Pubblicato il 19 Febbraio 2026
Prima riunione il 19 febbraio nella capitale Usa
Si svolge oggi, 19 febbraio, a Washington la riunione inaugurale del Board of Peace, organismo nato su impulso dell’amministrazione guidata da Donald Trump.
L’iniziativa, fortemente caratterizzata in senso politico, sta già dividendo governi e istituzioni internazionali. L’Italia sarà presente con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ma in qualità di osservatore, scelta che ha alimentato il dibattito interno.
A far discutere è anche l’assenza della Santa Sede: il Vaticano ha declinato l’invito, suscitando irritazione alla Casa Bianca.
Chi partecipa e chi resta fuori
Alla seduta inaugurale sono attesi almeno 35 capi di Stato e di governo. Tra i Paesi che hanno aderito figurano Israele, Argentina, Arabia Saudita, Marocco ed Egitto, oltre a diversi Stati del Medio Oriente e dell’Asia occidentale.
Il vertice, però, evidenzia una spaccatura in Europa. Francia, Spagna e Svezia hanno scelto di non partecipare, temendo che la nuova struttura possa ridimensionare il ruolo delle Nazioni Unite nei processi multilaterali di pace.
Parigi, durante una riunione del Coreper, ha espresso critiche esplicite alla Commissione europea per la decisione di presenziare come osservatrice con la commissaria Dubravka Suica.
Anche l’Italia sarà presente come osservatore. Tajani ha spiegato che è importante “essere al tavolo dove si discute della ricostruzione di Gaza e del futuro della Palestina”. In veste di osservatori parteciperanno anche Germania, Cipro, Bulgaria, Repubblica Ceca e Grecia.
Romania e Ungheria prenderanno parte al Board a livello di capi di Stato e di governo, con il premier ungherese Viktor Orban che ha già formalizzato l’adesione. Tra i Paesi extra Ue ma membri del G7 spicca il Giappone, la cui partecipazione potrebbe essere affidata a un alto rappresentante del ministero degli Esteri.
Il caso Vaticano e le tensioni con la Casa Bianca
L’assenza del Vaticano ha aperto un nuovo fronte diplomatico. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha definito “profondamente spiacevole” la mancata partecipazione della Santa Sede, sottolineando che “la pace non dovrebbe essere una questione di parte”.
La scelta del Vaticano evidenzia le perplessità che circondano l’iniziativa, percepita da alcuni come uno strumento politico più che come un organismo multilaterale tradizionale.
Cos’è il Board of Peace e quali poteri ha
Il Board of Peace nasce con l’obiettivo dichiarato di supervisionare l’attuazione del piano statunitense in 20 punti per Gaza, con la prospettiva di estendere in futuro il proprio intervento ad altri conflitti internazionali.
I Paesi aderenti si sono impegnati a destinare oltre 5 miliardi di dollari al progetto.
L’organismo è presieduto direttamente da Donald Trump, che detiene poteri significativi, tra cui il diritto di veto e il controllo dell’agenda. Proprio questa concentrazione di competenze rappresenta uno dei principali punti critici sollevati dagli osservatori, che temono un possibile aggiramento dei canali diplomatici tradizionali, a partire dall’Onu.
L’agenda della giornata
Secondo quanto anticipato dalla portavoce della Casa Bianca, durante la riunione Trump annuncerà formalmente gli impegni finanziari assunti da alcuni Stati membri, per un valore superiore ai 5 miliardi di dollari.
Inoltre, sarebbe previsto l’annuncio del dispiegamento di migliaia di unità per una forza internazionale di stabilizzazione e per la polizia locale a Gaza.
Il debutto del Board of Peace segna dunque un passaggio delicato negli equilibri diplomatici internazionali, tra sostegno convinto di alcuni governi e forti riserve di altri attori globali.
Nell’immagine: la nascita del Board of Peace

