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Tutto sul referendum del 20 e 21 settembre

Pubblicato il 3 Settembre, 2020

Il prossimo 20 e 21 settembre,  si voterà per il referendum costituzionale che propone la riduzione del numero dei parlamentari, oltre che per le amministrative in alcuni Comuni e Regioni.

Il referendum avrà in ogni modo un suo risultato in quanto non occorre  il quorum, e sarà il quarto referendum nella storia della repubblica dove non serve il numero minimo di votanti .  Il referendum era previsto per il  29 marzo, ma è stato rinviato a causa della pandemia  e si chiede un Si o un No alla riduzione del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento, quindi gli attuali 630 seggi della Camera scenderebbero a 400, quelli del Senato a 200.

Questo è quanto leggeremo sulla scheda: «Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente ‘Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?». Andrà barrata con una X la casella del SÌ, o del NO.

Quello che cambia in base all’esito del referendum è che si allargano i bacini dei collegi elettorali. Il rapporto tra parlamentari e cittadini è di 1,57 eletti ogni 100mila elettori. Se passasse il referendum il rapporto scenderebbe a 1 ogni 100mila elettori. Naturalmente ci sarebbe un ariduzione anche dei senatori e deputati all’estero che passerebbero da 6 a 4 e da 12 a 8.

Per quanto riguarda l’elezione del Presidente della Repubblica riducendo i parlamentari aumenterebbe del 50% il peso delle Regioni, i cui rappresentanti partecipano proprio alla scelta del Capo dello Stato, in un rapporto che oggi è di circa 60 rispetto ai 945 parlamentari totali, mentre in caso di riforma rimarrebbero 60 ma a fronte di 600 senatori.

La costituzione non obbligatoriamente cambierà ma sicuramente questa riforma avrà il suo peso nell’elezione del capo dello stato e anche in caso di nuova legge elettorale. Una legge elettorale che privilegia il maggioritario renderebbe più semplice la formazione di maggioranze parlamentari che potrebbero procedere a modifiche costituzionali.  I parlamentari già eletti rimangono dove sono perché la riforma entrerebbe in vigore con le prossime elezioni.

I maggiori sostenitori del SÌ sono: il Movimento 5 Stelle, Lega, Fratelli d’Italia. Le ragioni del SI: risparmio per lo Stato, che sarebbe pari a 100 milioni di euro annuali che diventano 500 considerando l’intera legislatura.
Riduzione della frammentazione dei gruppi elettorali con meno spazio a minoranza politiche  che non permettono ai parlamentari di responsabilizzarsi e rendersi riconoscibili nelle loro posizioni,  Secondo lo schieramento del SI al momento 1 parlamentare su 3 diserta le votazioni in Parlamento.
Quanto alla questione della rappresentatività, con il SÌ si ritiene che il rapporto di 1 parlamentare ogni 100mila elettori sia comunque maggiore di quello attualmente presente in Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, tale dunque da garantire i diritti dei cittadini.

Tra i partiti che invece si sono schierati a favore del NO : +Europa, Azione, Sinistra Italiana, Volt Europa, MAIE, Unione di Centro, Partito Socialista Italiano, Europa Verde, Vox Italia e Centro Democratico. Da Forza Italia non sono giunte posizioni nette, mentre il Pd ha posto come condizione una riforma urgente della legge elettorale urgente, in senso fortemente proporzionale.

Secondo i Comitati del NO non ci vuole un taglio dei parlamentari, piuttosto, una riforma più completa che determini una maggiore qualità della rappresentanza. Il risparmio, poi, non sarebbe di 100 milioni sarebbe di 82 milioni, che scenderebbero a 57  e 285 milioni per un’intera legislatura  se si considera lo stipendio netto e non quello lordo. A risentire del taglio sarebbero soprattutto alcuni territori, con Regioni che vedrebbero calare in modo sensibile i propri eletti e dunque la propria rappresentanza. Altro motivo per il No è quella di evitare una riscrittura di tutti i regolamenti parlamentari e il cambiamento dei rapporti numerici per l’elezione del Presidente della Repubblica, e il cambmio urgente della Costituzione.

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