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Adrano, 28 negozi, 70 beni immobili e contanti: il maxi-sequestro ai due imprenditori vicini al clan Scalisi

provvedimenti di sequestro eseguiti dai finanzieri di Catania nei confronti di due imprenditori, padre e figlio, adraniti

Pubblicato il 6 Ottobre 2023

I provvedimenti di sequestro eseguiti dai finanzieri di Catania nei confronti di due imprenditori, padre e figlio, adraniti

Nell’ambito di articolate attività di indagine coordinate dalla Procura della Repubblica di Catania, i Finanzieri
del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito, con il supporto dello Servizio Centrale Investigazioni sulla
Criminalità Organizzata (SCICO) e l’ausilio dei Comandi Provinciali di Mantova, Milano, Monza, Roma e
Verona, un provvedimento di sequestro patrimoniale in materia antimafia – emesso dal Tribunale etneo, Sezione
Misure di Prevenzione – relativo all’ingente patrimonio, pari a circa 98 milioni di euro, riconducibile a due
imprenditori, padre e figlio, ritenuti “socialmente pericolosi” in quanto contigui al clan “Scalisi” di Adrano,
articolazione locale della famiglia mafiosa “Laudani”.

L’indagine di prevenzione da cui origina il citato provvedimento si collega alle operazioni “FOLLOW THE
MONEY” e “BLACK BLEND”
, condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania
della Guardia di finanza.
In particolare, nell’ambito dell’indagine “FOLLOW THE MONEY”, i citati imprenditori, già tratti in arresto nel
2021 in esecuzione di apposita Ordinanza di custodia cautelare in carcere del Tribunale etneo, sono stati rinviati
a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa poiché avrebbero sistematicamente favorito il clan
“Scalisi” fornendo, mediante l’alimentazione della cassa e il mantenimento del gruppo e dei suoi sodali, un
contributo, stabile e protratto nel tempo, alla realizzazione delle finalità dell’organizzazione mafiosa, al
consolidamento del potere economico e all’occultamento e all’incremento del patrimonio del sodalizio, in
cambio del quale avrebbero ricevuto protezione e agevolazione nell’espansione delle proprie attività
imprenditoriali.

Grazie a tale “mutua assistenza” tali soggetti – imprenditori inizialmente operanti nel settore della logistica e dei
trasporti nella zona di Adrano
– avrebbero progressivamente esteso le loro illecite attività imprenditoriali in
altre aree del territorio nazionale, diversificandole verso il settore della commercializzazione dei prodotti
petroliferi.
La diversificazione dell’attività sarebbe confermata dalle risultanze dell’operazione “BLACK BLEND”,
anch’essa condotta dal Nucleo PEF di Catania della Guardia di finanza, al cui esito i predetti sono stati
destinatari, unitamente ad altri indagati, di un decreto di sequestro preventivo delle società e disponibilità a loro
riconducibili, emesso dal locale Tribunale, in quanto ritenuti responsabili dei reati di omessa e infedele
dichiarazione dei redditi (artt. 4 e 5 del D.Lgs. n. 74/2000) nonché di sottrazione all’accertamento e al pagamento
delle accise su prodotti energetici (art. 40 del D.Lgs. n. 504/1995).

In particolare, le investigazioni delle Fiamme Gialle etnee avrebbero disvelato l’operatività di un gruppo
criminale, di cui i due soggetti in parola sarebbero stati i promotori e organizzatori, dedito:
• all’illecita introduzione nel territorio dello Stato di ingenti quantitativi di prodotti energetici provenienti da
Austria, Germania, Repubblica Ceca, Romania e Slovenia, formalmente indirizzati a due depositi in provincia di
Verona e Catania, ma di fatto destinati ad altri siti etnei di stoccaggio gestiti dagli indagati;
• alla successiva cessione dei citati carburanti a favore di imprese di autotrasporto e distributori stradali operanti
nel territorio siciliano. La competitività dei prezzi praticati sarebbe stata assicurata grazie alla sistematica
evasione, per decine di milioni di euro, delle imposte dovute sui prodotti energetici, in particolare l’IVA,
ricorrendo all’omissione ovvero alla presentazione di dichiarazioni fiscali infedeli.

Sulla base degli elementi raccolti nel corso delle indagini, i due imprenditori sono stati considerati soggetti
“pericolosi per la società” e, pertanto, nei loro confronti sono stati eseguiti mirati approfondimenti diretti a
verificare il sussistere delle condizioni previste dal codice delle leggi antimafia (D.Lgs. n. 159/2011) per
l’applicazione delle misure di prevenzione a carattere patrimoniale. A tal fine, il Nucleo PEF di Catania della
Guardia di finanza ha svolto articolati accertamenti economico-finanziari individuando i beni e le disponibilità,
direttamente o indirettamente riconducibili ai proposti.

Le analisi svolte per valutarne la loro coerenza rispetto alle fonti reddituali lecite prodotte dai medesimi e dai
relativi nuclei familiari hanno fatto emergere – nell’attuale fase del procedimento, in cui non si è ancora
instaurato il contraddittorio con le parti – un’evidente sproporzione tra le ricchezze accumulate e i redditi
complessivamente prodotti, risultati talmente esigui da non poter assicurare nemmeno il sostentamento familiare.
Alla luce dei riscontri eseguiti, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania, su proposta della
Procura etnea, ha pertanto disposto il sequestro di prevenzione dei seguenti beni e disponibilità riconducibili ai
citati soggetti, ritenuti frutto o reimpiego dei proventi illecitamente accumulati:

• quote sociali e relativi compendi aziendali di 28 attività commerciali (di cui 23 società con sede in Italia, 1
società di diritto estero e 4 ditte individuali), site nelle province di Catania (n. 16, di cui 9 in Catania città, 5 in
Adrano e 2 in Biancavilla), Enna (n.1), Mantova (n.1), Milano (n.3), Roma (n.1), Verona (n.5) nonché nella città
di Villach in Austria (n.1), operanti nel settore della logistica e dei trasporti, della commercializzazione dei
prodotti petroliferi e immobiliare;

• 70 beni immobili (di cui 36 fabbricati e 34 terreni), situati nelle province di Catania (n. 47, di cui 1 in Aci
Catena, 40 in Adrano e 6 Biancavilla), Enna (n.6), Messina (n.2), Mantova (n.6), Modena (n.2) e Verona (n.7);

• denaro contante per 1,7 mln di euro nonché gioielli e preziosi (9 rolex e 16 tra monili, anelli e bracciali) per un
valore di oltre 250.000 euro, rinvenuti nella disponibilità dei medesimi;

• rapporti bancari e finanziari, personali e societari, con disponibilità poste a disposizione dell’amministratore
giudiziario complessivamente pari a 16 milioni di euro, per un valore complessivo di circa 98 milioni di euro.

L’attività dei Finanzieri di Catania si inquadra nel più ampio quadro delle azioni svolte dalla Procura etnea e
dalla Guardia di finanza volte al contrasto sotto il profilo economico-finanziario, delle associazioni a delinquere
di tipo mafioso, al fine di evitare i tentativi, sempre più pericolosi, di inquinamento del tessuto imprenditoriale, e
di partecipazione al capitale di imprese sane. Immagine di repertorio