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TALENT DI AUTORI – FRANK IODICE

Pubblicato il 29 Maggio, 2021

Di Gordiano Lupi

Frank Iodice (Napoli, 8 febbraio 1982) è scrittore e traduttore. A vent’anni è partito per gli Stati Uniti, dove ha svolto i lavori più disparati. Ha pubblicato numerosi romanzi e racconti, tradotti in diverse lingue. Attualmente vive ad Annecy (Francia) con la sua famiglia. Il suo sito web è www.frankiodice.it.

Ho scoperto Frank come autore di Un perfetto idiota, storia molto originale tradotta anche in portoghese, e del romanzo storico Matroneum, edito dal Foglio Letterario nel 2018. Tutti i titoli sono ancora in catalogo, pure l’edizione portoghese che gode anche di una versione digitale sul sito Casalini Libri. Per dire quanto siamo provinciali noi italiani, Frank Iodice ha una pagina Wikipedia in inglese, ma non esiste la corrispettiva italiana, cosa che accade a molti altri scrittori non abbastanza ammanigliati con certi meccanismi del potere. 

Il suo ultimo romanzo è La città del cordoglio, edito da Eretica di Napoli, la storia di Ninetto Cordoglio, detto Ninù. Leggiamo la sinossi. Quando era poco più di un bambino, Ninù, è stato violentato. Le conseguenze di questo episodio, sempre taciuto, lo perseguitano lungo i vicoli del centro antico, il cuore pulsante e imperscrutabile di Napoli. Nel suo vagabondare, si circonda di esclusi, di emarginati, si lascia coinvolgere in attività ai limiti dell’illegalità, e quando gli viene offerta una salvezza, la rifiuta. Sullo sfondo, una Napoli sfarinata, testimone di un perdono che arriva all’improvviso, come un’epifania, una presa di coscienza dei propri sbagli. Dietro la storia di un uomo e della sua disgraziata esistenza, si cela quella più antica di un popolo di oppressi, di dimenticati, tutti privati simbolicamente di qualcosa, devoti ai santi e ai numeri, alla provvidenza e alla speranza. In un continuo scambio tra l’infanzia e l’età adulta, tra memoria e presente, Ninù si fa interprete del nostro bisogno disperato di amare e di essere amati. Riferisce l’autore: “La stesura di questo romanzo è andata di pari passo con una sorta di reminiscenza graduale della mia prima vita, quella in Italia. Ho descritto quei luoghi appartenenti alle memorie di famiglia, ormai sopravvissuti solo nei miei sogni, molti spariti o totalmente cambiati oggi. Infatti, il libro è ambientato a Napoli, tra gli Anni Cinquanta e Novanta. Napoli è la città in cui sono nato e alla quale sono particolarmente legato. Ciò la rendeva nel mio immaginario una figura lontana eppure familiare. È stato come parlare di una donna misteriosa che avevo visto solo una volta, da bambino, mi sembrava di conoscere intimamente. Gli italiani sparsi in giro per il mondo da tutta la vita mi capiranno. A loro non ho bisogno di dare spiegazioni. Chi invece non ha avuto la vigliaccheria di partire come ho fatto io, rimarrà forse disorientato nel vedere questa città ritratta in maniera un po’ particolare. La mia Napoli è poco poetica rispetto alla retorica romantica che la dipinge come la patria della pizza e del mandolino. Allo stesso tempo, non è così cruenta e hollywoodiana come la interpreta certa fiction. È una Napoli dell’insofferenza spirituale di tante persone escluse, incomprese, schiacciate dalla coltre di nebbia del successo spietato e del riscatto sociale che offusca la mente della maggior parte di noi. Una città ancora capace di provare sentimenti come la pietà, la compassione, l’empatia che ho cercato di analizzare. Il libro ruota intorno al concetto di ereditarietà della colpa. Si chiede fino a che punto le colpe dei genitori riescano a rovinare la vita dei figli. E trova una possibile spiegazione nell’elaborazione di una certa forma di perdono”. Continuiamo l’analisi del libro. NinettoCordoglio, detto Ninù, è nato e cresciuto nel Real Albergo dei Poveri. Si salva dalla miseria per qualche anno lavorando a bordo di navi cargo. Un giorno riceve la notizia della morte di entrambi i genitori ed è costretto a tornare a casa. In quel momento inizia la sua storia, una storia di oppressione e liberazione, che è anche la storia di Napoli. Ninù incarna le paure che ci tormentano e ci tengono svegli, i sensi di colpa tramandati di generazione in generazione. Come gli dice a un certo punto il vecchio Bidello, Ninù ringhia ma non sa contro chi sta ringhiando, perché in fondo è arrabbiato solo con se stesso, come tanti arrabbiati. Ninù è un antieroe, ruba, picchia, beve, e si chiede di continuo il perché. Il perché del silenzio, il perché dell’abbandono, della violenza, persino il perché dell’amore. Il suo compito è di farci calare nei suoi panni per chiederci come reagiremmo se capitasse a noi tutto il male capitato a lui. Il suo passato, se non giustifica, spiega le sue azioni. È una storia costruita su due binari paralleli, l’infanzia e l’età adulta, la memoria e il presente, che si alternano in ogni pagina e s’incontrano solo nell’epilogo.

Voglio presentare Frank Iodice anche come poeta, perché analizzando la sua opera ci rendiamo conto di trovarci fronte a un artista completo, a un intellettuale che va dalla traduzione al romanzo, passando per racconto, saggistica e articoli di giornale. 

L’estate era corposa, fuori dalla finestra 
il ragno giallo nella ginestra correva ancora 
una parola si scioglieva sul vetro col calore 
il colore del vapore era impreciso, eppure vero. 

La ragazza, sdraiata nelle lenzuola bagnate, sola. 
Vola la colomba sporca di ruggine sopra il letto 
sul petto turgido scorreva il sudore, denso e freddo. 
Quando apriva gli occhi, le tornava in mente lui 
i suoi baci lenti lungo la pancia, la lingua morbida 
la torbida foschia negli anfratti del corpo, e il suono 
buono del dolore. 

Le faceva male quando sentiva per la prima volta 
l’ombra sulla porta spalancata, l’ondata di mare e fiume 
le piume di struzzo nel naso, il raso rosso tra le natiche 
che vibravano sotto i colpi del corpo dentro il corpo. 
Troppo tardi si svegliava, la ragazza, pazza di voglia 
su quella soglia umida aspettava. 

Lui la guardava, e non sapeva cosa dire, come sempre. 
La gente non sa che con le parole si può parlare 
il mare non sa che con l’acqua può dissetare interi paesi 
mesi e mesi aspettava la ragazza, si accarezzava tra le cosce 
il pesce salta fuori dall’acqua e muore per un istante, mentre 
l’aria gli schiaccia la gola. 

All’alba di un giorno qualunque, nel suo letto appiccicoso 
il roseo orizzonte dal balconcino, il fruscio delle tende 
la gente non sa che con le parole può parlare, si ripete 
e vede scorrere le lacrime lungo le gambe, piangono 
le stringono la mano, pensano senza pensiero, amano 
senza sapere l’amore. 

Le more brillano nei cespugli intorno alla casa 
la rosa non odora di nulla, ha perso la sua santità.