Pubblicato il 15 Luglio 2025
L’appello disperato della famiglia: “Fate ciò che è necessario”
Sono passati otto mesi esatti da quando Alberto Trentini, cooperante italiano originario di Lido di Venezia, è stato arrestato in Venezuela con l’accusa gravissima di terrorismo. Dal giorno del fermo, il 15 novembre 2024, la sua famiglia vive nell’angoscia, senza contatti né aggiornamenti certi sulla sua situazione.
Il grido di dolore della madre: “Meloni tace, non possiamo più aspettare”
A parlare è Armanda Trentini, madre di Alberto, che oggi – 15 luglio – si è espressa pubblicamente di fronte al tribunale di Roma, in occasione di una nuova udienza del processo Regeni. “Oggi sono otto mesi esatti che mio figlio è in carcere, e tutto tace, anche la nostra presidente del Consiglio. Questo silenzio è insostenibile”, ha dichiarato.
La donna ha chiesto un impegno concreto da parte del Governo italiano, criticando l’assenza di iniziative visibili da parte di Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri Antonio Tajani, i quali nei mesi scorsi avevano promesso attenzione al caso. Armanda sottolinea la differenza con la tempestiva azione diplomatica della Svizzera, che ha ottenuto la liberazione del compagno di prigionia di Alberto, lo stesso che ha riferito alla stampa le terribili condizioni in cui si trova il cooperante italiano.
“Ogni giorno in più è una sofferenza”
“Non possiamo più attendere oltre. Il Governo dimostri di avere a cuore la vita di un connazionale”, insiste la madre. Chiede che vengano impiegati tutti gli strumenti diplomatici possibili, come accaduto in altri casi di italiani detenuti all’estero. “Otto mesi sono troppi, e ogni giorno che passa è una sofferenza indicibile per Alberto e per noi”, conclude.
Chi è Alberto Trentini e cosa è successo
Alberto si trovava in Venezuela per una missione umanitaria, giunto nel Paese il 17 ottobre 2024. È stato fermato il 15 novembre, durante uno spostamento da Caracas a Guasdalito, mentre viaggiava con l’autista della ONG per cui collaborava.
Per mesi la famiglia non ha avuto alcun contatto, finché nella notte tra il 15 e il 16 maggio si è riusciti a stabilire una breve telefonata. Alberto ha detto di stare bene e di assumere le sue medicine, ma da allora nulla è più stato comunicato.
Il silenzio delle istituzioni italiane fa rumore
La famiglia Trentini attende una presa di posizione concreta da parte delle autorità italiane. Le condizioni di detenzione di Alberto preoccupano profondamente, e la mancanza di aggiornamenti alimenta l’angoscia.
“Aspettiamo con fiducia che qualcuno si muova. Ma ora basta silenzi. È tempo di agire”, è l’appello conclusivo della madre, rivolto direttamente al Governo italiano.

