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Zoomafia in Italia, i numeri dell’orrore

Il dato più agghiacciante? 11 ragazzini che si sono divertiti ad ammazzare animali. Ma zoomafia significa soprattutto economia criminale, dall’affaire randagismo al controllo dei pascoli, dalle corse clandestine al traffico di cuccioli, dagli allevamenti abusivi alla macellazione clandestina. Con tutto quello che implicano per la sicurezza alimentare

Per questioni di zoomafia, la Sicilia e la Campania si sono guadagnate, si fa per dire, una campagna stampa tutta loro. Non per nulla. In Sicilia c’è un indagato ogni 7 ore e in Campania in un anno ci sono stati 870 procedimenti con  520 indagati. Ma l’ultimo rapporto sulla zoomafia della LAV registra numeri da paura in tutta Italia. Purtroppo.

Zoomafia, sicurezza alimentare ed emergenza COVID

Si parla di zoomafia non tanto per dire. Zoomafia significa, giusto per fare qualche esempio, corse clandestine di cavalli, traffico di cuccioli, combattimenti tra animali, truffe nell’ippica, business dei canili, contrabbando di fauna e bracconaggio organizzato, macellazioni clandestine e abigeato, pesca di frodo e illegalità nel comparto ittico, uso di animali a scopo intimidatorio o per lo spaccio di droga, traffici di animali via internet e zoocriminalità minorile. Fattispecie di reato che non hanno nulla da invidiare a quelli che godono di maggiore fama. Fattispecie di reato, soprattutto, che in un modo o nell’altro impattano sulla vita di ognuno.

Pensiamo all’emergenza sanitaria, per esempio. Il rapporto redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV, registra i dati del 2019, quando la pandemia non c’era. Ma non c’è dubbio che l’allarme COVID abbia costretto a dare massima attenzione alla sicurezza alimentare. E cosa c’è di maggiore “insicurezza” alimentare di mercati illegali di animali, traffico di animali da allevamento rubati, macellazione clandestina, contrabbando di animali? È una questione di allarme, non di allarmismo. L’emergenza sanitaria – dice la LAV – “deve essere un’occasione per alzare il livello di contrasto a questo malaffare”.

In Italia un reato ogni 55 minuti

A dare la misura del fenomeno bastano pochi numeri. Nel 2019 sono stati aperti circa 26 fascicoli al giorno, uno ogni 55 minuti; con circa 16 indagati al giorno, uno ogni 90 minuti, per reati a danno di animali. Si registra a livello nazionale un tasso di 16,07 procedimenti e di 9,64 indagati ogni 100.000 abitanti. È un quadro emerso, con raffronti analisi e proiezioni, dai dati acquisiti dal 70% di tutte le Procure della Repubblica d’Italia. Che la LAV commenta così: Se si considera che, notoriamente, i processi celebrati che arrivano a sentenza sono poco più del 20 per cento, e di questi meno della metà, il 43,7%, si concludono con sentenza di condanna, i crimini contro gli animali che di fatto vengono puniti con sentenza sono solo una minima parte rispetto a quelli realmente consumati”.

La graduatoria dei reati emersi, quelli per cui ci sono state denunce e si sono attivate le indagini, mette al primo posto il maltrattamento di animali, art. 544ter c.p. (32,66% del totale dei procedimenti per crimini contro gli animali e il 37,46% del totale del numero degli indagati registrati presso le Procure che hanno risposto). Seguono uccisione di animali, art. 544bis c.p., (32,10% dei procedimenti registrati, 10,98% degli indagati), reati venatori, art. 30 L. 157/92 (15,87% dei procedimenti presi in esame, indagati pari al 21,56%), abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, art. 727 c.p. (14,53% dei procedimenti, 17,83% del totale indagati), uccisione di animali altrui, art. 638 c.p. (l 4,16% dei procedimenti e il 3,10 % % di indagati), traffico di cuccioli, art. 4 L. 201/10 (0,48% del totale dei procedimenti e l’1,29% del totale indagati), organizzazione di combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate, art. 544quinquies c.p. (0,15% dei procedimenti la 7,74% del totale indagati), spettacoli e manifestazioni vietati, art. 544quater c.p. (0,04% dei procedimenti e degli indagati).

Zoomafia, le “capitali” del malaffare sono Brescia, Roma e Udine

È Brescia la città con più procedimenti iscritti per reati contro gli animali: 472 procedimenti con 371 indagati. La LAV però precisa: su questo scenario a far la parte maggiore è la caccia. “’Oltre il 61% dei procedimenti, 289 fascicoli, riguarda i reati venatori, che hanno coinvolto l’80% degli indagati (299 su un totale di 371 indagati). È noto che la provincia di Brescia rappresenta l’hotspot del bracconaggio più importante d’Italia quindi il numero dei procedimenti per tali reati influisce notevolmente sulla media totale dei reati contro gli animali registrati”.

Comunque sia, se Brescia è prima, Roma è seconda con 209 procedimenti e 135 indagati e Udine è terza con 205 procedimenti e 86 indagati. Seguono Verona con 182 procedimenti e 86 indagati; Milano con 171 procedimenti e 106 indagati; Latina con 165 procedimenti e 60 indagati; Cagliari con 164 procedimenti e 110 indagati; Napoli con 164 procedimenti e 94 indagati; Firenze con 164 procedimenti e 72 indagati; Torino con 153 procedimenti e 71 indagati; Genova con 151 procedimenti e 92 indagati; Siracusa con 130 procedimenti e 91 indagati; Santa Maria Capua Vetere (CE) con 132 procedimenti e 90 indagati; Benevento con 131 procedimenti e 73 indagati.

La Procura con meno procedimenti per reati contro gli animali è invece quella di Isernia con 2 procedimenti e 6 indagati. Seguono Savona con 9 procedimenti e 3 indagati; Tempio Pausania (SS) con 10 procedimenti e 9 indagati; Fermo con 13 procedimenti e 8 indagati; Aosta con 15 procedimenti e 8 indagati; Rovereto (TN) con 17 procedimenti e 13 indagati; Caltagirone (Catania) con 21 procedimenti e 10 indagati; Locri (RC) con 22 procedimenti e 9 indagati; Gela (Caltanissetta) con 24 procedimenti e 9 indagati; Patti (Messina) con 29 procedimenti e 9 indagati.

Zoomafia in Sicilia: ulteriore occasione per l’economia criminale

Attenzione però a tutti i dati. La LAV lo dice espressamente. Ci sono procure importanti che non hanno fornito le informazioni. Per esempio in Sicilia. I dati sono pervenuti da 12 Procure Ordinarie su 16 e da da tre Procure Minorili su quattro. Mancano all’appello – e scusate se è poco – le Procure Ordinarie di Agrigento, Barcellona Pozzo di Gotto, Palermo e Ragusa e la Procura per i minorenni di Caltanissetta.

In ogni caso, “in Sicilia nel 2019 ogni 12 ore è stato aperto un procedimento penale per reati a danno di animali, con un indagato ogni 7 ore circa”. In totale “sono stati registrati 760 fascicoli (circa l’8% di quelli nazionali), con un tasso di 15,02 procedimenti ogni 100.000 abitanti; e 1200 indagati (circa il 20,54% di quelli nazionali), con un tasso di 23,73 indagati ogni 100.000 abitanti”. Vale a dire che la Sicilia è una delle regioni dove la zoocriminalità è più attiva” e “alcune condotte sono fortemente radicate nel sottobosco delinquenziale”. Non bastasse, c’è un allarme specifico: l’emergenza sanitaria rischia di far focalizzare gli interessi della criminalità sui reati connessi alla sicurezza alimentare, come puntualizza la DIA nella sua ultima Relazione. “Se non adeguatamente gestita nella fase di ripresa post lockdown, può rappresentare un’ulteriore opportunità di espansione dell’economia criminale”.

Zoomafia in Campania tra affaire randagismo e controllo dei pascoli

Non sta meglio la Campania. L’Osservatorio Nazionale Zoomafia ha analizzato i dati di 9 Procure Ordinarie su 10 (non ha risposto la Procura di Avellino) e di entrambe le Procure Minorili, quella di Napoli e quella di Salerno.  In Campania sono stati registrati 870 fascicoli (circa il 9,16% di quelli nazionali), con un’incidenza pari a 14,89 procedimenti per 100000 abitanti; e 520 indagati (circa l’8,90% di quelli nazionali), con un tasso di 8,90 indagati ogni 100.000 abitanti. 2 i procedimenti della Procura per i Minorenni di Salerno con 3 indagati per maltrattamento di animali.  

Si tratta di attività delinquenziali “non residuali né trascurabili”. Ad esempio controllare l’affaire randagismo, (che peraltro non riguarda solo la Campania) “significa accaparrarsi un’importante fetta di convenzioni con gli enti locali, mentre controllare i pascoli, vuol dire mettere le mani su uno degli affari più cospicui e remunerativi del territorio, che non ha nulla da invidiare agli altri business criminali”.

Insomma, sono numerosi gli interessi dello sfruttamento criminale degli animali che possono stimolare gli appetiti della criminalità organizzata e i casi accertati lo dimostrano. “Se l’attuale insicurezza economica perdurasse o, peggio, si acuisse, poi, potremmo assistere a un aumento dei delitti come l’abigeato, la macellazione clandestina, la pesca di frodo organizzata, il traffico di fauna a scopo alimentare, ovvero di tutte quelle attività economiche che rispondono agli interessi primari”.

Il dato più agghiacciante: i ragazzini che maltrattano e uccidono animali  

Per quanto riguarda i dati delle Procure presso i Tribunali per i Minorenni, i procedimenti del 2019, riferiti a 26 Procure su un totale di 29, pari all’89% del totale, sono stati 28 con 32 indagati. Le Procure per i Minorenni con maggior numero di procedimenti sono Campobasso e Sassari con 4 procedimenti e 2 indagati. È da segnalare che a Sassari c’è anche un procedimento con un indagato per l’articolo 544 quinquies c.p., che punisce i combattimenti tra gli animali e le competizioni non autorizzate. Il maggior numero di ragazzi indagati, 18, è per maltrattamento di animali; 11, invece, sono quelli indagati per uccisione di animali. Seguono 2 per reati venatori e 1 per combattimenti.

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