Pubblicato il 21 Novembre 2025
La gelosia per l’ex scatena un incubo durato un anno
Secondo l’accusa, non avrebbe accettato la nuova relazione del suo ex compagno e, travolta dalla gelosia, avrebbe iniziato a perseguitare la donna che considerava una rivale. Per dodici mesi, una 42enne avrebbe vissuto un vero calvario fatto di insulti, minacce e aggressioni da parte di una coetanea di origine albanese.
La presunta persecutrice l’avrebbe tormentata in ogni modo: messaggi offensivi su Facebook, appostamenti sotto casa, irruzioni sul posto di lavoro e persino incontri provocatori in strada.
Dalle offese online alla violenza fisica
Le prime intimidazioni risalirebbero all’agosto 2022, mentre l’escalation sarebbe proseguita fino al luglio 2023. Ora la 42enne albanese è finita a processo con le accuse di lesioni, diffamazione aggravata, molestie e minacce.
La vittima, siciliana, si è costituita parte civile.
Sui social la campagna d’odio era stata particolarmente violenta: sulla sua bacheca sarebbero apparsi insulti diretti anche ai figli, definiti “dal cervello bruciato”, insieme ad epiteti come “infame” e “sfrattata da casa”. Nonostante le prime denunce, il clima di ostilità sarebbe peggiorato, fino ad arrivare a minacce di morte, tra cui frasi come: “Ti farò passare le pene dell’inferno… ti darò fuoco”.
In almeno due episodi si sarebbe arrivati allo scontro fisico: fuori da un negozio la presunta stalker l’avrebbe graffiata, strattonata per i capelli, coinvolgendo anche la figlia minorenne della vittima, intervenuta per difenderla. Entrambe avrebbero riportato cinque giorni di prognosi.
Testimonianze e nuovi dettagli in tribunale
Durante l’udienza del 20 novembre sono stati ascoltati i primi testimoni, tra cui un carabiniere che ha riportato un episodio avvenuto nel luglio 2023: l’imputata si sarebbe presentata sotto casa della vittima insultandola senza sosta, fino all’arrivo dei militari che l’hanno allontanata.
Nello stesso periodo, avrebbe più volte raggiunto il bar in cui la rivale lavorava, umiliandola davanti a clienti e titolare, costringendola infine a lasciare il lavoro pur di non incrociarla più.
Una persecuzione prolungata e sistematica, che ora sarà al centro del processo in corso.

