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Sanità E-R: arriva la richiesta di inserire la vulvodinia all’interno dei livelli essenziali di assistenza

La Regione Emilia-Romagna inserisca la vulvodinia all’interno dei livelli essenziali di assistenza (LEA) in modo da garantire a chi soffre di questa malattia il supporto sanitario necessario: è quanto chiedono con una risoluzione Silvia Piccinini e Federico Amico, rispettivamente capogruppo e consigliere regionale di MoVimento 5 Stelle ed Emilia-Romagna Coraggiosa.

Pubblicato il 19 Febbraio, 2022

La Regione Emilia-Romagna inserisca la vulvodinia all’interno dei livelli essenziali di assistenza (LEA) in modo da garantire a chi soffre di questa malattia il supporto sanitario necessario: è quanto chiedono con una risoluzione Silvia Piccinini e Federico Amico, rispettivamente capogruppo e consigliere regionale di MoVimento 5 Stelle ed Emilia-Romagna Coraggiosa.

“Nonostante per molti sia ancora una malattia sostanzialmente invisibile e dalla diagnosi non semplice da effettuare, oggi in Italia questa sindrome colpisce una donna su sette provocando una serie di effetti invalidanti che incidono pesantemente sulla qualità della vita di chi ne soffre – spiegano i consiglieri Piccinini e Amico – Per questo è assolutamente necessario arrivare al più presto a un riconoscimento giuridico di questa patologia. Solo così si potrà avviare un percorso per definire una strategia in grado di affrontare il problema, abbreviare i tempi di diagnosi, incentivare la ricerca in materia, favorire la cura e non lasciare sole le donne”. La risoluzione presentata da MoVimento 5 Stelle ed Emilia-Romagna Coraggiosa chiede anche alla giunta regionale di attivarsi per far sì che il Parlamento acceleri l’iter del disegno di legge che prevede il riconoscimento della vulvodinia come malattia invalidante. “La Regione può svolgere un ruolo fondamentale in questo senso inserendo all’interno dei LEA la malattia e avviando così un percorso di sensibilizzazione delle strutture del Servizio sanitario regionale, puntare nella formazione degli operatori e nell’informazioni alle donne che così avranno diritto, finalmente, a un’assistenza sanitaria chiara e precisa e non più invisibile com’è stato purtroppo fino ad oggi” concludono Silvia Piccinini e Federico Amico.  

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