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Sdentata e grinzosa, abita in una grotta: conosci la Strina? La befana siciliana…

Dai castelli alle grotte scende giù la Vecchia Strina, a celebrare la rinascita: raccontiamo la tradizione della ”befana” siciliana.

Pubblicato il 31 Dicembre, 2021

Dai castelli alle grotte scende giù la Vecchia Strina, a celebrare la rinascita: raccontiamo la tradizione della ”befana” siciliana.

Forse non tutti sanno che in Sicilia abita un’anziana signora che si fa viva l’ultima notte dell’anno, celebrando la rinascita. Tra il giorno di Natale e l’ultimo dell’anno, in alcuni comuni dell’entroterra palermitano, viene celebrata la ”Vecchia” o ”Strina”, una figura molto simile alla più conosciuta befana.

La Strina è un’anziana signora che personifica la fine di un ciclo annuale e la nascita di un altro ciclo, consegnando doni, soprattutto cibo e dolciumi. Il personaggio viene celebrato a Isnello, a Partinico, ad Alia, a Vicari, a Cefalù, a Gratteri, a Roccapalumba, e in altri paesi, assumendo di volta in volta nomi diversi.

Chiamata ”Nunna Vecchia”, ”Carcavecchia”, ”Vecchia di Natali”, si dice abiti in luoghi isolati e selvaggi, quali castelli, rupi, grotte e che sia vestita ‘di notte’, ovvero con colori scuri a rappresentare la morte. In alcuni paesi la Vecchia Strina porta il carbone la notte del 24 o del 31 dicembre, ma anche il 6 gennaio, a coloro che non si sono comportati bene, proprio come la befana.

La figura sdentata e grinzosa, la notte di Natale o l’ultimo giorno dell’anno, va in giro portando ai bambini quello che portano i morti: dolciumi, balocchi e abiti.

Ad Alia la ”Vecchia” era rappresentata da un uomo con una bisaccia, il suo arrivo era accompagnato dal suono di tamburelli e da tante offerte alimentari.

A Isnello la ”Strina” veniva celebrata dai bambini, con un rumoroso campanaccio, mentre vagano per le città. I dolci tipici dell’evento sono le ”corna” di Isnello, a base di mandorle tostate, marmellata di zucca e fichi secchi, decorati con glassa.

Oggi la festa è celebrata con un corteo guidato da una figurante che rappresenta la ”Vecchia”, e dietro i ragazzini chiedono soldi e dolciumi in giro per la città.

A Grattei si dice che la Strina abiti la ”Grotta Grattara”: scende dalla Grotta durante la notte a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, entra nelle case dai comignoli e riempie le calze dei bambini con vari dolciumi.

Nel paese della Grotta Grattara, la notte dell’ultimo dell’anno, una folla di persone con delle torce accese accompagna la “vecchia”, una figurante con il volto coperto da un lenzuolo, nel percorso che porta dalla grotta al paese, cantando e donando ai bambini i “turtigliuna”, dolci típici del posto.

Anche a Cefalù è presente la tradizione della Strina.

Secondo il folklore la ”Vecchia” abita sulla Rocca. Vi è un detto infatti che recita ”A vecchia Strina du casteddu si ‘nna adduna”, ovvero ”la vecchia Strina dal castello se ne accorge”, lei che abita sulla Rocca sente e vede tutto, quindi non bisogna fare troppo rumore.

Per celebrare la tradizione un gruppo di ragazzi scende a valle dalla Rocca, trascinando i ”lanniri” (pentole e barattoli di latta), i giovani sono seguiti dalla Vecchia e suo marito, e portano doni ai bambini buoni e carbone a quelli ”cattivi”.

La figura della Strina potrebbe essere legata all’antica divinità pagana di nome Strenia (o ”Strenua”), simbolo del nuovo anno, la ”Vecchia” è infatti sinonimo di rinascita, procreazione e abbondanza.

Jessica Di Bona

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