasi presso il “Centro Internazionale Naïf”, in Via della Fontanella a Roma. Convinta del fatto che ogni artista abbia bisogno di dialogare col pubblico, cercò quindi sempre d’esternare i suoi sentimenti in modo chiaro e semplice attraverso le proprie opere pittoriche. Componente per meriti artistici in qualità di “Accademico Associato” dell’Accademia Tiberina di Roma, Istituto di Cultura Universitaria e di Studi Superiori, le sue presentazioni sono state recensite dalla critica con innumerevoli positivi consensi, confermati anche da parte di un pubblico sempre più affezionato. 

Andreina Ninonà fu insignita di numerosi altri premi e riconoscimenti – ad esempio, la Confirmatio Magna  de Laboris Fide da parte dell’Accademia Italiana per lo Sviluppo Economico e Sociale, il Gold Hercules International Award of Knights (Malta), la Gran Croce al Merito del Lavoro da parte dell’International Business Corporation, il Riconoscimento dei Meriti da parte dell’Unione della Legion d’Oro, il Premio “Una vita per l’Arte” da parte del Centro Romano Arte Cultura e Spettacolo, e il Premio Salvator Dalì Trofeo España 1991. 

A Roma, inoltre, le sue opere sono state esposte in permanenza presso la Galleria “Il Salotto dell’Arte”. La stampa ed i critici hanno definito questa sua pittura “naïve”, catalogando l’artista tra i seguaci di Henri Rousseau il Doganiere (1844-1910), Antonio Ligabue (1899-1965), Orneore Metelli (1872-1938), Ivan Generalić (1914-1992), e di svariati altri che hanno saputo esprimere in forma chiara e semplice, col pennello e i colori, gioie e dolori dei propri animi.

E del famoso Generalić, originario di Hlebine presso Koprivnica, Croazia, la Ninonà fu l’unica allieva italiana: in particolare, il celebre artista, fondatore e rappresentante chiave della Scuola di Hlebine e della Naïve croata, le insegnò personalmente nel 1973 la propria tecnica pittorica su vetro. La pittrice raccontò che accedeva allo studio di Generalić passando riservatamente attraverso l’ingresso secondario, poiché il regime jugoslavo, per fronteggiare la diffusione dell’originale preziosa tecnica, precludeva al Generalić d’impartire lezioni.  

L’Arte pittorica, come la poesia, era per la Ninonà l’espressione di tutto ciò che è chiaro, luce e bellezza come estetica nel senso esteso del termine. In tal senso, hanno scritto di lei numerosi critici d’arte e giornalisti (tra cui, ad esempio, il poeta e scrittore Alfonso Gatto, lo scrittore, artista e archeologo italiano Gabriele Mandel, la scrittrice e critica d’arte Clotilde Paternostro, il critico d’arte e giornalista Luigi Tallarico, il giornalista e saggista Stenio Solinas, L. Apuleio, lo scrittore Gianfranco Grieco, E. D’Andrea, il Maestro tenore e critico d’arte Sergio De Santis, titolare della Galleria “Il Salotto dell’Arte” di Roma), ed anche personaggi dello spettacolo, come il regista livornese Amasi Damiani, oppure gli attori Lino Banfi e Franco Franchi. 

Di seguito alcuni dei tanti giudizi critici. “Nella pittura di Andreina Ninonà vi sono molti motivi ispiratori da prendere in esame. In primo luogo il legame con la terra, l’infanzia, i luoghi che hanno impresso nell’animo tenero e maturo un segno rivelatore. Leggere questa pittura spontanea significa inoltrarsi in un mondo naturalmente estatico dove l’immagine centrale raccoglie lo svolgimento del tema in dimensioni uniche e lineari. Dal rapporto terra-natura-infanzia nascono così colori vivi e momenti di vita semplice e serena”.

In modo equivalente si esprimeva la critica d’arte Tita Santoro Paternostro, scrivendo di una “Andreina Ninonà che ci propone un naïve genuino svolto nei temi consueti del lavoro dei campi, dei giochi dei bimbi, del paesaggio soprattutto, paesaggio di favola delle colline delineate con cura nel verde terso e lucido; sulla sommità, nell’appuntamento di casette linde, si profila il paese accentrato intorno al campanile bianco”. (G. Grieco).

Così parlava nel corso di un’intervista da parte del giornalista Osvaldo Amorosino: “Non mi è facile definire con le parole ciò che per me è l’arte, io ho sempre dipinto, sin da bambina. Preferisco esprimermi sulla tela con i miei fiori, poiché sono essi che più riescono a farmi sentire viva e feconda nel mio smisurato amore per il bello, ispirandomi un profondo desiderio di realizzarli. Le mie aspirazioni sentimentali, essenzialmente desiderio di godere delle cose belle della vita, divengono autentiche aspirazioni artistiche, nel momento in cui mi provo spontaneamente a rivelarle, esprimendole in lumionosità e colore. È così che i miei fiori sono per me ricordi, sogni della mia giovinezza, promesse e speranze del domani ed insieme amore per la natura e per ogni sua meravigliosa componente, sia essa la più piccola e la più semplice”.

Ma non solo i fiori rappresentano l’esperienza artistica di questa pittrice, la sua arte spazia anche in rappresentazioni paesaggistiche, nature morte e icone religiose realizzate sia su tela che su vetro, che sicuramente lasceranno impresso il suo originale stile nel vasto mondo dell’arte pittorica italiana.

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