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sequestro guardia di finanza avigliana

Avellino, maxi frode sull’ecobonus: scoperti crediti falsi per oltre 1,6 miliardi

Pubblicato il 26 Novembre 2025

Un sistema costruito su lavori mai eseguiti

Un’operazione senza precedenti della Guardia di Finanza di Avellino ha smascherato una frode colossale sui bonus edilizi, con interventi di efficientamento energetico inventati di sana pianta, persino su immobili mai esistiti.
Il meccanismo fraudolento ha permesso di dichiarare spese per 2,7 miliardi di euro e di generare crediti edilizi falsi per oltre 1,6 miliardi.

L’inchiesta ha portato all’esecuzione di 14 misure cautelari con accuse che includono associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio e autor riciclaggio.
Quattro persone sono finite in carcere, sette ai domiciliari e per altri tre sono stati disposti obblighi di firma, vincoli di dimora e il divieto di esercitare la professione di commercialista per un anno.

Come funzionava la truffa

Secondo gli investigatori, il gruppo criminale presentava all’Agenzia delle Entrate comunicazioni relative a lavori mai realizzati o riferiti a case inesistenti al catasto.
Attraverso l’uso di prestanome e società create ad hoc, venivano indirizzati sui conti correnti collegati al gruppo i fondi ottenuti illecitamente.

Il procuratore aggiunto Domenico Airoma ha spiegato che si trattava di un “complesso disegno criminoso”, costruito grazie anche alla complicità di professionisti del settore, capace di generare:

  • 2,7 miliardi di euro di spese fittizie dichiarate
  • 1,65 miliardi di crediti d’imposta falsi
  • 90 milioni di crediti ceduti a terzi
  • oltre 17,5 milioni compensati da imprese e privati che li hanno utilizzati per diminuire i propri debiti fiscali

Il denaro trasferito anche all’estero

Per bloccare la truffa, già il 22 marzo 2023 era stato disposto un primo sequestro preventivo d’urgenza, convalidato successivamente dal giudice.
Le analisi dei dispositivi informatici sequestrati hanno permesso di ricostruire con precisione il modus operandi della rete criminale, portando alla scoperta di ulteriori responsabilità e a un secondo decreto di sequestro, emesso il 23 settembre scorso.

Quest’ultimo provvedimento ha permesso di congelare 13,7 milioni di euro, somme che erano state trasferite su conti correnti sia italiani che esteri, con l’obiettivo di renderne più difficile la tracciabilità.

Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori complici e recuperare tutto il denaro indebitamente sottratto allo Stato.

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