Pubblicato il 12 Marzo 2026
Antefatto: un’aggressione in cinque contro uno
Un episodio di violenza estrema avvenuto nel cuore di Milano potrebbe presto arrivare direttamente a processo. La Procura di Milano ha richiesto il processo immediato per due ragazzi di 18 anni arrestati lo scorso novembre insieme ad altri tre minorenni.
Le accuse sono molto pesanti: rapina aggravata e tentato omicidio aggravato.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe aggredito uno studente universitario di 22 anni della Bocconi nella zona di corso Como, con l’obiettivo di rapinarlo. Per sottrargli soltanto 50 euro, i cinque lo avrebbero prima pestato e poi colpito con un coltello.
Le conseguenze sono drammatiche: la vittima rischia ora di rimanere paraplegica.
La dinamica dell’accoltellamento
Dalle indagini emerge che uno dei due maggiorenni sarebbe stato l’autore materiale delle coltellate, mentre l’altro avrebbe avuto il ruolo di “palo”, controllando la situazione durante l’aggressione.
Quest’ultimo ha raccontato agli inquirenti di essersi allontanato momentaneamente dal gruppo per coprire gli amici, sostenendo di aver creduto che si trattasse soltanto di una semplice rissa e di non sapere che uno dei ragazzi fosse armato di coltello.
Lo scarico di responsabilità
L’altro diciottenne, indicato come l’aggressore che ha sferrato i fendenti, avrebbe invece attribuito l’inizio del pestaggio ai tre minorenni.
Nella sua versione dei fatti, le coltellate sarebbero partite nel tentativo di liberare uno dei compagni dalla presa dello studente. Il giovane ha dichiarato agli investigatori di aver pensato di colpire soltanto la giacca della vittima e non il suo corpo.
L’accusa di tentato omicidio aggravato
Le spiegazioni fornite dai ragazzi non hanno convinto la giudice per le indagini preliminari di Milano, Chiara Valori, che aveva già firmato l’ordinanza di custodia cautelare respingendo la richiesta degli arresti domiciliari.
Secondo la giudice, le versioni fornite dagli indagati risultano poco credibili. Tra le aggravanti contestate nel tentato omicidio figurano:
- l’aver approfittato della condizione di inferiorità della vittima, impossibilitata a difendersi;
- l’orario notturno dell’aggressione;
- l’assenza di persone che potessero intervenire o prestare soccorso.
I messaggi choc dopo l’aggressione
Subito dopo il pestaggio, i cinque ragazzi avrebbero commentato quanto accaduto con frasi scioccanti scambiate in chat e sui social.
Tra i messaggi intercettati dagli investigatori compaiono frasi come:
“C’è un video dove si vede che lo scanniamo”,
“Facciamo una storia su Instagram”,
“Speriamo che schiatti, lo hai spaccato”.
Conversazioni che dimostrerebbero come gli aggressori si vantassero dell’accaduto, elementi che sono stati inseriti nel fascicolo dell’indagine.
La denuncia del padre della vittima
La vicenda ha suscitato grande indignazione, anche per le parole pronunciate dal padre dello studente ferito.
L’uomo ha raccontato pubblicamente la sua preoccupazione per la sicurezza in città:
“Ormai a Milano sembra di essere nel Bronx. Non si riesce più a camminare tranquilli”, ha dichiarato in televisione.
Ha poi ricordato le condizioni disperate in cui il figlio è arrivato in ospedale:
“È sopravvissuto per miracolo. Quando è arrivato aveva perso circa un litro di sangue. Si è salvato solo perché l’ospedale era a pochi minuti di distanza, altrimenti non ce l’avrebbe fatta”.
Una vicenda che ora passerà nelle aule di tribunale, mentre le condizioni dello studente restano gravissime e il rischio di invalidità permanente è concreto.

