Pubblicato il 3 Ottobre 2025
Controlli straordinari a Picanello
Nel quartiere Picanello di Catania, durante un’operazione di controllo straordinario del territorio, la Polizia di Stato ha arrestato un 26enne catanese con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, ferma restando la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
L’intervento rientrava in una più ampia attività disposta dalla Questura, mirata alla prevenzione e repressione dei reati, con particolare attenzione allo spaccio di droga e ai reati in materia di armi.
L’intervento dei cani antidroga
Un equipaggio della squadra cinofili, insieme ai cani antidroga “Maui” e “Ares”, ha effettuato controlli all’interno di una palazzina. Giunti al terzo piano, i cani hanno segnalato la possibile presenza di droga dietro la porta di un appartamento.
All’arrivo di un’ulteriore pattuglia di supporto, i poliziotti hanno bussato e, appena l’inquilino ha aperto, gli animali sono entrati nell’abitazione, indirizzandosi verso la stanza del figlio del proprietario. Alla domanda degli agenti sulla presenza di stupefacenti, il giovane ha negato, ma la perquisizione ha rivelato ben altro.
La scoperta in camera da letto
Nella stanza del 21enne, i poliziotti hanno rinvenuto:
- 322 grammi di marijuana nascosti in un bidone dentro un armadio
- 112 grammi di marijuana suddivisi in quattro barattoli di vetro
- 38 grammi di hashish già suddivisi in 15 dosi
- un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento
- 10.900 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita
Tutta la sostanza stupefacente è stata sequestrata e inviata ai laboratori della Polizia Scientifica per le analisi.
Le responsabilità e l’arresto
Il padrone di casa ha dichiarato di non sapere nulla delle attività del figlio, che invece ha ammesso la piena responsabilità.
Il giovane, dopo le formalità di rito, è stato arrestato e posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Su disposizione del Pubblico Ministero di turno, è stato collocato agli arresti domiciliari presso l’abitazione della madre, in attesa del processo con rito direttissimo.

