Pubblicato il 26 Gennaio 2026
L’Unione Europea sembra pronta a intervenire contro Grok, il sistema di intelligenza artificiale integrato in X, accusato di aver reso possibile la creazione e la diffusione di immagini sessualmente esplicite, anche di donne reali e minori, senza consenso.
Lo strumento giuridico scelto da Bruxelles è il Digital Services Act (DSA), il regolamento entrato in vigore dopo l’approvazione del 2022, pensato per rendere più sicuro l’ambiente digitale e responsabilizzare le grandi piattaforme online.
La Commissione europea apre un’indagine formale su X
Oggi, 26 gennaio, la Commissione europea ha annunciato l’apertura di un’indagine nei confronti di X per una possibile violazione del Digital Services Act, sostenendo che la piattaforma non avrebbe gestito in modo adeguato i “rischi sistemici” legati all’integrazione di Grok.
Dalla fine di dicembre, il social network è stato attraversato da una massiccia circolazione di immagini pornografiche generate dall’IA, comprese rappresentazioni che potrebbero configurarsi come materiale di abuso sessuale su minori. La situazione ha provocato reazioni da parte di vittime, associazioni e autorità di regolamentazione in diversi Paesi.
Secondo l’esecutivo europeo, questi rischi si sarebbero già concretizzati, con un’esposizione diretta dei cittadini dell’UE a contenuti illegali e potenzialmente gravemente dannosi.
X era già nel mirino di Bruxelles prima del caso Grok
L’indagine su Grok si inserisce in un quadro più ampio di procedimenti già avviati contro X per il rispetto delle norme europee sui servizi digitali.
Già il 18 dicembre 2023, la Commissione aveva aperto un fascicolo sul funzionamento dei meccanismi di segnalazione dei contenuti, sulle misure contro l’illegalità e sui rischi legati agli algoritmi di raccomandazione.
In un altro procedimento parallelo, Bruxelles aveva inoltre contestato a X l’uso fuorviante delle spunte blu, la scarsa trasparenza delle inserzioni pubblicitarie e l’accesso limitato ai dati per i ricercatori, arrivando, il 5 dicembre 2025, a una decisione di non conformità con una multa da 120 milioni di euro.
Esteso il procedimento sui rischi sistemici e sugli algoritmi
Con il nuovo sviluppo, la Commissione ha deciso di estendere formalmente l’indagine avviata nel 2023 per verificare se X abbia correttamente individuato e ridotto tutti i rischi sistemici legati ai propri sistemi di raccomandazione.
Sotto esame finisce anche il recente passaggio a un modello di suggerimento dei contenuti basato su Grok, che potrebbe aver amplificato la diffusione di immagini illegali o manipolate.
Se verranno accertate carenze nei sistemi di prevenzione, si tratterebbe di violazioni dirette del Digital Services Act.
Possibili ordini di modifica e misure provvisorie
La Commissione non ha indicato tempi precisi per la conclusione dell’indagine, ma ha chiarito di avere il potere di imporre modifiche operative alla piattaforma anche mentre l’istruttoria è in corso, qualora non vengano adottate correzioni significative.
Nel frattempo, Bruxelles potrà:
richiedere documenti e informazioni, condurre interviste, effettuare ispezioni e adottare misure temporanee se riterrà insufficienti gli interventi della società.
Al termine della procedura, l’UE potrà emettere una nuova decisione di non conformità oppure accettare eventuali impegni correttivi proposti da X. Con l’avvio dell’istruttoria, le autorità nazionali degli Stati membri non sono più competenti sulla vigilanza del caso, che passa interamente in mano alla Commissione.
Rischio tensioni tra Unione Europea e Stati Uniti
L’inchiesta rischia di inasprire ulteriormente i rapporti tra Bruxelles e Washington, già tesi sul tema della regolamentazione dei contenuti online e dell’intelligenza artificiale.
Elon Musk e diversi esponenti vicini all’amministrazione Trump hanno più volte attaccato le norme europee, accusandole di limitare la libertà di espressione e penalizzare le aziende statunitensi. In passato, lo stesso Musk ha rivolto critiche molto dure all’Unione Europea, arrivando a sostenere che l’UE non dovrebbe nemmeno esistere.
Il caso Grok, quindi, non è solo una questione tecnologica, ma si inserisce in un confronto politico e normativo sempre più acceso tra le due sponde dell’Atlantico.

