Pubblicato il 18 Febbraio 2026
L’operazione della Squadra Mobile e le misure cautelari
Il deputato regionale di Forza Italia Michele Mancuso è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta che riguarda presunte irregolarità nell’assegnazione di fondi pubblici destinati all’organizzazione di spettacoli in provincia di Caltanissetta.
Il provvedimento cautelare, eseguito dalla Squadra Mobile, coinvolge anche Lorenzo Tricoli, considerato il suo più stretto collaboratore.
Parallelamente, il giudice ha disposto una misura interdittiva della durata di dodici mesi nei confronti dei rappresentanti dell’associazione sportiva dilettantistica Genteemergente: Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizzoli.
Stop alle attività nel settore dell’intrattenimento
Per i tre esponenti dell’associazione è stato stabilito il divieto di esercitare attività d’impresa nel campo dell’intrattenimento e dell’organizzazione di feste ed eventi, oltre al divieto di assumere incarichi direttivi per l’intero periodo previsto dalla misura.
Si tratta di un provvedimento che incide direttamente sulla possibilità di operare nel settore per cui erano stati richiesti e ottenuti i finanziamenti pubblici.
Le accuse: presunti pagamenti e fondi regionali
Secondo l’impianto accusatorio, Mancuso avrebbe incassato 12 mila euro, versati in tre tranche fino al 5 maggio 2025, per agevolare l’associazione nell’ottenimento di 98 mila euro di fondi pubblici.
Le risorse erano state stanziate grazie a una legge regionale del 12 agosto 2024, destinata alla realizzazione di spettacoli nel territorio nisseno.
Agli altri indagati viene contestata anche l’ipotesi di truffa aggravata ai danni della Regione Siciliana, per presunte rendicontazioni di costi fittizi pari a 49 mila euro.
Dalla corruzione alla riqualificazione del reato
In un primo momento la Procura aveva ipotizzato il reato di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Successivamente, il giudice per le indagini preliminari ha riqualificato l’accusa facendo riferimento all’articolo 318 del Codice penale, che riguarda il pubblico ufficiale che riceve denaro o altra utilità per l’esercizio delle proprie funzioni.
Prima di decidere sulle misure cautelari, il giudice ha interrogato gli indagati lo scorso 22 gennaio. Tuttavia, le loro dichiarazioni non sono state ritenute sufficienti a superare i gravi indizi raccolti nel corso delle indagini.
La decisione del Tribunale del Riesame
Il 3 febbraio il Tribunale del Riesame aveva disposto la restituzione delle somme sequestrate. La decisione, però, non è stata motivata da una carenza di indizi, ritenuti invece sussistenti, bensì dall’assenza del pericolo di dispersione del denaro.
L’inchiesta prosegue ora per chiarire in modo definitivo responsabilità e ruoli nella gestione dei fondi pubblici destinati agli eventi nel Nisseno.
Fonte: Ansa.it

