Pubblicato il 24 Settembre 2025
La denuncia di Curcio
“Il nostro sistema penitenziario è indifeso di fronte all’ingresso e all’uso illecito dei cellulari”. Con queste parole il procuratore di Catania, Francesco Curcio, ha lanciato un duro monito durante la conferenza stampa sull’operazione che ha portato all’arresto di quattordici membri del clan mafioso Scalisi di Adrano.
Secondo Curcio, la soluzione passa dalla schermatura delle strutture carcerarie, per impedire che i detenuti possano utilizzare i telefonini. “Se il carcere fosse schermato, il cellulare non servirebbe più. La pena deve rieducare, ma come rieduchiamo chi continua a delinquere dietro le sbarre?”, ha dichiarato.
Il rischio per le indagini
Il procuratore ha sottolineato come la disponibilità dei cellulari in carcere renda vani anni di indagini e processi costati milioni di euro: “Si lavora duramente, magistrati e forze dell’ordine si impegnano senza sosta, ma chi viene condannato riesce a continuare a fare quello che faceva prima”.
Il piano di vendetta del clan Scalisi
Curcio ha inoltre raccontato i dettagli del piano di vendetta organizzato dal boss Pietro Lucifora, che voleva colpire chi aveva ucciso suo figlio diciassettenne durante una rissa nel Siracusano. Il progetto prevedeva persino l’acquisto di false divise da carabinieri per avvicinarsi alle vittime designate.
Grazie al lavoro investigativo, è stato possibile bloccare in tempo l’esecuzione di uno o più omicidi, che sarebbero avvenuti proprio in questi giorni. “Il monitoraggio costante delle organizzazioni criminali – ha concluso Curcio – consente di intercettare i piani criminali già nella fase di progettazione, evitando così ulteriori tragedie”.

