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Andrea Russo, morto risucchiato dal motore di un aereo: si indaga sulla sicurezza

Pubblicato il 9 Luglio 2025

Un gesto estremo sotto gli occhi di tutti

Andrea Russo, 35 anni, originario di Calcinate, è morto in modo drammatico all’aeroporto di Orio al Serio, dopo essersi introdotto nell’area riservata dello scalo e essersi lanciato volontariamente nel motore sinistro di un Airbus A319 della compagnia Volotea, pronto al decollo con 154 passeggeri a bordo.

Un gesto volontario, come confermato da più testimoni oculari, che ha lasciato sotto shock operatori aeroportuali, viaggiatori e forze dell’ordine. La vicenda ha sollevato gravi interrogativi sui protocolli di sicurezza in uno degli aeroporti più trafficati d’Italia.

L’ingresso nello scalo e l’accesso alla pista

I fatti si sono verificati nella mattinata di martedì 8 luglio, poco dopo le 10.30. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia di frontiera e dalla procura di Bergamo, Andrea Russo è arrivato in auto, una Fiat 500 rossa, lasciata al centro del parcheggio dell’aeroporto.

Successivamente, è entrato indisturbato nell’area arrivi dello scalo, situata al piano terra, e senza alcun biglietto né badge identificativo, ha raggiunto la pista da cui decollano gli aerei. Si presume abbia utilizzato una porta d’emergenza, eludendo i controlli in pochi minuti.

Il dramma sulla pista e l’ipotesi del suicidio

Lo staff aeroportuale e la polizia hanno tentato invano di fermarlo, ma Russo, secondo le testimonianze, si sarebbe diretto di corsa verso l’aereo e lanciato nel motore sinistro del velivolo, attivo e pronto per il decollo. L’impatto è stato fatale e immediato.

Le prime indagini parlano di suicidio, ipotesi supportata dal fatto che più testimoni hanno visto il 35enne gettarsi volontariamente nel motore. Va ricordato che la zona dietro ai motori degli aerei è estremamente pericolosa: quando sono accesi, la potenza di aspirazione è tale da poter risucchiare oggetti molto più grandi di una persona.

Sicurezza sotto accusa: come è stato possibile?

Il caso ha sollevato numerose perplessità sui livelli di sicurezza dello scalo di Orio al Serio, classificato come il terzo aeroporto per traffico passeggeri in Italia. La facilità con cui Russo è riuscito ad accedere alla pista, senza autorizzazioni o controlli, è al centro dell’indagine coordinata dalla procura di Bergamo.

Le autorità stanno ora cercando di capire come abbia potuto aggirare tutte le misure di sicurezza e arrivare così vicino a un aereo in partenza, mettendo a rischio non solo la propria vita, ma anche quella dei passeggeri e del personale di bordo.

Un episodio che lascia aperti molti interrogativi

La morte di Andrea Russo resta avvolta nel dolore e nelle domande, a partire dal perché abbia compiuto un gesto così estremo. Ma a preoccupare di più, in queste ore, è la facilità con cui è stato possibile superare le barriere di sicurezza in un’area ad altissimo rischio.

La vicenda ha acceso i riflettori su possibili falle nei controlli aeroportuali, e le indagini dovranno chiarire eventuali responsabilità e soprattutto evitare che simili episodi possano ripetersi in futuro.

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