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Taranto, ex Ilva: il nuovo report di Arpa Puglia non lascia dubbi

Pubblicato il 26 Marzo, 2022

Le anomalie sono state segnalate con una lettera all’Ispra, al ministero della Transizione ecologica, oltre che alla Regione, alla Prefettura e a Comune e Asl Taranto

Significativi incrementi delle concentrazioni degli inquinanti gassosi, in particolare biossido di zolfo e benzene” sono stati registrati a Taranto, in riferimento all’ex Ilva, da Arpa Puglia, l’agenzia regionale per la protezione ambientale. Le anomalie sono state segnalate con una lettera all’Ispra, al ministero della Transizione ecologica, oltre che alla Regione, alla Prefettura e a Comune e Asl Taranto.
Arpa nella lettera parla di “criticità rilevate dalle reti di monitoraggio della qualità dell’aria situate in città e nella grande fabbrica dell’acciaio e dai sistemi di monitoraggio in continuo delle emissioni convogliate dello stabilimento. 

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Le criticità
 

Le “criticità” ambientali sono state riscontrate nelle giornate del 22 e del 24 marzo scorsi. “In particolare – scrive Arpa – si segnala che è stato registrato un superamento del valore limite medio orario di biossido di zolfo alle 19 del 22 marzo presso la stazione via Machiavelli, nel quartiere Tamburi, con valore pari a 910 microgrammi per metro cubo e, contemporaneamente, un valore massimo orario presso la cabina della rete AdI denominata Meteo Parchi con valore pari a 517 microgrammi per metro cubo”.  L’Arpa ha specificato che “tale condizione costituisce un superamento del limite orario, sebbene non determini un superamento del limite giornaliero e nemmeno della soglia di allarme di 500 microgrammi per metro cubo per 3 ore consecutive”.

L’altoforno

Per Arpa Puglia, il valore di biossido di zolfo osservato “è elevato e maggiore rispetto al valore previsto quale soglia di allarme (500 microgrammi per metro cubo) che deve però essere mediato su un periodo di 3 ore. La condizione del superamento di tale limite di norma non si è verificata” puntualizza Arpa. Nella missiva, inoltre, si rileva che l’ex Ilva ha comunicato che a partire dal 21 marzo “sarebbero state avviate le attività di ripristino delle condizioni operative dell’altoforno 4 e che nel periodo di riavviamento si sarebbero potute verificare emissioni transitorie”. 

“Chiediamo che vengano accertate le cause”. È la richiesta che hanno avanzato agli organi competenti Alessandro Marescotti e Massimo Castellana del Comitato cittadino per la salute e l’ambiente a Taranto in riferimento alle maggiori emissioni di biossido di zolfo e benzene registrate nei giorni scorsi da Arpa Puglia nel rione Tamburi di Taranto e nel siderurgico ex Ilva.

“Il 22 marzo scorso si è registrato un picco di SO2  nel quartiere Tamburi di Taranto. Il valore è giunto fino a 910 microgrammi a metro cubo di SO2” dicono gli esponenti del Comitato, riprendendo i valori riscontrati da Arpa, in relazione al biossido di zolfo. “Il vento in quella giornata soffiava da nord-ovest ed era quindi un tipico giorno in cui si poteva parlare di Wind Day – si afferma -. Quello registrato è il picco più elevato da quando è entrata in funzione la centralina Arpa di via Machiavelli nel quartiere Tamburi di Taranto, ossia dal 2007 a oggi”.

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