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Ars, stop con voto segreto a due norme chiave del ddl Enti locali

Pubblicato il 17 Febbraio 2026

Bocciati consigliere supplente e terzo mandato nei piccoli Comuni

L’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) ha respinto, con voto segreto, due disposizioni centrali del disegno di legge sugli Enti locali, tornato oggi, 17 febbraio, in aula per l’esame finale. La decisione ha inciso in modo significativo sull’impianto del provvedimento, ridimensionandone la portata.

La prima norma a cadere è stata l’articolo 7, che prevedeva l’istituzione della figura del consigliere supplente. Il testo è stato bocciato con 32 voti favorevoli e 22 contrari, numeri che non hanno consentito il via libera alla misura.

Stessa sorte per l’articolo 14, relativo alla possibilità di un terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15 mila abitanti. In questo caso la norma è stata respinta con 34 voti contrari e 24 favorevoli, segnando un’ulteriore battuta d’arresto per il ddl.

Le parole del presidente dell’Ars

A commentare l’esito del voto è stato il presidente dell’Assemblea, Gaetano Galvagno, nella foto d’apertura, che ha espresso un giudizio netto sull’attuale configurazione del disegno di legge: “Di questo ddl è rimasto ciò che ha deciso l’aula, con voto segreto e con voto palese: macerie”.

Un’affermazione che fotografa il clima politico attorno al provvedimento e le profonde divisioni emerse durante la discussione.

Resta la norma sulla rappresentanza di genere

Nei giorni scorsi, tuttavia, l’aula aveva approvato una delle disposizioni più rilevanti del testo: la norma che equipara la Sicilia al resto d’Italia sulla quota del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte comunali.

Si tratta dell’unico punto di maggiore rilievo rimasto intatto, mentre le altre misure simbolo del ddl Enti locali sono state cancellate dal voto dell’Assemblea.

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