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UE, più flessibilità fiscale per l’energia: via libera di Bruxelles. Giorgetti: “Accolte le nostre richieste”

Pubblicato il 3 Giugno 2026

La Commissione europea amplia gli strumenti per sostenere la transizione energetica

La Commissione europea ha presentato una proposta che introduce una maggiore flessibilità fiscale per gli investimenti e le misure legate all’energia, con l’obiettivo di rafforzare l’indipendenza energetica dell’Unione e accelerare l’abbandono dei combustibili fossili.

Ad annunciarlo è stato il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, che ha illustrato il nuovo meccanismo destinato agli Stati membri. La misura prevede l’estensione della Clausola nazionale di salvaguardia, inizialmente pensata per la difesa, anche agli interventi strategici nel settore energetico.

Fino allo 0,3% del PIL all’anno, ma con un tetto complessivo

Secondo la proposta di Bruxelles, gli Stati potranno utilizzare fino allo 0,3% del PIL all’anno nel triennio 2026-2028 per finanziare iniziative che aumentino la resilienza del sistema energetico e favoriscano la transizione verso fonti più sostenibili.

Tuttavia, Dombrovskis ha precisato che esiste un limite complessivo: nell’arco dei tre anni la flessibilità non potrà superare lo 0,6% del PIL cumulato. Ciò significa che non sarà possibile sfruttare integralmente lo 0,3% per ciascun anno consecutivo.

La nuova misura resta inoltre all’interno del quadro già previsto dalla clausola per la difesa, che consente una flessibilità massima pari all’1,5% del PIL.

Italia tra i Paesi più interessati alla misura

Il commissario europeo ha evidenziato come l’Italia abbia mostrato un forte interesse per questa soluzione, lasciando intendere che il Governo potrebbe essere tra i primi a sfruttare il nuovo margine fiscale.

Secondo Dombrovskis, gli Stati che hanno già aderito alla Clausola nazionale di salvaguardia potranno richiederne l’estensione anche alle misure energetiche. Per quei Paesi che hanno già utilizzato l’intera quota disponibile per la difesa sarà però necessaria una valutazione aggiuntiva sulla sostenibilità del debito pubblico.

Nessun obbligo per la difesa e stop agli aiuti ai combustibili fossili

La Commissione ha chiarito che la clausola non impone alcun obbligo di spesa in materia di difesa. Il suo scopo è esclusivamente quello di concedere agli Stati un maggiore spazio fiscale per affrontare specifiche priorità strategiche.

Le risorse potranno essere impiegate non solo per investimenti infrastrutturali, ma anche per misure di sostegno che favoriscano la transizione energetica, comprese iniziative rivolte alle famiglie.

Dombrovskis ha però escluso la possibilità di utilizzare questi margini per incentivare il consumo di combustibili fossili o per introdurre tagli alle accise e alle imposte sull’energia.

Giorgetti: “Riconosciuto il lavoro dell’Italia”

Soddisfazione è stata espressa dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, che ha accolto positivamente la proposta della Commissione.

Il ministro ha sottolineato come Bruxelles abbia recepito le indicazioni avanzate dall’Italia dopo un percorso di confronto definito “lungo, serio e riservato”.

Giorgetti ha inoltre spiegato che, una volta chiariti nel dettaglio i margini di utilizzo della nuova flessibilità, il Ministero dell’Economia valuterà gli interventi più efficaci per sostenere imprese e famiglie, tenendo conto al tempo stesso degli obiettivi di finanza pubblica e delle raccomandazioni formulate dalla Commissione europea.

Cosa cambia con la nuova proposta europea

In sintesi, la proposta della Commissione introduce:

  • Maggiore flessibilità fiscale per gli interventi energetici;
  • Possibilità di utilizzare fino allo 0,3% del PIL all’anno tra il 2026 e il 2028;
  • Limite complessivo dello 0,6% del PIL nel triennio;
  • Estensione della Clausola nazionale di salvaguardia anche all’energia;
  • Possibilità di finanziare misure per famiglie e transizione energetica;
  • Esclusione di sussidi ai combustibili fossili e di tagli alle accise sull’energia.

La proposta rappresenta un passo significativo nella strategia europea per rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, offrendo agli Stati membri nuovi strumenti per sostenere la transizione senza compromettere gli equilibri di bilancio.

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