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STORIE, MITI E LEGGENDE DI PARTENOPE- Le origini, gli aneddoti e le “star” del Cimitero delle Fontanelle

Uno dei luoghi più ricchi di fascino macabro, dove si intrecciano storie, miti e leggende.

Pubblicato il 13 Maggio, 2022

Napoli è una città che ha sempre avuto un rapporto particolare con la morte, quasi intimo, forse proprio per esorcizzarla.

I napoletani hanno sempre cercato una sorta di contatto con l’aldilà e, in tal senso, il Cimitero delle Fontanelle rappresenta una specie di portale tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Conosciuto anche come “camposanto delle Fontanelle”, il cimitero è un antico ossario nel Rione Sanità.

Sono tanti gli aneddoti e le storie legate a questo luogo ammantato di fascino, dove si intrecciano tanti miti e leggende.

La nascita del cimitero delle Fontanelle

Il cimitero delle Fontanelle ha origini molto antiche. Risale al XVII secolo, un periodo nefasto per la città tra rivolte popolari, terremoti, eruzioni del Vesuvio, carestie ed epidemie. Solo la pestilenza del 1656 provocò circa 300.000 morti.

Il cimitero delle Fontanelle, essendo molto vasto, fu scelto per accogliere tutte quelle vittime, alle quali si aggiunsero le cosiddette “anime pezzentelle”, cioè i morti della parte può povera della popolazione che non trovavano posto nelle chiese della città.

Fino all’800, con l’editto di Saint-Cloud, era infatti possibile seppellire i morti nelle chiese cittadine, pratica comune ma riservata soprattutto alle famiglie aristocratiche.

Col tempo però si presentarono due problemi. Innanzitutto la puzza che proveniva dagli ipogei urbani, e poi lo spazio che si riduceva sempre di più.

Il fiume di cadaveri nella Sanità

Fu trovata una soluzione, per quanto macabra ed illegale, ad entrambi i problemi. I becchini, di notte, dissotterravano i cadaveri e li scaricavano nelle cave abbandonate del Rione Sanità.

Un giorno però ci fu una devastante alluvione, che trascinò via dalle cave tutte le salme depositate. Un evento tragico, in seguito al quale gli abitanti della zona non uscivano più di casa all’idea terrorizzata di riconoscere qualche amico o parente.

Da allora i cadaveri furono risistemati nelle grotte, ma “contenuti” da un muro. Fu anche realizzato un altare ed il luogo fu trasformato nell’ossario della città. E così nacque ufficialmente il cimitero delle Fontanelle.

Le “maste” e l’adozione delle “capuzzelle”

Dalla metà dell’800 un gruppo di popolane della Sanità, conosciute come “e’ maste”, riordinarono tutti i resti mortali e disposero con ordine le varie teste e le ossa dei morti.

Furono proprio “e’ maste” a dare via al rito dell’adozione delle “capuzzelle”. Un culto che si rafforzò ancora di più soprattutto a partire dal primo dopoguerra.

La pratica consisteva nell’adozione di un teschio, trattato a tutti gli effetti come un membro della famiglia. Al teschio venivano chieste grazie o, in alcuni casi, i numeri da giocare al lotto.

Se il teschio concedeva la grazie, allora veniva lucidato e adornato con lumini, fiori e rosari. In caso contrario, il teschio veniva “punito”. In alcuni casi veniva girato faccia al muro e, in casi estremi, addirittura abbandonato a favore di un altro.

Alla capuzzella veniva poi attribuito un nome ed anche una storia. Erano necessarie preghiere e suffragi per dare “rifrisco”, cioè sollievo, alle anime del Purgatorio in attesa di raggiungere il Paradiso.

Gli aneddoti e le storie delle anime del Cimitero delle Fontanelle: il temibile Capitano

Sono tante le storie e gli aneddoti legati al Cimitero delle Fontanelle. Una delle più famose è la leggenda del Capitano, figura vendicativa e temutissima, di cui ci sono addirittura due versioni.

Si racconta che un giovane malavitoso profanò il luogo sacro unendosi con una ragazza. Una voce, proveniente dal teschio del Capitano, gli rimproverò il comportamento inadeguato.

Ne nacque un acceso dibattito ed il giovane, facendosi beffe del Capitano, lo invitò al suo matrimonio, convinto che non si sarebbe mai sposato.

In realtà poco dopo il giovane incontrò una ragazza e decise realmente di sposarla. Al banchetto di nozze si presentò una figura lugubre, interamente vestita di nero, che nessuno conosceva.

Alla fine del pranzo fu interrogato sulla sua identità, e per tutta risposta disse che aveva un regalo per gli sposi, ma lo avrebbe dato solo a loro. E così il Capitano incontrò i due sposi in una camera ed il giovane lo riconobbe. Il fantasma tese le mani verso i due e, dopo averle toccate, entrambi gli sposi stramazzarono a terra.

Un’altra leggenda racconta che una ragazza adottò il Capitano e gli chiese come grazia di fargli trovare uno sposo. La sua richiesta fu esaudita e la ragazza chiese al suo fidanzato di andare a salutare l’artefice del loro matrimonio.

Il ragazzo, al cospetto del Capitano, lo irrise infilando un bastone nell’occhio ed invitandolo poi al matrimonio. Anche in questo caso si presentò una strana figura al matrimonio che nessuno conosceva, vestito come un capitano di Marina.

Lo sposo andò a vedere chi era. Quando il Capitano se lo trovò di fronte, apri il mantello ricordandogli l’invito ricevuto. Il giovane stramazzò a terra senza vita, morto letteralmente di paura.

Il teschio del Capitano oggi è riconoscibile per l’orbita oculata diventata nera, poiché secondo la leggenda fu trapassata dal bastone del futuro sposo.

Le storie delle altre anime

Sono tantissime in realtà le storie e le leggende che si raccontano sulle anime al Cimitero.

Una di queste è Lucia, una giovinetta morta subito dopo il matrimonio. Un altro caso è quello del “monaco”, noto come “a’ capa e Pascale”, famoso perché rivelava i numeri vincenti da giocare al lotto.

Ed ancora c’è “donna Concetta”, cioè “a’ capa che suda”, e tante leggende incentrare sui bambini, tra i quali “Pasqualino”. Non mancano poi principesse, cavalieri e soldati morti in guerra.

Insomma sono tante le “star” che popolano il Cimitero delle Fontanelle e che continuano a vivere nei racconti e nelle leggende partenopee. Un ultimo aneddoto: si racconta che nel cimitero ci siano altre due anime illustri: Masaniello e Giacomo Leopardi.

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