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Ars, maggioranza in frantumi: scontro frontale tra Schifani e Galvagno. “Governo al capolinea”

Pubblicato il 10 Ottobre 2025

Manovrina bocciata, centrodestra nel caos

La manovrina regionale affonda e con lei la maggioranza di governo. Dopo un giovedì di tensioni e colpi bassi, Renato Schifani si ritrova a guidare un esecutivo in frantumi.
«Non azzero un bel nulla. Io vado avanti», dichiara il governatore, visibilmente provato. Ma la spaccatura con il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno appare ormai insanabile.

Il vertice di maggioranza è fissato per lunedì, quando – promette Schifani – «ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità». E non risparmia accuse: «Galvagno non è più la persona che pensavo fosse. Ha perso lucidità».

La “vendetta” di Galvagno e i giochi di palazzo

Tra i fedelissimi di Schifani c’è chi non crede all’impulsività del gesto: «È stata una vendetta pianificata», sussurrano.
Il motivo? Vecchie ruggini e nomine contestate nel settore sanitario, a partire da quella del direttore sanitario dell’Asp di Catania. Un affronto, secondo Fratelli d’Italia, che avrebbe spinto Galvagno a colpire.

Il microfono tradisce Galvagno

Un microfono rimasto aperto svela il pensiero del presidente dell’Ars: «Un massacro senza motivo, bastava ritirare la manovra».
Il commissario regionale Luca Sbardella ribadisce: «Noi siamo sempre stati leali. I traditori li cerchino altrove».

Tre crisi in una: politica, di governo e istituzionale

Il voto in aula segna una tripla crisi per il centrodestra siciliano:

  • Crisi politica, con la maggioranza spaccata e i partiti divisi tra chi resta e chi abbandona.
  • Crisi di governo, per le norme simbolo bocciate nonostante gli impegni personali di Schifani.
  • Crisi istituzionale, per la rottura tra Palazzo d’Orléans e l’Ars.

Tra le misure affondate, i fondi per l’editoria, il finanziamento del film su Biagio Conte e la norma sul South Working, cavallo di battaglia del governatore, dove Schifani ci aveva messo la faccia.
Tutto saltato per l’azione congiunta di opposizioni e franchi tiratori.

I vincitori e i vinti del voto

Mentre Schifani incassa una delle peggiori sconfitte politiche del suo mandato, alcuni alleati festeggiano:

  • approvati i finanziamenti per Maas e Ast, cari agli autonomisti,
  • via libera anche a risorse per scavi archeologici e Ipab di Paternò, sostenuti proprio da Galvagno.

È su quest’ultima votazione che emerge la crisi istituzionale più evidente: il governo, rappresentato in aula da Alessandro Dagnino, si rifiuta di esprimere un parere favorevole sulla norma sponsorizzata dal presidente dell’Ars.

L’opposizione esulta: «Governo al capolinea»

«Questo governo è finito», dichiara Ismaele La Vardera, che prevede la testa di Dagnino come sacrificio per ricompattare la maggioranza.
Il Pd parla di «maggioranza a pezzi» e «clima da guerriglia», mentre il M5S invita Schifani a «staccare la spina».

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