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Statte, verrà raddoppiato l’impianto AGER di gestione rifiuti. Cosa comporta

Pubblicato il 9 Marzo, 2022

l’AGER (Agenzia Territoriale della Regione Puglia per il Servizio di Gestione dei Rifiuti) ha deliberato le necessità di procedere all’approvazione della proposta di Ammodernamento dell’Impianto di Statte con trattamento integrato anaerobico/aerobico della FORSU

Nella Delibera del Consiglio Regionale n. 68 del 14.12.2021, con la quale è stato approvato il Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, è stata rimodulata la capacità impiantistica dell’impianto AMIU spa di Statte (TA) da 15.000 t/anno attuali a 25.000 t/anno di FORSU.

E vista la necessità di un ammodernamento dell’impianto esistente e considerato che è possibile candidare la proposta di ammodernamento all’ottenimento di un finanziamento a valere sul PNRR – Avviso M2C1.1.I1.1 – Linea Bl’AGER (Agenzia Territoriale della Regione Puglia per il Servizio di Gestione dei Rifiuti) ha deliberato le necessità di procedere all’approvazione della proposta di Ammodernamento dell’Impianto di Statte con trattamento integrato anaerobico/aerobico della FORSU, da candidare a valere sul PNRR e procedere contestualmente all’approvazione del relativo Quadro Economico. La spera ammonta ad un totale di 25.126.933,39 di euro. 

I costi preventivati tengono conto anche dell’importante aumento delle materie prime a cui abbiamo assistito nel corso dell’ultimo anno.

L’importo lavori derivante dalle valutazioni di cui sopra è pari a € 18.815.000,00, cui sommare oneri della sicurezza non soggetti a ribasso pari a € 115.000,00. A quest’importo sono state aggiunte le somme a disposizione della Stazione Appaltante e, in particolare: spese tecniche per la redazione dei diversi livelli di progettazione, relativa verifica, attività in fase esecutiva di direzione lavori, coordinamento alla sicurezza in fase esecutiva, collaudi, desunte in maniera ufficiale ai sensi del Decreto del Ministero di Giustizia del 17 giugno 2016;

Allacci ai pubblici servizi; indagini propedeutiche alla progettazione definitiva dell’opera; incentivo per funzione tecniche di cui all’art. 113 del Codice dei contratti, nella misura prevista dal Regolamento interno dell’Agenzia; spese per le procedure di gara; oneri istruttori per il procedimento autorizzatorio regionale, che per l’Agenzia è un costo; IVA, che per la Stazione Appaltante costituisce un costo non recuperabile. Pertanto, in definitiva, il Quadro Economico dell’opera, nella sua interezza ammonta a € 25.126.933,39.

L’attività oggetto della proposta riguarda la realizzazione di impianti di trattamento della frazione organica previa digestione anaerobica (a secco, umido o a processo misto), cattura del biogas e successiva estrazione del metano.

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La soluzione prescelta prevede, all’interno dell’area dell’impianto di compostaggio esistente, l’integrazione tra i processi di trattamento della FORSU di tipo anaerobico e di tipo aerobico. L’impianto oggetto di modifica è autorizzato con provvedimento AIA rilasciato dalla Regione Puglia – servizio Rischio Industriale con Determina Dirigenziale n. 46/2012 Spa. si prevede incremento della potenzialità di trattamento con produzione di compost di qualità, biometano e valorizzazione energetica fino all’autosostentamento dell’impianto.

Le principali sezioni di cui la stessa è composta sono le seguenti: il Pretrattamento in cui il materiale conferito viene lavorato con l’ausilio di un lacerasacchi, un deferrizzatore ed un vaglio a dischi; la digestione anaerobica in cui la frazione umida separata nella fase di pretrattamento viene introdotta nel digestore per la fase anaerobica ove risiede per circa tre settimane; la stabilizzazione aerobica in cui il digestato separato solido miscelato a strutturante fresco viene tenuto per circa due settimane;

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Ager

La maturazione in cui il compost post vagliatura intermedia risiederà in cumuli statici areati; infine, la raffinazione in cui il compost subisce un’ultima vagliatura finale che consente l’asportazione sia dello strutturante residuo che di eventuali ulteriori impurità (plastiche). Tornando alla sezione di digestione, la stessa produrrà un biogas che verrà depurato nella sezione di up-grading e reso disponibile sotto forma di biometano. L’area, ospitando le linee impiantistiche di AMIU Taranto, è attualmente servita da linee elettrica, acquedotto, fogna, gas metano e viabilità, argomenta la delibera dell’AGER.

La piattaforma è stata concepita ottemperando alle BAT di settore prevedendo l’impiego di tecnologie consolidate nel settore di riferimento, con integrazione tra i processi di trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani di tipo anaerobico e di tipo aerobico. È previsto un pretrattamento della FORSU in ingresso con recupero di metallirecupero della frazione organica dai sovvalli attraverso trattamento centrifugo e recupero dei sovalli da inviare ad impianti di raffinazione plastiche.

La tecnologia adottata, sostiene AGER, “genera diversi vantaggimiglioramento del bilancio energetico dell’impianto, poiché nella fase anaerobica si ha, in genere, la produzione di un surplus di energia (che può accedere ai benefici previsti per le fonti energetiche rinnovabili) rispetto al fabbisogno dell’intero impianto; a parità di rifiuti trattati, si ha un minor impegno di superficie, come conseguenza della maggiore compattezza architettonica dei digestori, anche per effetto del loro sviluppo verticale; in aree densamente urbanizzate, tipicamente caratterizzate da una bassa disponibilità di materiali strutturali (scarti vegetali da manutenzione del verde), la digestione anaerobica consente un’efficace gestione delle prime fasi di bioconversione delle matrici a elevata umidità (scarti alimentari, fanghi, deiezioni zootecniche); 

Maggiore controllo delle emissioni odorigene grazie all’impiego di reattori chiusi, con minori costi; il digestato, inoltre, essendo un materiale semi stabilizzato, consente un controllo più agevole degli impatti olfattivi durante il post- compostaggio aerobico; riduzioni delle emissioni di CO2 in atmosferaL’energia elettrica sarà reimpiegata nel processo od eventualmente, per la parte in eccedenza, scambiata sul posto ed avviata alla rete elettrica nazionale”. 

L’intervento in questione opera sulla sottrazione di scarti organici alla discarica, come espressamente richiesto dalla Direttiva 99/31/CE. Infatti, si legge sempre nella delibera dell’AGER “la decomposizione dei rifiuti organici in discarica genera, oltre al percolatobiogas dall’attività metabolica dei microrganismi che trovano le condizioni ideali per il loro sviluppo. Il metano prodotto all’interno del corpo della discarica, liberato in atmosfera, ha un effetto clima alterante in quanto assorbe le radiazioni infrarosse emesse dalla superficie “calda” del Pianeta.

Il percolato di discariche in cui si sono conferiti scarti biodegradabili, a sua volta, se non adeguatamente gestito, può essere fonte di pesante contaminazione di falde acquifere e dei corpi idrici ricettori.

Intercettare a monte del conferimento in discarica il rifiuto, soprattutto di tipo idoneo al riciclaggio o a recupero di altro tipo, consente di sostenere la transizione verso un’economia circolare e di prevedere, per le discariche oggetto di infrazione eventualmente ancora attive, misure, procedure e orientamenti volti a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente, in particolare l’inquinamento delle acque superficiali, delle acque di falda, del suolo e dell’aria, sul patrimonio agroalimentare, culturale e il paesaggio, e sull’ambiente globalecompreso l’effetto serranonché i rischi per la salute umana risultanti dalle discariche di rifiuti, durante l’intero ciclo di vita della discarica.

Inoltre, implementare la potenzialità di trattamento locale dei rifiuti potrebbe ridurre fenomeni di abbandono incontrollato in discariche abusive “

Infine, per le discariche che necessitano operazioni di risanamento, la presenza di nuovi impianti di trattamento FORSU per l’AGER consentirebbe di applicare la tecnologia del landfill mining, con benefici sui costi di post gestione di una discarica, la rimozione di una potenziale sorgente di contaminazione della falda acquifera e il recupero di materiali e/o energia dal trattamento dei rifiuti scavati

Il Landfill Mining (LFM) rappresenta una tecnologia di intervento sulle discariche che consiste nell’escavazione dei rifiuti depositati e nel loro successivo trattamento finalizzato all’inertizzazione delle frazioni pericolose e alla separazione e selezione delle diverse componenti (materiale fine, frazioni recuperabili e residui) destinate ad essere successivamente gestite in modo differenziato.

Scopo di un intervento di Landfill Mining è la completa rimozione del deposito di rifiuti al fine di perseguire uno o più dei seguenti obiettivi: bonifica di discariche inquinanti con la rimozione dell’intero ammasso di rifiuti (fonte di Potenziale contaminazione) e la successiva inertizzazione delle frazioni pericolose consente una risoluzione totale e definitiva del problema; 

Recupero di volume: il LFM consente di utilizzare una notevole parte dell’ammasso dei rifiuti e di avere alla fine del processo una ridotta percentuale di residui, in tal modo si ottiene un prolungamento della vita di discariche in esercizio o, con la ricostruzione di vecchie discariche, la disponibilità di un sito per la localizzazione di una nuova discarica; 

Recupero di risorse: gli ammassi di rifiuti che altrimenti verrebbero lasciati sine die all’interno di vecchie discariche, rappresentando una minaccia continua per l’ambiente tanto maggiore quanto minore è il livello tecnologico adottato nella realizzazione della discarica, vengono invece valorizzati con conseguente ottenimento di benefici economici; recupero ambientale del sito di discarica: nel caso in cui la zona della discarica rivesta particolare interesse territoriale, si può pensare al recupero di tale area da destinare a diverso sviluppo funzionale (sviluppo commerciale o industriale, aree verdi, etc.).

Ricordiamo che lo scorso luglio, è stata annunciata la delibera di giunta regionale con cui si stanziarono 3 milioni e 800 mila euro come rimborso ai Comuni per il recupero dei rifiuti organici fuori regione. Le risorse vengono assegnate ai Comuni pugliesi per sostenere i costi del conferimento della FORSU in impianti di recupero extraregionali. La distribuzione dei fondi è basata su un criterio di premialità, che consente di favorire in proporzione i Comuni più virtuosi nella raccolta differenziata.

Il direttore di Ager Gianfranco Grandaliano all’epoca chiarì che il recupero della frazione organica è differente dallo smaltimento. E che ci fosse una carenza infrastrutturale a livello di macro area del Sud, la Puglia ha avuto delle criticità da maggio 2019, perché dei cinque impianti in funzione, sono solo tre gli impianti funzionanti (ricordiamo che l’impianto ASECO di Ginosa è ancora sotto sequestro). Quello di Modugno per un trattamento di 100 mila tonnellate, l’impianto di Laterza per 97 mila tonnellate (Progeva srl) e quello di Manduria che tratta 36 mila tonnellate (Eden ’94 srl).

A fronte di queste capacità autorizzate si riescono a trattare 400 mila tonnellate di Forsu, la restante parte trova collocazione fuori regione. Per gli ARO 6, 9 e 11 di Lecce si stanno utilizzando due stazioni di trasferenza siti a Taranto (dell’AMIU oggi Kyma Ambiente) e il resto va tutto fuori regione. Per la parte organica sono stati individuati tre impianti, di cui uno a Foggia, uno a Bari e un altro a Brindisi. Oltre alle proposte avanzate a febbraio di impianto di compostaggio nella zona industriale di Lecce della capacità di 40 mila tonnellate ed un’altra nel territorio di Taranto, ovvero proprio quello dell’AMIU.