Pubblicato il 31 Ottobre 2025
Il fatto
Un episodio shock si è verificato nel carcere romano di Rebibbia, dove una detenuta di 37 anni avrebbe avuto un rapporto sessuale con il marito durante un colloquio, alla presenza del figlio minorenne.
Secondo la ricostruzione, la polizia penitenziaria ha assistito alla scena tramite le telecamere di sorveglianza: l’uomo si sarebbe abbassato i pantaloni, mentre la donna, con i vestiti sollevati, si sarebbe seduta sopra di lui, nonostante la presenza del bambino.
L’intervento della polizia e l’apertura del processo
L’atto è stato interrotto dagli agenti, che sono entrati immediatamente nella sala colloqui per fermare la coppia.
L’episodio risale a settembre dello scorso anno, ma la vicenda è tornata d’attualità poiché la donna è stata rinviata a giudizio per atti osceni in luogo pubblico, con l’aggravante della presenza di un minore.
Il 30 ottobre, la 37enne è comparsa davanti al giudice monocratico del tribunale di piazzale Clodio, alla presenza del pubblico ministero Gianluca Mazzei, per l’avvio del processo.
Le nuove regole sui colloqui intimi in carcere
Nel frattempo, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha emanato nuove linee guida per i colloqui affettivi, in linea con le disposizioni della Corte Costituzionale che entreranno in vigore da aprile 2025.
Queste norme prevedono la possibilità di incontri intimi tra detenuti e coniugi o conviventi, da svolgersi in stanze dedicate, non completamente chiuse a chiave, e con sorveglianza esterna da parte della polizia penitenziaria.
I colloqui potranno durare fino a un massimo di due ore e saranno regolamentati per garantire il diritto all’affettività senza compromettere la sicurezza dell’istituto.
Un episodio che riaccende il dibattito
Il caso di Rebibbia riporta al centro dell’attenzione il delicato equilibrio tra diritti affettivi e regole di sicurezza nelle carceri italiane.
L’introduzione delle stanze dell’amore, pensate per tutelare la dignità dei detenuti, apre un confronto su come evitare nuovi episodi inappropriati come quello avvenuto davanti a un minore, e su come armonizzare il rispetto delle norme con le esigenze umane di chi vive la detenzione.

