Pubblicato il 6 Marzo 2026
Prezzi in aumento nei distributori italiani
I prezzi dei carburanti continuano a salire e benzina e diesel si avvicinano sempre più alla soglia dei due euro al litro, alimentando le preoccupazioni di automobilisti e gestori degli impianti di rifornimento. L’andamento dei prezzi è legato anche alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che stanno influenzando i mercati energetici internazionali.
La benzina ha raggiunto i livelli più alti dal 2 luglio 2025, mentre il diesel tocca il massimo dal 29 ottobre 2023. Secondo le rilevazioni effettuate su circa 20mila distributori della rete nazionale, queste sono le medie dei prezzi comunicati all’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy:
- Benzina self service: 1,744 euro al litro
- Diesel self service: 1,867 euro al litro
- Benzina servito: 1,879 euro al litro
- Diesel servito: 1,996 euro al litro
- Gpl servito: 0,697 euro al litro
- Metano servito: 1,445 euro al chilogrammo
- Gnl: 1,229 euro al chilogrammo
Le differenze si notano anche tra compagnie petrolifere e pompe bianche, con prezzi leggermente più bassi per queste ultime.
Carburanti più cari anche in autostrada
La situazione è ancora più onerosa nelle aree di servizio autostradali, dove i prezzi risultano mediamente più elevati:
- Benzina self service: 1,836 euro al litro (2,092 al servito)
- Gasolio self service: 1,949 euro al litro (2,206 al servito)
- Gpl: 0,833 euro al litro
- Metano: 1,494 euro al chilogrammo
- Gnl: 1,291 euro al chilogrammo
Se si considera l’intera rete nazionale, dall’inizio della crisi il gasolio è aumentato di oltre 10 centesimi al litro, mentre la benzina ha registrato un rialzo superiore ai 7 centesimi.
Le associazioni dei consumatori evidenziano inoltre che molti distributori stanno ancora vendendo carburante acquistato mesi fa, quando i prezzi all’ingrosso erano molto più bassi.
Le tensioni sui mercati energetici
L’andamento dei carburanti è strettamente collegato alle dinamiche dei mercati energetici globali. In questi giorni il petrolio Brent si è avvicinato agli 85 dollari al barile, mentre il Wti ha sfiorato quota 79,9 dollari.
Il West Texas Intermediate, spesso indicato come “Texas light sweet”, è un tipo di greggio leggero con basso contenuto di zolfo, estratto negli Stati Uniti e utilizzato come riferimento per il mercato petrolifero americano.
Anche il gas naturale è in crescita: al mercato Ttf di Amsterdam il prezzo ha superato i 50 euro al megawattora. Secondo alcune simulazioni, questi rincari potrebbero tradursi in un aumento medio di circa 369 euro l’anno per famiglia tra bollette di luce e gas.
Le possibili mosse del governo
L’aumento dei costi energetici rappresenta un problema sia per le famiglie sia per le imprese, con il rischio di effetti a catena su bollette, trasporti e prezzi dei prodotti alimentari.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che l’obiettivo del governo è evitare fenomeni speculativi lungo tutta la filiera dell’energia. In queste ore l’esecutivo ha avviato confronti con le autorità competenti per monitorare l’andamento dei prezzi.
È stata inoltre attivata una task force per controllare il mercato del gas, mentre il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato la Commissione di allerta prezzi, coinvolgendo anche la Guardia di Finanza e le associazioni dei consumatori. Un dossier sui carburanti è già stato trasmesso alle Fiamme Gialle per eventuali verifiche.
Tra le ipotesi allo studio c’è anche un possibile intervento sugli extra-profitti delle aziende energetiche, qualora emergessero fenomeni di speculazione.
Il monitoraggio di Arera e Antitrust
Anche Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ha annunciato l’attivazione di un’unità di vigilanza energetica. Questo presidio ha il compito di monitorare in tempo reale i prezzi all’ingrosso e al dettaglio di gas ed elettricità, fornendo analisi utili al governo e alle istituzioni.
Parallelamente l’Antitrust sta valutando diversi esposti ricevuti negli ultimi giorni, per verificare se possano esserci comportamenti coordinati tra operatori del settore finalizzati a mantenere artificialmente elevati i prezzi.
L’ipotesi delle accise mobili
Tra le proposte avanzate da associazioni dei consumatori e osservatori del settore c’è anche la riattivazione del meccanismo delle accise mobili.
Si tratta di uno strumento fiscale automatico che consente di ridurre le accise sui carburanti quando il prezzo del petrolio aumenta, utilizzando l’extra gettito Iva incassato dallo Stato proprio a causa dei rincari.
Secondo il Codacons, il governo potrebbe ricorrere a questo meccanismo previsto dalla normativa del 2023 per limitare almeno in parte l’impatto dei rincari su benzina e gasolio, mantenendo più stabili i prezzi alla pompa.

