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Usa-Iran, la tregua resta lontana: Trump respinge il piano di Teheran su Hormuz

Pubblicato il 26 Settembre 2026

La diplomazia tra Stati Uniti e Iran non sembra ancora aver trovato una via d’uscita. Mentre a New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha illustrato una proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare un percorso verso la fine delle ostilità, da Washington arriva una risposta che raffredda le prospettive di un’intesa.

Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, Donald Trump avrebbe respinto la proposta iraniana e avrebbe espresso ai suoi collaboratori la convinzione che le operazioni militari contro Teheran possano riprendere dopo le elezioni di metà mandato americane. La notizia è stata riportata anche da Reuters, che precisa come l’Iran sia ancora in attesa di una risposta ufficiale degli Stati Uniti.

Il piano di Teheran per riaprire Hormuz

La proposta iraniana prevede una sequenza di passi che dovrebbe portare, nell’arco di sette giorni, alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla ripresa dei negoziati sulla conclusione del conflitto.

Araghchi ha spiegato che l’iniziativa riprende in larga parte quanto già previsto dal memorandum di Islamabad, l’intesa elaborata nei mesi scorsi con la mediazione pakistana. Il documento prevede, tra gli altri elementi, la cessazione delle operazioni militari e un percorso per affrontare le questioni legate allo Stretto.

Teheran sostiene quindi che non si tratti di condizioni completamente nuove, ma di un ritorno agli impegni già discussi nell’ambito dell’intesa di Islamabad.

La risposta di Trump

La prospettiva di una tregua, almeno per il momento, si è però complicata.

Il Wall Street Journal ha riferito che Trump avrebbe respinto il piano iraniano, ritenendo insufficienti le condizioni proposte da Teheran. Secondo la stessa ricostruzione, il presidente americano si aspetterebbe una ripresa delle operazioni militari dopo le elezioni di novembre.

La situazione resta comunque fluida. Non risulta ancora una risposta ufficiale di Washington alla proposta iraniana, mentre i canali diplomatici indiretti continuano a essere utilizzati attraverso mediatori.

Il dossier nucleare torna al centro

Parallelamente alla questione dello Stretto, rimane centrale il tema del programma nucleare iraniano.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato alla Cbs che Teheran è disposto a discutere l’accesso degli ispettori nucleari delle Nazioni Unite, nell’ambito di eventuali accordi con gli Stati Uniti.

La disponibilità annunciata da Pezeshkian riguarda quindi un possibile percorso negoziale e non equivale, da sola, alla conclusione di un accordo. Il presidente iraniano ha inoltre sottolineato la necessità di ricostruire la fiducia tra Washington e Teheran, mentre il confronto sul programma nucleare resta uno dei principali punti di attrito.

Hormuz resta il nodo della crisi

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno degli elementi più delicati dell’intera crisi. La sua riapertura è stata inserita dall’Iran al centro della proposta diplomatica, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati continuano a contestare alcune delle condizioni avanzate da Teheran.

Per il momento, dunque, la strada verso una tregua appare ancora incerta. Da una parte l’Iran sostiene di essere pronto a riaprire Hormuz e a tornare al tavolo dei negoziati; dall’altra, secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, Trump non avrebbe accettato il piano nella forma proposta.

I prossimi giorni saranno decisivi per capire se i contatti diplomatici riusciranno a produrre un nuovo punto d’incontro oppure se il confronto militare tornerà a prevalere.

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