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Russia

La Russia dichiara criminale il movimento internazionale Lgbt

Pubblicato il 30 Novembre, 2023

La Corte Suprema russa ha accolto la richiesta del ministero della Giustizia di mettere fuori legge nel Paese il movimento internazionale Lgbt, definendolo “estremista”.

In Russia è severamente punito, per le persone dello stesso sesso, scambiarsi effusioni in pubblico.

Si rischiano multe e nel peggiore dei casi la deportazione. Il primo gay pride in Russia si è svolto nel 2006 e si è concluso con numerosi arresti.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha sanzionato il Paese per violazione dei diritti umani.

Diverse organizzazioni russe per i diritti umani, giornalisti e attivisti avevano scritto alla Corte suprema chiedendo di respingere la richiesta del 17 novembre. Inoltre, gli avvocati che lavorano a difesa dei diritti civili, tra i quali Sergey Badashmin e Maksim Olenichev, avevano inviato alla Corte una lettera che evidenzia la «natura antigiuridica» della causa.

“Dichiareranno gli arcobaleni materiale estremista?”, si chiedeva ieri su Telegram Badashin. Mentre Olenichev riteneva che: “Gli attivisti Lgbtq+ continueranno il loro lavoro; dopo tutto, in Russia vivono milioni di persone Lgbtq+. Il numero di iniziative probabilmente si ridurrà, alcune diventeranno clandestine e il lavoro di assistenza legale continuerà, in nuove condizioni e con rischi maggiori”.

Gli avvocati che hanno cercato di sollevare il caso mediatico per esercitare pressioni sui giudici ritengono che la causa fosse irricevibile dalla Corte in quanto non solo non esiste alcun “movimento”, ma “non c’è un’organizzazione o un cittadino che possa fungere da imputato nel caso. Si tratta essenzialmente di un processo chiuso con un solo partecipante: lo stesso Ministero della Giustizia russo”.

Nella lettera inviata alla Corte, ottenuta dal media indipendente russo Meduza, si legge: “Non si può usare l’espressione movimento pubblico per riferirsi a un gruppo di persone solo perché appartengono a qualche gruppo sociale o perché hanno qualche attributo personale in comune. È altrettanto assurdo che riferirsi a tutti i pensionati o a tutte le persone di una certa etnia come movimento pubblico“.

In Russia, il coinvolgimento nelle attività di una “organizzazione estremista” è punibile fino a 10 anni di carcere per gli organizzatori e fino a 6 anni per tutti gli altri.

I difensori dei diritti civili osservavano che se al “movimento Lgbtq+” fosse stata assegnata tale designazione si sarebbe potuta delineare la “criminalizzazione della difesa dei diritti umani e dell’attivismo” nonché un aumento del “rischio di persecuzione per gli operatori dei diritti umani, gli attivisti, i giornalisti e tutte le persone apertamente Lgbtq+”.

Inoltre, la criminalizzazione del presunto movimento avrebbe rappresentato la dimostrazione palese della volontà dello stato russo di controllare le decisioni, l’orientamento sessuale e le credenze delle persone promuovendo i cosiddetti “valori familiari tradizionali” che, secondo il ministero della Giustizia, sono “incompatibili con le attività del movimento Lgbtq+”.

Gli avvocati estensori della lettera di protesta avevano sostenuto, infine, che un’eventuale pronuncia positiva della Corte avrebbe contraddetto “le disposizioni della costituzione che dichiarano la Russia uno stato laico”.

L’Onu ha “deplorato” oggi la messa al bando del movimento “internazionale” Lgbt+ in Russia, sottolineando che “nessuno dovrebbe essere incarcerato per aver lavorato a favore dei diritti umani o privato dei propri diritti a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere.

La decisione della Corte Suprema russa di vietare questo movimento “espone i difensori dei diritti umani e chiunque difenda i diritti delle persone Lgbt+ a essere qualificato come ‘estremista’, termine che ha gravi conseguenze sociali e penali in Russia”, ha sottolineato l’Alto commissario per i diritti umani Volker Türk in un comunicato stampa.

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