« Torna indietro

Askatasuna annuncia nuove mobilitazioni: appuntamenti a Livorno e corteo a Roma il 28 marzo

Pubblicato il 9 Febbraio 2026

Dopo la manifestazione nazionale del 31 gennaio a Torino, segnata da momenti di tensione, (nella foto d’apertura, l’episodio più grave) i militanti del centro sociale Askatasuna tornano a farsi sentire e rilanciano il percorso di mobilitazione con una due giorni di iniziative a Livorno il 21 e 22 febbraio e una nuova manifestazione a Roma prevista per il 28 marzo.

La continuità con il 31 gennaio e l’opposizione al governo

Secondo i militanti, quanto accaduto a Torino rappresenta un passaggio fondamentale per costruire un’opposizione sociale ampia e popolare. L’obiettivo dichiarato è quello di portare avanti, anche nei prossimi appuntamenti, la contestazione al governo e alle guerre, coinvolgendo realtà impegnate su temi come casa, lavoro, welfare, diritti, formazione e difesa dei territori.

Le iniziative di Livorno, spiegano, si inseriscono in questo solco e vogliono rafforzare un confronto collettivo basato sulle modalità di mobilitazione già sperimentate, come il principio del “blocchiamo tutto”, considerato utile anche in vista del corteo nazionale di Roma.

Askatasuna oltre l’edificio: identità e metodo

I militanti respingono l’immagine di Askatasuna come “nemico pubblico”, sostenendo che una certa narrazione abbia oscurato il senso profondo dell’esperienza. Askatasuna, affermano, non è un edificio, ma una proposta politica e sociale, un metodo e un’attitudine fatta di persone che scelgono di attivarsi nella società per produrre cambiamento.

Questa impostazione, ribadiscono, resta centrale indipendentemente dalle polemiche e dalle etichette, perché fondata sulla partecipazione diretta e sull’azione collettiva.

Un luogo di socialità e politica dal basso

Il centro sociale viene descritto come uno spazio di aggregazione aperto, attraversato da persone diverse, anche senza una specifica appartenenza politica. Askatasuna, sottolineano, non rappresenta nessuno nelle istituzioni, proprio perché la scelta è quella di praticare una politica dal basso, costruita insieme alle persone e non delegata.

L’idea di cambiamento, spiegano, nasce dal confronto collettivo e dalla condivisione, non da ruoli istituzionali o rappresentativi.

Il futuro dello stabile e il rifiuto di modelli pubblico-privati

Guardando avanti, i militanti indicano come priorità restituire lo stabile alle realtà di base che lo hanno sempre vissuto e animato. Non esistono soluzioni preconfezionate, ma viene esclusa con decisione l’ipotesi di affidarlo a logiche di terzo settore o a modelli pubblico-privati, ritenuti incompatibili con il progetto originario.

La richiesta finale è chiara: lo stabile deve restare a disposizione dei cittadini, con spazi gratuiti e a libero accesso, per continuare a essere un punto di riferimento della collettività costruita dal basso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *