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Sanremo

Sanremo, la rinascita de I Cugini di Campagna “Grazie ai Maneskin”

Pubblicato il 21 Gennaio, 2023

“Le zeppe? Un’idea di Ivano negli anni Sessanta per essere tutti alti uguali sul palco.I lustrini e le sete shantung dai colori sgargianti? Un’ispirazione data dai dipinti nella Cappella Sistina, quando Ivano era parte del Coro delle voci bianche”.

I Cugini di Campagna sbarcano al Festival di Sanremo, per la prima volta. Senza rinunciare alla loro identità, quella che li ha resi riconoscibili in 53 anni di carriera.

“Cinquant’anni fa eravamo una rivoluzione, oggi anche Amadeus usa le giacche con le paillettes”.

“All’Ariston in giacca e cravatta? Ma no, se lo facessi sarei falso. Oppure lo ero prima”, spiega Ivano Michetti, chitarrista e fondatore col gemello batterista Silvano della band (che conta anche Tiziano Leonardi e Nick Luciani), rivendicando idee e scelte.

“A Sanremo andiamo perché ce lo siamo conquistato. Negli anni Settanta venivamo invitati continuamente. Ma era uno show che andava una sera in differita su Rai2. Al festival serviva visibilità, a noi no: per questo non andammo mai”, dice Ivano.

Nel frattempo le strade dei Cugini di Campagna e del festival si divisero.

Fino ad oggi.

“Felicissimi di essere all’Ariston non per un premio o per una reunion. E per carità, niente premi alla carriera, m’ammazzerei!”, scherza l’artista.

“Un po’ dobbiamo ringraziare anche i Maneskin, con loro che hanno imitato i nostri look c’è stata una rinascita”.

A guardare bene, aggiunge Ivano, le due band hanno varie cose in comune: “Loro hanno iniziato da Via del Corso. Noi da Fontana di Trevi, dove io da ragazzino andavo a raccogliere le monetine lanciate dai turisti. Quando mio padre mi beccò, mi portò al coro delle voci bianche”

Al festival I Cugini di Campagna sbarcano con Lettera 22, brano scritto da La Rappresentante di Lista. “A 76 anni non sono così scemo da pensare che la mia vena artistica possa piacere ai 15enni. Vogliamo dialogare con i giovani, per questo ci fidiamo della collaborazione con Veronica e Dario”.

Con 100-120 concerti all’anno, di andare in pensione non se ne parla proprio.

“Due anni fa fui colpito da un ictus, pensai fosse finita. Ma dopo essermi svegliato dal coma ho capito che non voglio fermarmi. Voglio morire con brillantini e zeppe”.

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