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Autovelox nel caos: solo mille omologati su oltre 11mila, rischio boom di ricorsi

Pubblicato il 2 Febbraio 2026

Censimento del Mit: numeri che fanno discutere

In Italia la situazione degli autovelox è tutt’altro che lineare. Su oltre 11mila dispositivi installati lungo la rete stradale nazionale, appena mille risultano omologati secondo i requisiti previsti dalla normativa. Tradotto: 9 apparecchi su 10 potrebbero non essere pienamente conformi.

Un dato che apre scenari delicati, soprattutto alla luce della sentenza della Corte di Cassazione dell’aprile 2024, che ha stabilito un principio chiaro: le multe elevate tramite autovelox non omologati sono nulle. Il rischio concreto è quello di una raffica di ricorsi da parte degli automobilisti sanzionati per eccesso di velocità.

Per fare chiarezza, dallo scorso autunno il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avviato un censimento nazionale, chiedendo a enti locali e amministrazioni di caricare su una piattaforma dedicata tutti i dati relativi agli apparecchi in uso. Dovevano essere indicati marca, modello, matricola, tipologia e riferimenti del decreto di approvazione o estensione.

Il mancato inserimento dei dati equivaleva, di fatto, allo spegnimento dell’autovelox, sia fisso che mobile.

Il bilancio diffuso dal Mit è significativo: solo 3.800 dispositivi risultano registrati sulla piattaforma, e di questi circa mille rispettano automaticamente i requisiti di omologazione previsti dal nuovo decreto in fase di adozione. Le comunicazioni coprono appena un terzo degli apparecchi effettivamente presenti sul territorio.

Il testo del decreto è stato trasmesso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la notifica alla Commissione europea, come previsto dalla procedura Tris della direttiva UE 2015/1535. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un sistema più “trasparente e verificabile”.

Il ministro Matteo Salvini ha ribadito che l’intenzione è quella di garantire che gli autovelox siano utilizzati per prevenire incidenti e non per fare cassa.

Approvazione non è omologazione: la differenza decisiva

All’origine del caos c’è la pronuncia della Cassazione che ha chiarito un punto spesso frainteso: approvazione e omologazione non sono la stessa cosa.

L’omologazione certifica che un dispositivo rispetti tutti i requisiti tecnici imposti dalla normativa e ne consente la produzione in serie. L’approvazione, invece, rappresenta solo l’autorizzazione del prototipo secondo determinati standard.

La conseguenza è rilevante: se l’autovelox è solo approvato ma non omologato, la multa può essere annullata. Una distinzione che potrebbe avere effetti dirompenti sui verbali già emessi.

Associazioni dei consumatori: “Rischio valanga di ricorsi”

Le associazioni dei consumatori parlano apertamente di possibile ondata di impugnazioni.

Secondo Assoutenti, i dati diffusi dal ministero delineano un quadro preoccupante: a fronte di migliaia di dispositivi attivi, meno di mille risultano effettivamente autorizzati dallo Stato. Una situazione che potrebbe generare contenziosi su larga scala, con ripercussioni sia per i cittadini sia per le amministrazioni locali.

L’associazione chiede l’apertura urgente di un tavolo istituzionale per evitare che il tema resti in una “zona grigia normativa” che danneggia consumatori e istituzioni.

C’è anche un ulteriore timore: se passa il messaggio che molte sanzioni possono essere annullate, l’effetto deterrente degli autovelox rischia di indebolirsi, con possibili conseguenze negative sulla sicurezza stradale.

Sulla stessa linea il Codacons, che evidenzia come il caos normativo possa penalizzare non solo gli automobilisti multati con strumenti non a norma, ma anche i Comuni, costretti a sostenere spese legali per difendersi nei ricorsi.

I Comuni che non hanno trasmesso i dati richiesti non possono utilizzare gli autovelox, mentre quelli che impiegano dispositivi non omologati rischiano di vedersi annullare le sanzioni dopo l’impugnazione dei verbali.

Cosa fare se si riceve una multa

In caso di contravvenzione per eccesso di velocità, il primo passo è verificare se nel verbale sia indicata l’omologazione del dispositivo oppure soltanto l’approvazione. Tutti i dati dell’apparecchio sono riportati nel documento, e spesso è sufficiente una ricerca online per controllare la situazione.

Se le informazioni non sono chiare, è possibile presentare un’istanza di accesso agli atti all’organo che ha emesso la multa, il quale deve rispondere entro 30 giorni. Si può anche chiedere al Comune di visionare il certificato tecnico dell’autovelox.

Una volta accertata l’eventuale mancanza di omologazione, il ricorso può essere presentato entro 60 giorni al Prefetto oppure entro 30 giorni al Giudice di Pace, richiamando le recenti sentenze della Cassazione. Se la non conformità viene confermata, la sanzione è nulla.

Va però ricordato che non tutti i tribunali hanno deciso in modo uniforme e che il pagamento della multa equivale all’accettazione della sanzione, rendendo impossibile qualsiasi ricorso successivo.

Il nodo autovelox resta dunque aperto, in attesa del decreto che dovrebbe mettere ordine definitivo in una materia diventata sempre più controversa.

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